La tragedia dei pescatori di Schiavonea il 31 dicembre 1974, racconto di Martino A. Rizzo

Corigliano Rossano – Francesco, Rocco, Nicola, Carlo, Angelo e Cosimo tutti appartenenti alla famiglia Celi e Stefano, Luciano, Salvatore, Antonio, Marino e Giuseppe della famiglia Curatolo, tutti di Schiavonea, quell’anno non festeggiarono il Capodanno del 1974. Come d’altronde tutto il paese.

Erano andati per mare il 30 dicembre con l’auspicio di fare una buona pescata che speravano di vendere per i cenoni di Capodanno in preparazione. I pescherecci, Nuova Sant’Angelo e Maria Santissima,  avevano preso il largo verso Policoro prevedendo di fare ritorno il giorno dopo. Il tempo era buono e non lasciava presagire inconvenienti di sorta.

Il Nuova Sant’Angelo della Famiglia Celi era guidato dal capobarca Francesco Celi di anni 39. Con lui c’erano i suoi fratelli Rocco di anni 36, Carlo di anni 35 e Nicola di anni 33. Completavano l’equipaggio i nipoti Angelo e Cosimo rispettivamente di anno 17 e 16; tutti Celi, una grande e bella famiglia unita nel lavoro della pesca.

Sul Maria Santissima, della famiglia Curatolo, avevano preso posto Stefano Curatolo, capobarca, 32 anni, e i fratelli Salvatore, 26 anni, Luciano, 22 anni, Marino di 22, Antonio di 22, Giuseppe di 24.

Il peschereccio dei Curatolo trainava a sua volta una barca con a bordo Cosimo Marghella di 22 anni, un loro nipote.

All’alba del 31, i due pescherecci stavano rientrando. Durante la notte però il mare si era ingrossato a causa del vento che era aumentato di violenza a dismisura.

Centinaia di persone, oltre ai familiari dei pescatori, si erano riunite sulla spiaggia preoccupate per gli uomini che si trovavano in mare, ormai in preda a una spaventosa violenza, e quasi tutta la parte bassa di Schiavonea era ormai allagata.

Sembrava comunque che le due imbarcazioni avrebbero potuto farcela ad arrivare a riva in quanto si trovavano a qualche centinaia di metri dalla spiaggia sulla quale, in balia delle onde, cercavano da alcune ore di approdare, senza riuscirci. Fino a quando, verso le 7 del mattino, il popolo di Schiavonea assistette alla tragedia che non avrebbe mai voluto vedere. Un’onda del mare, che aveva raggiunto forza 9, ribaltò il Nuovo Sant’Angelo scaraventando in acqua il suo equipaggio e frantumando e inghiottendo l’imbarcazione stessa.

Grande fu l’avvilimento per il senso di impotenza degli uomini presenti a riva, come nulla potettero fare una corvetta della Guardia di Finanza e un elicottero dell’Aeronautica militare arrivati da Taranto qualche ora dopo.

Del Maria Santissima, e dei suoi uomini, che era rimasto più indietro, si perse invece ogni traccia.

Unico superstite di quella tragedia fu Cosimo Marghella, le cui condizioni di salute, purtroppo, da allora non furono più le stesse di prima.

I Celi e i Curatolo erano partiti con le condizioni logistiche che allora offriva Schiavonea alla loro attività: non c’era neppure un faro che indicasse la riva e mancava un qualsiasi rifugio dove poter approdare con un minimo di sicurezza.

È immaginabile l’angoscia che si visse in quel tragico fine anno del 1974.

Grande fu la solidarietà che espresse il popolo coriglianese con continui pellegrinaggi nelle abitazioni delle famiglie colpite da questa immensa tragedia, dove le mogli, i vecchi, i bambini piangevano i loro cari: dodici uomini che avevano perso la vita sul lavoro per garantire alle loro famiglie un’esistenza onesta e dignitosa. Il loro sacrificio e i loro nomi, da allora, sono rimasti scolpiti nel cuore e nella memoria di una Comunità che non potrà mai dimenticarli.

Martino A. Rizzo

I racconti di Martino A. Rizzo. Ogni mercoledì su I&C

Martino Antonio Rizzo, rossanese, vive da una vita a

Firenze. Per passione si occupa di ricerca storica

sul Risorgimento in Calabria. Nel 2012 ha pubblicato

il romanzo Le tentazioni della

politica e nel 2016 il saggio Il Brigante Palma e i misteri

del sequestro de Rosis. Nel 2017 ha fondato il sito

anticabibliotecacoriglianorossano.it. Nel 2019 ha curato la pubblicazione

dei volumetti Passo dopo passo nella Cattedrale di Rossano,

Passo dopo passo nella Chiesa di San Nilo a Rossano,

Le miniature del Codice Purpureo di Rossano.

Da fotografo dilettante cerca di cogliere

con gli scatti le mille sfaccettature del paese natio

e le sue foto sono state pubblicate nel volume di poesie

su Rossano Se chiudo gli occhi.

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Una risposta

  1. Alessandro Cesario ha detto:

    Ricordo bene quella tragedia ero stato assunto da poco alla bnl di Cosenza e andavo spesso all agenzia di Corigliano Calabro ricordo oggi come allora che tutto il paese e la frazione di schiavonea erano il lutto tutti parlavano dei loro concittadini morti in questa brutta tragedia.

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