La Madonna della Melagrana di Corigliano, un capolavoro taciuto. Racconto di Martino A. Rizzo

Corigliano-Rossano – La Madonna della Melagrana che si trova nella Chiesa di San Francesco a Corigliano non è un Botticelli, non è un Leonardo, non è un Antonello da Messina ma è comunque un capolavoro che suscita emozioni e ammirazione. Purtroppo però critici e storici dell’arte non se ne sono interessati o non se ne sono interessati sufficientemente (d’altronde la Calabria è lontana) e così non ha avuto e non ha quel battage comunicazionale e promozionale che meriterebbe.

Nell’affresco Maria si trova seduta su un trono di legno, al centro della scena, con un ampio manto celeste, un vestito rosso e un velo trasparente le avvolge il collo; con il braccio destro regge Gesù mentre quattro angeli la contornano. Due le reggono in alto la corona e altri due sono intenti a suonare, per allietare l’atmosfera, uno la viola e l’altro la chitarra barocca a cinque corde, chiamata quinterna. Questi quattro angioletti che contornano la Madonna assecondano la costruzione spaziale del dipinto e creano armonia nelle proiezioni e nelle proporzioni. Secondo la professoressa Teresa Gravina Canadè, che si è occupata del dipinto col suo libro “Le Chiese raccontano” hanno una «grazia vivace e sbarazzina».

 

La corona sulla testa di Maria colpisce per la bellezza che scaturisce dalla semplicità dei suoi elementi. È adornata da sfere sovrapposte, presumibilmente delle gemme stilizzate, di colore bianco, simbolo dell’innocenza e della purezza, e rosso, simbolo del sangue.

La Madonna tiene nella mano sinistra una melagrana, simbolo di fertilità, abbondanza, fratellanza e anche di regalità in quanto è un frutto con la coroncina. Simboleggia altresì l’unità della Chiesa essendo tutti i chicchi accomunati nel guscio. E i chicchi, poiché sono rossi, simili a goccioline di sangue, prefigurano altresì il sacrificio di Gesù, quindi la Passione. Inoltre il frutto è aperto a simboleggiare la pienezza di Gesù, la sua sofferenza e la resurrezione. Le melagrane sono un motivo ricorrente nelle decorazioni religiose cristiane e sono presenti nei dipinti del Botticelli, di Leonardo da Vinci e di tanti altri famosi pittori.

Maria col braccio destro regge il Bambino che mentre viene allattato rivolge lo sguardo in alto, verso la Madre, suo riferimento costante, e mostra il pollice, l’indice e il dito medio della mano destra ritti, ben visibili a tutti, nella posizione molto antica che già per i primi cristiani simboleggiava la Santa Trinità.

La Madre ha il collo avvolto da un velo trasparente che rappresenta un tocco di alto virtuosismo ed è immortalata con la testa leggermente reclinata e un’espressione assorta, composta, senza sorriso, forse perché già prefigura la tragica sorte del figlio. I suoi lineamenti sono comunque dolci e l’anonimo pittore fa intravedere anche i suoi bei capelli acconciati con la riga al centro.

L’opera è databile intorno alla prima metà del XVI secolo in quanto si nota il superamento degli schemi iconografici e compositivi tardogotici, secondo i modelli diffusi nella tradizione pittorica nazionale dalla seconda metà del Quattrocento.

In base a una tesi interpretativa del dipinto, l’allattamento del Bambino non esisteva in origine e vi è stato introdotto successivamente perché lo si voleva trasformare in una “Madonna del Latte”. Il dato certo è che il latte unito alla melagrana lancia forte il messaggio dell’abbondanza.

Il trono, impreziosito da intagli sui bordi e sui lati, ha le linee che si addentrano nello spazio con lo scorcio dello schienale retrostante la Vergine. La sua dilatazione spaziale fa dire alla professoressa Teresa Gravina Canadè che «sembra invitare lo spettatore a sentirsi partecipe della scena dipinta».

Per molto tempo, fino agli anni ’80 del secolo scorso, questo dipinto è stato occultato da un pulpito ligneo e forse è stata la sua fortuna che ha così consentito di poterlo ammirare ancora oggi.

L’affresco ha una cornice realizzata con i colori ocra e bianco nella quale corre un motivo a fiorami che finisce sotto l’attuale parametro murario. Poiché tale cornice si interrompe bruscamente è presumibile che il dipinto in origine fosse parte di una superficie affrescata più estesa di quella che è possibile ammirare oggi.

Sempre secondo la Gravina Canadè, l’affresco «ha un fascino suadente che scaturisce dalla compostezza del bel volto della Vergine e dalla regalità del suo atteggiamento che la lieve inclinazione del capo verso il piccolo Gesù, addolcisce e umanizza».

Si spera che a questo gioiello dell’arte venga data quanto prima la valorizzazione e la risonanza che merita.

Martino A. Rizzo

 

I racconti di Martino A. Rizzo. Ogni mercoledì su I&C

Martino Antonio Rizzo, rossanese, vive da una vita a

Firenze. Per passione si occupa di ricerca storica

sul Risorgimento in Calabria. Nel 2012 ha pubblicato

il romanzo Le tentazioni della

politica e nel 2016 il saggio Il Brigante Palma e i misteri

del sequestro de Rosis. Nel 2017 ha fondato il sito

anticabibliotecacoriglianorossano.it. Nel 2019 ha curato la pubblicazione

dei volumetti Passo dopo passo nella Cattedrale di Rossano,

Passo dopo passo nella Chiesa di San Nilo a Rossano,

Le miniature del Codice Purpureo di Rossano.

Da fotografo dilettante cerca di cogliere

con gli scatti le mille sfaccettature del paese natio

e le sue foto sono state pubblicate nel volume di poesie

su Rossano Se chiudo gli occhi.

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