Inchiesta Diacono, diplomi pagati 2mila euro Falvo: «Legami massonici tra gli indagati»

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Nell’inchiesta Diacono (QUI I NOMI DI INDAGATI E ARRESTATI) che, partendo dagli arresti e dal ritrovamento, nello scorso luglio, di un arsenale nella sede dell’Accademia Fidia e di 202mila euro in contanti, ha portato alla luce una presunta compravendita di diplomi e altri titoli scolastici, è stato arrestato l’ispettore del Miur, Maurizio Piscitelli, nella cui abitazione in Campania sono stati trovati 160mila euro in contanti. Secondo quanto emerso dalle indagini, Piscitelli «aveva il compito di controllare l’istituto Fidia per tentare di dimostrare la legittimità dell’Accademia».

Per il procuratore di Vibo «l’indagine ha portato a svelare la presenza di una commistione di interessi attraverso le società in capo agli indagati e alcune direttamente riconducibili all’ispettore attraverso il figlio Christian. In alcune occasioni si è stabilito che la consegna dei soldi all’ispettore avveniva all’interno di confezioni di bottiglie di rhum o in telefonini e questo rappresentava il prezzo della corruzione sui 300-500 diplomi ceduti dall’Accademia Fidia finalizzati ad una loro rivendita».

L’indagine ha anche stabilito che un singolo diploma costava sui 2.000 euro,evidenziando la presenza di «legami massonici tra alcuni degli indagati. Nel luglio scorso, a casa di Licata – è stato riferito nel corso della conferenza stampa – avevamo rinvenuto mantello, guanti, medaglioni e il legame tra questi e alcuni degli arrestati nasce proprio attraverso la massoneria. Inoltre abbiamo documentato, anche se gli accertamenti al momento non sono conclusi, che ci si era prodigati per far trasferire la dirigente del Miur Calabria, Maria Rita Calvosa, a Roma attraverso questa fratellanza e pertanto erano stati avvicinati alcuni funzionari del Ministero dell’istruzione. Figure che non risultano indagate nell’inchiesta in quanto estranee ai fatti».

Ruoli e reati contestati

Sono diverse le ipotesi di reato formulate dagli inquirenti nell’ambito dell’inchiesta “Diacono” della Procura di Vibo e dei carabinieri che ruota attorno all’Accademia Fidia di Stefanaconi.

Il reato di associazione a delinquere viene contestato a: Michele Licata, Davide Licata, Dimitri Licata, Jgor Licata, Michela Licata, Carmine Caratozzolo, Maurizio Piscitelli e Christian Piscitelli con il ruolo di promotori e organizzatori dell’associazione. Quindi anche a: Patrizia Fazzari, Rosa Cilea, Antonio Oggiano, Domenico Califano e Rossella Marzano con il ruolo di partecipi. Si sarebbero tutti associati fra loro approntando una stabile struttura organizzativa – che involgeva la creazione di società e associazioni, fra cui l’Accademia Fidia di Stefanaconi, la S.s.m.i. “Don Calarco” di Catona e la “Iconea” – volta alla realizzazione di un programma criminoso indeterminato, anche avvalendosi di legami massonici, con divisione dei compiti e impiego di mezzi in comune, avvalendosi anche del fattivo coinvolgimento di altri soggetti, allo scopo di commettere più reati contro la pubblica amministrazione – e in particolare reati di corruzione, abuso d’ufficio, falso ideologico in atti pubblici, induzione indebita a dare o promettere utilità contro l’amministrazione della giustizia in atti destinati all’autorità giudiziaria – con la compravendita di migliaia di master, 24 Cfu per l’insegnamento ed abilitazioni Lim, Tablet, Pekit, Bes, Dsa e Coding A.A, senza la preventiva frequenza dei corsi, oltre che di autoriciclaggio, con la consapevolezza e volontà di ciascun associato di far parte del sodalizio criminoso e di essere disponibile ad operare per l’attuazione pratica del disegno criminale.  (Lacnews24.it)

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