Le conserve della neve, racconto di Martino A. Rizzo

Corigliano Rossano – Per secoli, nella montagna di Rossano, ci sono state le Conserve della neve che altro non erano che delle neviere dove la neve si trasformava in ghiaccio.
Nella sua storia di Rossano del 1838, Luca de Rosis, descrivendo il territorio della Città, racconta che “salendo da S. Opoli, pria di giungere in Arcodero termine del territorio, si trova altra contrada detta Cozzo Pizzuto, e quindi quella del Pisco, ove sono le conserve della neve, che non solo la città di Rossano e molte altre della provincia provvede, ma viene spedita nelle Puglie per le vie di Taranto e di Gallipoli”.

L’uso della neve e del ghiaccio era indispensabile per conservare i cibi non soltanto nelle residenze signorili, ville di campagna o palazzi di città, nelle comunità religiose ed enti assistenziali, ma anche nelle strutture pubbliche come macelli e ospedali, o negli esercizi commerciali, botteghe, alberghi e ristoranti. Con il passare del tempo il suo utilizzo quotidiano si era allargato entrando nelle abitudini anche delle famiglie meno altolocate. Tutto ciò fino a quando non sono intervenute le tecnologie per produrre in altro modo il ghiaccio e il freddo per la conservazione degli alimenti e per gli altri utilizzi.

Così, intorno alla neve trasformata in ghiaccio, era fiorito un ricco mercato. Vincenzo Antonio Greco in una sua ricerca su “Il commercio della neve fra la Murgia e Taranto nel corso della piccola era glaciale (secc. XVII-XVIII)”, racconta che l’approvvigionamento della neve alle città ioniche pugliesi – come affermato dal de Rosis – era garantita dalla Calabria via mare, utilizzando grandi barche che caricavano la merce negli scali di Rossano e di Corigliano. Il trasporto per mare era più economico rispetto a quello via terra, ma presentava i rischi propri delle insidie marine. Infatti nel maggio 1770 Ignazio Vernaglione, un piccolo armatore tarantino, partito dal porto di Corigliano con un carico di neve, appena preso il largo, dovette buttare in mare buona parte della neve che era a bordo per fronteggiare la tempesta che aveva rotto il timone della sua imbarcazione “Madonna di Costantinopoli e Anime del Purgatorio”.

A Rossano, il commercio della neve dei territori comunali in montagna avveniva sotto l’egida del Comune, proprietario anche delle Conserve. Invece la neve della Sila rientrava nel demanio reale gestito dal magnifico “Conduttore della Bagliva e delle Neviere della regia Sila” che introitava i proventi del commercio del prezioso prodotto naturale dei mesi invernali e che nel XVIII secolo entrò in causa col principe di Cariati e altri baroni per lo sfruttamento della neve silana.

La neve veniva conservata in appositi pozzi scavati o in edifici costruiti ad hoc, come nel caso di Rossano. Le Conserve rossanesi, viste dall’interno, ancora oggi sembrano un igloo a forma di cupola, mentre dall’esterno hanno la forma di un parallelepipedo. La neve raccolta, sotto l’effetto della pressione, diventava ghiaccio. Per il trasporto il ghiaccio veniva tagliato in blocchi e avvolto in balle di paglia e canapa per evitare che si sciogliesse durante il viaggio notturno. Il trasporto sui sentieri di montagna avveniva con i muli fino a raggiungere le strade carrabili dove veniva caricato sui carri. A Rossano è rimasto l’antico detto “non ce ne porti neve a Paludi” rivolta agli scansafatiche in quanto i mulattieri che dovevano portare la neve a Paludi, scendendo dalla montagna, si fermavano a fare bisboccia nelle osterie di Rossano e durante questa sosta la neve si scioglieva.

Non lontano dalle Conserve c’era la “Casetta della neve” che forse serviva per ospitare le persone che lavoravano sul posto. Se ne ha traccia anche in una delibera della Giunta Comunale di Rossano del 30 dicembre 1896 con la quale furono deliberati 20,00 lire per “riparazioni alla casetta della neve, presso le conserve, di proprietà del Comune”.

Delle Conserve si parla anche nei “Diari di Ignazio Pisani” che racconta che l’11 luglio 1894 “i soci del Casino dell’Unione in n. di 25, fra i quali il Capitano Campini ed il Tenente Terzi dell’83° fanteria qui distaccata, ed il giudice Viggiane del nostro Tribunale ed il pretore Capalbo, facciamo una gita alle Conserve, a cavallo. La colazione viene consumata ai Scifi di Scangiamonete sotto i pini”. Ugualmente il Pisani tiene nota delle nevicate cadute nella zona delle Conserve.

Che cosa è rimasto oggi delle antiche Conserve comunali della neve? Solo ruderi, resti di archeologia industriale, per fortuna poco conosciuti e quindi con la possibilità, proprio in quanto poco conosciuti e difficili da ritrovare, che le rovine in completo stato di abbandono si conservino più a lungo a testimonianza di un’antica attività presente nella nostra bellissima montagna.

Martino A. Rizzo

I racconti di Martino A. Rizzo. Ogni mercoledì su I&C

Martino Antonio Rizzo, rossanese, vive da una vita a

Firenze. Per passione si occupa di ricerca storica

sul Risorgimento in Calabria. Nel 2012 ha pubblicato

il romanzo Le tentazioni della

politica e nel 2016 il saggio Il Brigante Palma e i misteri

del sequestro de Rosis. Nel 2017 ha fondato il sito

anticabibliotecacoriglianorossano.it. Nel 2019 ha curato la pubblicazione

dei volumetti Passo dopo passo nella Cattedrale di Rossano,

Passo dopo passo nella Chiesa di San Nilo a Rossano,

Le miniature del Codice Purpureo di Rossano.

Da fotografo dilettante cerca di cogliere

con gli scatti le mille sfaccettature del paese natio

e le sue foto sono state pubblicate nel volume di poesie

su Rossano Se chiudo gli occhi.

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