Il Restauro del Codex Purpureus nel 1919, racconto di Martino A. Rizzo

Sul finire dell’800 il Codex Purpureus Rossanensis versava in pessime condizioni per le
traversie subite in oltre mille anni di vita. Fino ad allora nessuno si era curato di custodirlo
in modo adeguato e cercare di riportarlo agli antichi splendori. Pertanto nei primi del ’900 la
problematica del restauro iniziò a essere un argomento di discussione, anche perché, grazie
agli studiosi tedeschi, il Rossanensis si era ormai affacciato sulla scena internazionale.
Antonio Muñoz, giovane storico dell’arte e grande estimatore del Codex che nel 1907 aveva
pubblicato il primo libro italiano tutto dedicato all’Evangeliario Rossanese, in una lettera a
Corrado Ricci del dicembre 1906, consigliò per il restauro di “non sottoporre il codice di
pergamena tanto sottile ai restauri con la gelatina o altro che in un certo modo tolgono la
visione esatta dei colori, e presentano anche qualche pericolo”.
Finalmente il 1917 il prezioso manoscritto fu inviato a Roma, dove sarebbe rimasto due
anni, per un intervento da parte di Nestore Leoni. Il Leoni, a differenza di quanto sostenuto
dal Muñoz, decise di consolidare le miniature e proteggerle applicando, su entrambe le
facciate dei fogli miniati, proprio uno strato di gelatina animale. E, purtroppo, la forte
pressione esercitata sui fogli, combinata con il passare del tempo e i fattori esterni di
degradazione (caldo, umidità, ecc.) agirono sulla nitidezza di alcune miniature e sul colore
porpora originario che si trasformò in marrone, con conseguenze irreversibili.
Per fortuna abbiamo documentazione sullo stato delle miniature del Codex anche prima del
restauro del 1917-1919 e così possiamo meglio renderci conto della situazione ex ante.
Infatti lo studioso tedesco Arthur Haseloff, intorno alla fine dell’800, aveva realizzato delle
lastre fotografiche dell’Evangeliario Rossanese e tra il 1905 e il 1906 il Muñoz, le aveva
immortalate con delle cromolitografie, una specie di fotografie a colore dell’epoca. Così, grazie a questi lasciti importanti, oggi possiamo cogliere alcuni particolari e fare confronti tra prima del 1917-1919 e oggi.
Penso, per entrare nello specifico, alla Tavola VIII, quella di Gesù nel Getsemani.

Ammirando questa miniatura, ci si rende subito conto di trovarsi di fronte a un’opera di
inestimabile valore, composta da un paesaggio formato da rocce che spuntano tra le tenebre,
con in alto il cielo rappresentato da una striscia turchina, arricchita da piccole stelle e un
quarto di luna. Qualcuno l’ha definita il primo notturno della storia dell’arte. A sinistra, tra
le rocce, appare Cristo che si china e tocca con la destra la spalla di uno dei tre apostoli, che
dormono tranquillamente utilizzando il braccio come cuscino. Tra gli apostoli, dei quali si
colgono i lineamenti, si riconoscono Pietro e Giovanni. Il terzo si presume che sia Giacomo,
in quanto giovane con i capelli neri. Nella foto del 1906 risultano immediatamente percepibili tali particolari, mentre in quella restaurata diventa più difficoltoso vagliarli con la medesima precisione. In merito non aggiungo altro, preferendo mettere direttamente in evidenza, accostandole, le due versioni della miniatura in modo che ognuno possa valutare autonomamente queste sottigliezze.

Fortunatamente le altre miniature non hanno avuto conseguenze analoghe e quindi possiamo
serenamente affermare che queste criticità non hanno inciso più di tanto sull’incanto del
Codex, che dopo millecinquecento anni di vita resta un capolavoro unico al mondo.

Martino A. Rizzo

 

I racconti di Martino A. Rizzo. Ogni mercoledì su I&C

Martino Antonio Rizzo, rossanese, vive da una vita a

Firenze. Per passione si occupa di ricerca storica

sul Risorgimento in Calabria. Nel 2012 ha pubblicato

il romanzo Le tentazioni della

politica e nel 2016 il saggio Il Brigante Palma e i misteri

del sequestro de Rosis. Nel 2017 ha fondato il sito

anticabibliotecacoriglianorossano.it. Nel 2019 ha curato la pubblicazione

dei volumetti Passo dopo passo nella Cattedrale di Rossano,

Passo dopo passo nella Chiesa di San Nilo a Rossano,

Le miniature del Codice Purpureo di Rossano.

Da fotografo dilettante cerca di cogliere

con gli scatti le mille sfaccettature del paese natio

e le sue foto sono state pubblicate nel volume di poesie

su Rossano Se chiudo gli occhi.

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