La premiata ditta Fratelli Bianco & De Florio di Rossano, racconto di Martino A. Rizzo

Rossano nel ’900 è stata sede di un’importante azienda: la ditta F.lli Bianco & De Florio, nata dalla fusione delle due ditte F.lli Bianco e F.lli De Florio, che tanto prestigio diede alla città con i suoi prodotti distribuiti in tutto il mondo.

Stefano Bianco (1820-1892), intorno agli anni ’70 dell’Ottocento, si trasferì, con la moglie – Giuseppina Russo – e gli otto figli, da Taranto a Rossano per continuare in Calabria l’attività commerciale appresa nella città natale presso la ditta Traversa, grossista di generi alimentari. Pertanto impiantò una sua azienda di rivendita di prodotti allo Scalo, con un grande deposito per le merci. Rossano all’epoca offriva tante opportunità. In quegli anni era capoluogo del Circondario, Sant’Angelo con la sua boa consentiva i collegamenti marittimi e da poco era stata servita anche dalla ferrovia che permetteva alle merci di arrivare facilmente, di essere spedite al nord e di essere distribuite per le necessità dei lavori ferroviari ancora in corso lungo la linea per Reggio. Insomma con la ferrovia si apriva per il mercato della Piana di Sibari la possibilità di superare il carattere chiuso e isolato dalle grandi vie di traffico nazionali vigente fino ad allora. La venuta a Rossano di Stefano Bianco coincise proprio con l’arrivo della linea ferroviaria Taranto-Cariati.

La ferrovia per Rossano significava anche l’incremento e lo sviluppo dello Scalo, raggiungibile dal 1855 con un più comodo collegamento stradale Rossano-Stazione. Allo Scalo c’era da costruire Via Margherita con i suoi stabilimenti, depositi, officine, abitazioni. Allo Scalo confluivano i prodotti dell’agricoltura della campagna circostante e da lì era più comodo partire per rifornire dei generi più vari i paesi dell’entroterra. Insomma lo Scalo era strategicamente importante per i commerci e tutto da edificare. Pertanto diventava importante avere a disposizione sulla piazza anche cemento, ferro, mattoni, laterizi, necessari per la nuova urbanizzazione. Così Stefano, oltre che di generi alimentari, divenne rivenditore anche di questi altri prodotti, e Alfredo Gradilone, quando nella sua “Storia di Rossano” parla dei fratelli Bianco, li cita come i “pionieri del progresso economico ed anche edilizio presso lo Scalo ferroviario”.

Addirittura, per facilitare la movimentazione delle merci, venne creato un raccordo ferroviario ad hoc che collegava direttamente la stazione ferroviaria all’azienda Bianco, che era posizionata in via Margherita, a sinistra, di fronte all’attuale Hotel Scigliano, occupando tutta l’area fino alla traversa dei Padri Giuseppini.

Gradilone ha parlato dei “fratelli Bianco” perché Stefano aveva cinque figli maschi tutti nati a Taranto: Vito (1850-1913), Vincenzo (1852-1915), Giovanni (1862), Nicola (1866-1895) e Raffaele (1868-1941).

Arrivati a Rossano, ben presto divennero in età per prendere in mano le redini dell’azienda di famiglia che si trasformò in ditta Fratelli Bianco. Sul marchio depositato c’erano due leoni che reggevano uno stendardo sul quale era apposto il motto “lavoro, costanza ed onestà”.

E il lavoro, la costanza e l’onestà diedero i loro frutti. I fratelli Bianco da rivenditori piano piano divennero anche produttori di tanti articoli. Dolci, confetti, liquori, vini e confetture uscivano dalla loro fabbrica a vapore e venivano venduti in tutto il mondo, oltre che nel loro “negozio di città”, a Rossano paese, vicino all’attuale Monumento ai Caduti. Con i loro vini, vermouth, marsala, cognac, crema cioccolatta, e rhum partecipavano a mostre ed esposizioni ovunque. Nel 1881 erano all’esposizione agraria di Cosenza premiati con una medaglia di rame. Nel 1906 ottennero medaglie d’oro alle esposizioni internazionali di Palermo e Monreale, di Anversa e Bruxelles in Belgio, a Montecatini e Londra. Nel 1909 furono premiati all’Esposizione Circolo Enofilo Italiano di Roma. Nel 1912 parteciparono all’Esposizione di Parigi. Insomma era un successo in qualunque posto presentassero i loro prodotti e, in una zona famosa per le colture dell’ulivo, nella loro produzione non poteva mancare l’olio.

In una targhetta di spedizione dei F.lli Bianco si legge: “Premiata Fabbrica a Gas di Liquori e Confetti, … Deposito di Coloniali, Baccalà, Farina, Ferri ed altro”. Da una cartolina commerciale si ricava che la ditta fungeva da deposito anche per “zucchero, caffè, riso, cotone, salumi, candele, utensili da cucina, colori, zolfo, cerini, ferro ferrarercie, letto in ferro ed altro”. E la boa di Sant’Angelo divenne non più sufficiente per le grandi quantità di merci che arrivavano e partivano via mare. Così tra il 1912 e il 1913 venne costruita “la banchina”, un pontile per l’approdo dei velieri posizionata davanti all’attuale Hotel Murano, per consentire una più agevole movimentazione dei carichi.

Laconico il commento che Ignazio Pisani nel marzo del 1913 affida al suo Diario: “I fratelli Bianco oggi tra capitali, industria e proprietà mettono insieme un paio di milioni, e più”. Ai valori attuali trattasi di circa otto milioni di euro. Insomma erano diventati i protagonisti dell’economia della zona avendo grande liquidità e perciò potevano permettersi di acquisire proprietà ovunque si presentassero buoni affari. Nel 1913 acquistarono all’incanto una parte del fondo S. Irene di Filippo Labonia, poi la proprietà Malena e altre ancora. Giovanni Bianco, guarito da una grave polmonite nel 1905, si poteva permettere di devolvere – come ringraziamento per lo scampato pericolo – duemila lire per dieci doti per ragazze povere sorteggiate a San Nilo, nella parrocchia di famiglia.

Visti i risultati conseguiti, non si può negare che l’intuizione di Stefano Bianco, di seguire lo sviluppo della ferrovia ionica per fare impresa, si sia dimostrata una scelta vincente.

Con Stefano era venuto da Taranto alle sue dipendenze anche il giovanissimo Francesco De Florio (1860-1909) che in seguito ne sposerà la figlia, Maria Cesarina (1859-1937). Delle altre due figlie, Teresa Maria (1856) sposò Francesco Carcavallo mentre la quartogenita Maria (1858) sposò prima Giovanni Liotti e poi Giovanni Catalano.

Francesco De Florio, messa su famiglia, nel 1880 lasciò l’impresa del suocero e dei cognati e si mise in proprio creando una sua azienda il cui marchio aveva una grande aquila e il motto “audaces fortuna juvat”. Anche in questo caso però più che la fortuna fu lo spirito imprenditoriale a contribuire a raggiungere ottimi risultati.

Francesco si inserì nello stesso filone commerciale già seguito dai parenti, ma morì a 49 anni e pertanto toccò ai figli portare avanti l’azienda che assumerà il nome di F.lli De Florio.

Degli otto figli, i sei maschi ‒ Nicola (1883-1965), Giuseppe (1884-1938), Stefano (1886-1935), Vincenzo (1880-1915), Antonio (1892-1963) e Giovanni (1895-1918) ‒ si impegnarono in azienda, anche se Vincenzo morì nel 1915 durante la prima guerra mondiale e Giovanni nel 1918 in seguito a malattia.

Dalla pubblicità dell’epoca si evince che la ditta De Florio era rivenditrice di generi alimentari e coloniali, petrolio, letti in ferro, chioderia, cemento. Inoltre gestiva una fabbrica di dolci, confetti, caramelle, liquori e sciroppi, con annessa torrefazione per il caffè. I suoi prodotti più famosi erano il liquore Stregaccia e il caffè Sportmans. Tanti i riconoscimenti ricevuti: a Genova, Parigi e Bruxelles nel 1912. In Piazza del Popolo a Rossano Centro aveva un negozio per la vendita al dettaglio, con annesso un panificio. È sorprendente leggere le pubblicità relative al negozio di Piazza del Popolo sotto la gestione di Nicola e Giuseppe De Florio. Ci si trovava dalle scarpe ai cappelli, dagli abiti alle chincaglierie, insomma un vero e proprio market ante litteram.

Nel 1915 morì Vincenzo Bianco, vera guida della ditta Fratelli Bianco, e questa perdita unita agli scenari economici post prima guerra mondiale consigliarono ai cugini Bianco e De Florio di unire le forze per creare un’unica grande azienda. Pertanto negli anni ’20 del novecento nacque la F.lli Bianco & De Florio che si inserì nell’avviamento commerciale delle due precedenti aziende, mettendo insieme il meglio delle loro produzioni.  Biscotti, liquori, dolciumi vari, torroni, le sue specialità “La Stregaccia” e i “Confetti Ricci” venivano esportati in tutta Italia e all’estero.

La fabbrica per la produzione di confetti poteva contare su ben 30 bassine (macchine per fare i confetti) che garantivano una produzione variegata e di alto livello, dando lavoro a decine di rossanesi. E continuarono ad arrivare gli attestati e i premi con varie medaglie dalle fiere ed esposizione alle quali prendevano parte, che fosse Tripoli, o Modena o la Fiera del Levante di Bari.

Nel 1936 la ditta Bianco & De Florio si sciolse perché erano venuti meno diversi protagonisti della vecchia compagine e l’avviamento si consolidò nella nuova ditta Fratelli De Florio & C. che rimase in attività fino al luglio 1973, anno della sua liquidazione in quanto le nuove generazioni intrapresero percorsi professionali diversi.

Martino A. Rizzo

 

I racconti di Martino A. Rizzo. Ogni mercoledì su I&C

Martino Antonio Rizzo, rossanese, vive da una vita a

Firenze. Per passione si occupa di ricerca storica

sul Risorgimento in Calabria. Nel 2012 ha pubblicato

il romanzo Le tentazioni della

politica e nel 2016 il saggio Il Brigante Palma e i misteri

del sequestro de Rosis. Nel 2017 ha fondato il sito

anticabibliotecacoriglianorossano.it. Nel 2019 ha curato la pubblicazione

dei volumetti Passo dopo passo nella Cattedrale di Rossano,

Passo dopo passo nella Chiesa di San Nilo a Rossano,

Le miniature del Codice Purpureo di Rossano.

Da fotografo dilettante cerca di cogliere

con gli scatti le mille sfaccettature del paese natio

e le sue foto sono state pubblicate nel volume di poesie

su Rossano Se chiudo gli occhi.

 

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