La quota rosa resta in possesso del candidato “azzurro”

quoteDa un decennio circa si parla di quota rosa, grazie ai Norvegesi che nel 2006 hanno obbligato a garantire l’ingresso delle donne nei Cda delle grandi aziende. A seguire una serie di legislazioni tese a garantire l’equilibrio di genere nelle istituzioni politiche, nell’economia, nella direzione degli ordini professionali e così via. Solo da pochi anni l’Italia si è diretta verso una legislazione con doppia preferenza alternata di genere. La più significativa resta la n. 215 del 23.11.2012. Anche la prossima legge elettorale europea nella prossima tornata avrà la preferenza alternata di genere. Ma una buona legge non è sufficiente a garantire la effettiva qualità delle candidate e la reale democrazia nella libera scelta di candidature in quota rosa.
La quota rosa resta in possesso, nelle mani, in potere del candidato “azzurro”, del candidato maschietto leader di ogni partito. In un contesto socio – culturale detenuto, esclusivamente, dal potere maschile, credere e pensare di eleggere una donna nei vari contesti politici e professionali con la sola forza della meritocrazia e non per scelta bloccata dalla quota “azzurra”, è come credere, a 40 anni, alla Befana. Il problema della meritocrazia va prima risolto nell’ ambiente politico- economico maschile.
La quota rosa è nelle mani degli uomini. Sono gli uomini che custodiscono a sé la loro forza elettorale e decidono, costretti da una norma elettorale, a chi fa eleggere in propria “quota rosa”. Dall’obbligo delle leggi e dai cambiamenti imposti dal marketing di ultima generazione, negli ultimi anni abbiamo assistito alle scelte più svariate e variopinte: dalle yes-girl presenti nei consigli solo per alzata di mano, alle giovani ed incapaci amiche di qualche leader.
Con l’esigenza di conquistare sempre di più il consenso degli elettori, la SpotPolitik ha dettato nuove regole con quote rosa più acculturate, almeno di facciata. Ed ecco le prime nomine, come quella attuale del neo Presidente al Senato. Resta, però, sempre quota rosa scelta e gestibile dal “celeste” in potere. Quota rosa che ha dimostrato negli anni fedeltà e riconoscenza al leader “azzurro”.

Resto basita, in una simile e distinguibile realtà, dalle perplessità e dalle critiche palesate da molti opinionisti sulla prima nomina in quota rosa del Presidente del Senato.
Emerge, dalle critiche sui social, un popolo che non ha contezza della realtà. Un popolo che esige nomine basate sulla meritocrazia, sul cambiamento, dopo aver votato per 20 anni gli stessi politici, da Silvio Berlusconi a D’Alema. Ora si pretendono nomine in quota rosa dettate da mera meritocrazia e dal cambiamento, come se il “bacino” elettorale fosse in mano a donne e a giovani e non, invero, ai soliti nonni. Provate a chiedere al mio Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Castrovillari una Presidentessa donna (mai avuta) o a quello di Catanzaro, presieduto da oltre un ventennio dallo stesso uomo- avvocato. Provate a candidarvi in quota rosa, per meritocrazia, in un assetto nazionale senza il previo consenso dei presidenti degli ordini calabresi – tutti maschietti – ove con riunioni serali decidono quale rosa e quale celeste far eleggere. La quota rosa in Italia è una quota che la “celeste” ha in potere e in gestione. La quota celeste è costretta a cedere una poltrona solo perché lo impone la legge e sceglie a chi far sedere.
Non posso che congratularmi con il neo Presidente del Senato e con tutte quelle quote rosa che riescono a spuntarla, a farsi eleggere, a farsi scegliere, perché rappresentano le prime che pian piano scardineranno questo assurdo potere gestito solo dagli uomini.

(fonte: comunicato stampa)

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