L’antica chiesa rossanese di San Bernardino, racconto di Martino A. Rizzo



L’altare centrale

La chiesa di San Bernardino a Rossano ormai è quasi sempre chiusa. Perciò è opportuno farne una descrizione al fine di tenerne sempre vivo il ricordo. La chiesa fu edificata nel Medio Evo per volere dei minori Osservanti e faceva parte dell’omonimo convento che successivamente passò ai Riformati che lo gestirono fino alla soppressione francese del 1809. Al ritorno dei Borboni, nel 1816, la chiesa fu restituita al culto.

Il portale d’ingresso, in pietra di tufo, di stile gotico fu realizzato nel XV secolo da maestranze locali e sul portone in legno dell’ingresso si legge la scritta “T. de S. 1774”, riconducibile al maestro artigiano Tommaso de Simone attivo nella diocesi rossanese.

Entrando nella chiesa, si resta impressionati dalla sua elegante austerità. Infatti a un occhio distratto potrebbe sembrare spoglia, con la copertura a capriata e le pareti prive di dipinti. Invece si resta subito colpiti dall’imponenza dell’altare principale che è stato realizzato mettendo insieme capolavori marmorei, un crocifisso ligneo di notevole fattura, dipinti e decorazioni. Ma prima di arrivare all’altare principale, sulla sinistra, si aprono le arcate di quattro cappelle e sulla destra, in delle nicchie non vistose, hanno trovato spazio in modo discreto quattro statue.

Nella prima cappella, è presente il fonte battesimale. Qui colpisce innanzitutto un dipinto di autore ignoto realizzato in Calabria nel ’700 che raffigura Gesù inginocchiato che prega con sullo sfondo una foresta, mentre riceve il battesimo da Giovanni Battista che sta in piedi, con lo sguardo serafico rivolto al cielo, dove s’intravede una luce in lontananza con la colomba. Il battesimo di Cristo è stato immortalato in tantissimi dipinti, anche di pittori famosi come Tintoretto, Perugino, Paolo Veronese, Mantegna. Questo però ha alcune particolarità che lo differenziano dagli altri. San Giovanni sta alla destra di Gesù, mentre spessissimo è immortalato alla sua sinistra. Inoltre Cristo è in ginocchio e non in piedi come invece si vede di solito. L’espressione celestiale di San Giovanni rappresenta infine un’altra peculiarità di questo quadro. E la campagna, dai toni tenui e sfumati, dà al quadro, insieme ai volti serafici di San Giovanni e di Gesù, una nota di pace e serenità. Nel dipinto, in basso a sinistra, con la data 1839 c’è lo stemma della nobile famiglia Romano, che abitava nei pressi del convento, e il nome di Nicola Camacci. L’ing. Camacci è lo stesso che era stato chiamato a Rossano per progettare la torre dell’orologio dopo il terremoto del 1836, ma aveva avuto problemi nei lavori e così gli avevano revocato l’incarico.

Il Battesimo di Gesù

Al lato del dipinto è collocata la statua di San Giovanni Battista, di scuola leccese, in cartapesta dipinta e il fonte battesimale del XX secolo. Sulla parete destra della cappella c’è un olio su tela del XIX secolo, di fattura calabrese, che rappresenta la Madonna con Bambino e i Santi Antonio e Vincenzo Ferreri.

Nella seconda cappella, suscita immediata ammirazione l’inginocchiatoio in noce con l’immagine di San Bernardino. Tutto intagliato, fu realizzato tra il 1640 e il 1660 da Francesco Maria di Guido, autore anche del pulpito ambone e del mobile della sacrestia. Tra l’altro Francesco Maria di Guido ha lasciato in provincia di Cosenza tanti altri lavori realizzati con la stessa tecnica. Alla parete c’è il dipinto del martirio di Santa Caterina d’Alessandria uccisa ad Alessandria d’Egitto perché non sottostette ai voleri dell’imperatore e non rinnegò la propria fede. Nella storia dell’arte Santa Caterina è stata raffigurata molte volte e anche da grandi pittori, tra i quali Caravaggio e Raffaello. Pochissimi però sono i dipinti che la rappresentano durante il martirio e questo è uno dei pochi. Qui la Santa, in ginocchio, vestita di ricchi e fastosi abiti, si offre al suo carnefice, mentre in alto un gruppo di angioletti portano i simboli del martirio. Il dipinto è del 1840 e l’autore è il pittore calabrese Raffaele Aloisio.

Il sacrificio di Santa Caterina

La cappella che segue in origine era dedicata a San Pasquale Baylon, francescano spagnolo. Poi divenne la cappella della nobile famiglia Malena e successivamente della famiglia Martucci, che succedette alla prima nel titolo nobiliare di marchese di Carfizzi. In questa cappella dove ci sono lapidi dei Malena e dei Martucci, risulta imponente il monumento sepolcrale del nobile napoletano Oliviero de Somma. La scultura, che rappresenta un guerriero che sembra dormire, fu realizzata nel 1536 in marmo scolpito e inciso da maestranze napoletane. Oliviero de Somma era un importante rappresentante sul territorio rossanese della principessa di Rossano, la regina Bona Sforza. Scipione di Somma, suo parente, a Bari era intendente generale della stessa principessa. Oliviero de Somma in Calabria si era sposato con la nobile cosentina Giovanna Longo. Secondo lo storico Alfredo Gradilone il monumento funebre fu voluto dal rossanese Girolamo dei nobili Tagliaferri che a Bari, dove si era recato in qualità di rappresentante della città di Rossano, aveva avuto rapporti con Scipione di Somma. Gli stemmi del sarcofago sono delle famiglie di Somma, quello a sinistra, e Longo di Cosenza a destra. Sopra il monumento funerario è collocato un dipinto di Madonna col Bambino con i Santi Giuseppe e Francesco del XIX secolo.

Il mausoleo

Proseguendo, sulla stessa parete è collocato un dipinto della Madonna del Rosario con ai lati San Domenico e Santa Caterina da Siena. Ambedue domenicani, indossano l’abito bianco, segno di purezza e castità, e la cappa nera, segno di rinuncia e di penitenza. Santa Caterina porta anche la corona di spine. Il dipinto è del XIX secolo, di bottega meridionale.

In fondo, poi, risplende l’altare della Madonna del Soccorso. Questo armadio-reliquario del XVII secolo, in legno intagliato e dorato, con il pannello rosso centrale, suscita stupore per la sua bellezza. Realizzato da maestranze meridionali, è dedicato alla Madonna del Soccorso e nello stemma in alto riporta la data del 1647. In origine era collocato nella sacrestia della Cattedrale e lo stemma che lo domina richiama per alcuni simboli quello della famiglia Sanseverino. Lucio Sanseverino è stato arcivescovo di Rossano dal 1592 al 1612. L’armadio-reliquario successivamente venne collocato nel Museo Diocesano con il quadro “Ecce Homo” e dal 2016 a San Bernardino.

Passando all’altare principale sarebbe ingiusto parlare della magnificenza di questo altare senza soffermarsi su ogni piccolo particolare che lo compone. Infatti si è di fronte a una grande opera d’arte costituita da tante piccole e grandi opere d’arte messe insieme. Realizzato dal frate Giovanni Antonio da Sersale, l’altare è del 1796 ed è stato eseguito con marmi misti, scolpiti, intarsiati e policromi. L’opera nel suo insieme è di pretto gusto settecentesco. In tutti e due gli angoli una corona in marmo bianco sovrasta lo stemma della famiglia Abenante, diviso in quatto campi nei quali si alternano un leone e un’aquila. Sotto lo stemma, a carattere maiuscolo, ben in evidenza, è riportata la dicitura “ABENANTE”. Nel paliotto centrale, sempre in marmo scolpito e policromo intarsiato, è raffigurato in bassorilievo San Bernardino da Siena. La porta del tabernacolo, custodita da due angeli in marmo, invece è in argento sbalzato, bulinato, inciso e dorato. Sopra l’altare è possibile ammirare uno splendido crocifisso ligneo scolpito a tutto tondo e dipinto, opera del 1639 del frate siciliano Umile da Pietralia, autore di crocifissi e sculture lignee di impressionante impatto visivo. Umile da Pietralia, al secolo Giovanni Francesco Pintorno, siciliano, operò principalmente in Sicilia e in Calabria. Sono presenti altri suoi lavori nel convento francescano di Bisignano e nella chiesa del convento francescano di Cutro. Nella sua realizzazione rossanese, è evidente la resa anatomica e l’espressione dolente con la testa chinata di Cristo, che dà alla figura un forte realismo. Dietro il crocifisso c’è un dipinto, olio su tela, del sec. XVII, realizzato in ambito meridionale, con Maria Maddalena e San Giovanni che hanno i volti protesi verso l’alto per contemplare la croce col Cristo morto. Ai lati, nei bordi della nicchia dove sono collocati il crocifisso e il dipinto, sono posizionati due pannelli decorati, olio su tela del XX secolo, che riportano oggetti utilizzati durante la crocifissione (scala, martello, tenaglia, frusta, spada, ecc.) e che comunque richiamano momenti della passione (il gallo, il sudario, ecc.). L’altare, verso l’esterno, è completato e rifinito con stucco marmorizzato e modellato, sia policromo che dorato, mentre in cima ha un dipinto di San Bernardino, olio su tela del 1726, che guarda in alto con occhi imploranti il perdono per non aver accettato la mitra e il pastorale da vescovo, relegati in un angolo. Infatti il Santo per ben tre volte si rifiutò di fare il vescovo di Siena.

A sinistra, guardando l’altare, c’è un pulpito-ambone realizzato sempre da Francesco Maria di Guido. L’opera intagliata e intarsiata è costruita in noce con al centro la figura di San Bernardino che regge nella mano sinistra un libro e nell’altra un ostensorio, mentre gli altri intarsi sono a carattere floreale. Sulla parete a fianco dell’ambone è posizionato un dipinto del XVIII secolo dell’Immacolata tra i Santi Cristoforo e Francesco attribuito a Genesio Galtieri.

A destra dell’altare, nella parete, ci sono le nicchie con le statue dell’Immacolata, di Santa Lucia e di Santa Rita, tutte di epoche recenti, mentre quella con San Pasquale Baylon contiene una statua del XVIII secolo, di bottega calabrese, alla cui base si trova lo stemma Malena.

Normalmente le opere più belle sono visibili appena si entra in chiesa. San Bernardino invece riserva una piacevolissima sorpresa nella sacrestia, alla quale si accede da una porticina a lato dell’altare principale. Qui è sistemato un mobile che non si finirebbe mai di ammirare in ogni suo piccolissimo particolare.

Il maestoso mobile presente in sagrestia

È arricchito da motivi floreali e ha al centro un intaglio che raffigura l’Immacolata. Infatti, l’iconografia della Vergine è più volte presente all’interno della chiesa in quanto i francescani, al quale il complesso faceva capo, erano i principali propugnatori e difensori del dogma mariano.

Infine, non si può non citare il quadro dell’Assunzione di Francesco Schiavello del 1669 che ricalca l’opera di Luca Giordano del 1660, conservata nel Museo Diocesano di Cosenza.

Comunque, in attesa di poterci ritornare o di visitarla di persona, è possibile ammirare attentamente e virtualmente la chiesa con ancora maggiori informazioni sul sito

https://anticabibliotecacoriglianorossano.it/chiese-di-rossano/san-bernardino/

Martino A. Rizzo 

 

I racconti di Martino A. Rizzo. Ogni mercoledì su I&C

Martino Antonio Rizzo, rossanese, vive da una vita a

Firenze. Per passione si occupa di ricerca storica

sul Risorgimento in Calabria. Nel 2012 ha pubblicato

il romanzo Le tentazioni della

politica e nel 2016 il saggio Il Brigante Palma e i misteri

del sequestro de Rosis. Nel 2017 ha fondato il sito

anticabibliotecacoriglianorossano.it. Nel 2019 ha curato la pubblicazione

dei volumetti Passo dopo passo nella Cattedrale di Rossano,

Passo dopo passo nella Chiesa di San Nilo a Rossano,

Le miniature del Codice Purpureo di Rossano.

Da fotografo dilettante cerca di cogliere

con gli scatti le mille sfaccettature del paese natio

e le sue foto sono state pubblicate nel volume di poesie

su Rossano Se chiudo gli occhi.

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