La Torre del Ferro di Thurio, perché perderla? Racconto di Martino A. Rizzo

Domenica mattina 26 aprile u.s. la trasmissione di Rai1 “Paesi che vai” ci ha offerto un video
spettacolare su alcuni castelli della provincia di Cosenza e il loro rapporto con Federico II. Nel
programma, il conduttore ha parlato della storia dei Normanni in Calabria e del sovrano svevo,
girovagando per i castelli di Cosenza, Corigliano, Rocca Imperiale e Roseto Capo Spulico,
mettendone in risalto la bellezza. Come calabresi non si può non essere riconoscenti a Rai1 per
questo splendido servizio che ha fatto conoscere a un grosso pubblico alcune delle perle del
patrimonio storico-artistico della regione. Ammirando il servizio mi sono però tornati in mente i tanti altri gioielli del circondario e quelli che abbiamo trascurato, e che oggi purtroppo non godono di buona salute. Tra questi ultimi, la Torre del Ferro di Corigliano-Rossano. Questa torre, vicinissima alla frazione di Thurio, è situata nella Piana di Sibari, tra il fiume Crati e la fiumara S. Marco. Torre del secolo XVII-XVIII, è collocata tra
campi e acquitrini, inserita in una natura che ne esalta il fascino, dandole un alone di mistero.

Vittorio Faglia, grande studioso italiano di castelli e torri, afferma che “questa romantica torre” ha
una base quadrata con lati di sette metri e una forma slanciata a corpo parallelepipedo.
Probabilmente trattasi del rudere di una residenza rurale, che il proprietario si era fatto costruire a
forma di torre. L’edificio, pericolante, è composto da due piani, che allo stato attuale non sono
accessibili.

Gustavo Valente, storico calabrese, autore di un importante studio sulla difesa costiera in Calabria,
attribuisce alla Torre un’origine ancora più antica rispetto a quella individuata dal Faglia,
inserendola in un contesto territoriale fortificato che annovera nelle vicinanze anche il Castello di
San Mauro e la torre del Cupo a Schiavonea.

Dalle pubblicazioni di Faglia e di Valente che parlano della Torre è anche possibile – grazie a delle
foto del 1960 e 1980 presenti nei loro testi – fare il confronto tra il suo stato attuale e quello dei
decenni precedenti. Così ci si rende conto che le attuali pessime condizioni non risalgono ai secoli
scorsi, ma sono dovute alla mancata manutenzione, all’incuria degli ultimi cinquant’anni, quando
l’edificio sarebbe stato più agevolmente recuperabile. Insomma, anche in questo caso ci si trova di
fronte una trascurataggine, una mancata volontà di valorizzare il nostro patrimonio, non nuova in
Calabria.
Quindi viene spontaneo chiedersi e chiedere: dobbiamo perdere anche quest’altra testimonianza del
nostro territorio, invece che custodirla per non smarrire la memoria del passato? È possibile porvi
rimedio?

Martino A. Rizzo

 

I racconti di Martino A. Rizzo. Ogni mercoledì su I&C

Martino Antonio Rizzo, rossanese, vive da una vita a

Firenze. Per passione si occupa di ricerca storica

sul Risorgimento in Calabria. Nel 2012 ha pubblicato

il romanzo Le tentazioni della

politica e nel 2016 il saggio Il Brigante Palma e i misteri

del sequestro de Rosis. Nel 2017 ha fondato il sito

www.anticabibliotecarossanese.it. Nel 2019 ha curato

la pubblicazione dei volumetti Passo dopo passo nella Cattedrale di Rossano,

Passo dopo passo nella Chiesa di San Nilo a Rossano,

Le miniature del Codice Purpureo di Rossano.

Da fotografo dilettante cerca di cogliere

con gli scatti le mille sfaccettature del paese natio

e le sue foto sono state pubblicate nel volume di poesie

su Rossano Se chiudo gli occhi.

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