Il primo telefono a Rossano nel 1909, racconto di Martino A. Rizzo



Nel novembre del 1909 a Rossano venne inaugurato il telefono pubblico con una cabina dotata dell’apparecchio telefonico posizionata nel centrale ufficio postale. Ciò fu possibile in quanto la legge n. 32 del 1903 aveva autorizzato il Governo a costruire ed esercitare direttamente 84 linee interurbane per il collegamento dei capoluoghi di provincia. Inoltre la legge aveva aperto a Province, Comuni, Camere di commercio, Società o imprese private la possibilità di realizzare reti urbane e linee interurbane, delineando così un sistema di gestione misto pubblico-privato. Poi nel 1907 erano state nazionalizzate le reti delle maggiori concessionarie dei collegamenti interurbani e affidata la gestione al Ministero delle poste e dei telegrafi.

Prima dell’introduzione del telefono le comunicazioni veloci tra persone, divise tra loro dalla distanza, avvenivano esclusivamente con l’invio di telegrammi e, rispetto alla modernità dell’apparecchio telefonico, erano in tanti all’inizio del ’900 a non comprendere la necessità per comunicare di far ascoltare la propria voce piuttosto che utilizzare il comodo servizio telegrafico.

Nel quadro delle date sopraddette si può pertanto affermare che Rossano, come tante altre località calabresi, ebbe abbastanza velocemente, per i tempi dell’epoca, il suo posto telefonico pubblico. Purtroppo però nel gennaio 1910 venne ridotto l’orario di erogazione del servizio che venne suddiviso in due fasce orarie, dalle otto alle dodici e dalle quattordici alle diciannove. Perciò la “Nuova Rossano” il 15 gennaio 1910 esordì in prima pagina con un articolo di fuoco: «Si comincia bene! Non sono passati nemmeno due mesi dacché con l’animo esultante, aperto alle più rosee speranze per questa nostra cittadina, assistemmo all’inaugurazione del telefono, di questo nuovo e potente veicolo di civiltà che ci fa sentire la voce da centinaia di chilometri e la tramanda con la velocità del pensiero, ed ecco già giungerci la prima dolorosa sorpresa: l’orario del servizio telefonico è stato ridotto da 13 a 9 ore».

Continua l’articolo: «È siamo all’inizio; proprio quando il pubblico cominciava a conoscere ed apprezzare questo utilissimo mezzo di comunicazione! Che dire? È il solito trattamento che si fa a Rossano, a questo paese tanto buono, tanto paziente … fino a ieri aggiungiamo! Il vaso è ormai colmo e sta per traboccare: l’elezioni politiche sono là a dimostrarlo». Da notare l’importanza che veniva attribuita a questo servizio la cui diminuzione di quattro ore giornaliere diventava un fatto politico dirimente anche nelle elezioni politiche.

«Ma non divaghiamo: siamo qui a far conoscere tutto il nostro risentimento, tutta la nostra indignazione contro questo incivile e delittuoso atto che ci colpisce nei nostri interessi, che offende il nostro decoro e la nostra dignità». Questo anche perché il nuovo orario di Rossano era lo stesso di piccoli centri come Crosia e Terravecchia, mentre a Paola l’ufficio restava aperto al pubblico fino alle venti e a Castrovillari addirittura fino a mezzanotte. Insomma la competizione con Castrovillari, continuata fino ai nostri giorni con la vicenda del Tribunale, è antica.

«Come si vede il trattamento usato a Rossano, è un trattamento che l’offende, poiché la mette al disotto delle altre due città, come lei capoluogo di Circondario, è un danno al suo progredire che non tollereremo giammai». Pertanto nella questione entrava sì l’efficienza del servizio pubblico, ma anche una buona dose di campanilismo.

L’articolo proseguiva soffermandosi anche sulla qualità del servizio erogato: «E giacché parliamo del Telefono dobbiamo richiamare l’attenzione dell’autorità suddette sullo sconcio dei locali. La cabina è sita nella sala dell’ufficio postale, frequentato continuamente dal pubblico, con due porte adiacenti al Corso Garibaldi. E in questo modo chi parla al telefono è costretto a far conoscere i suoi affari alle persone che si trovano nella sala ed a quelli che transitano nel popoloso Corso Garibaldi. È questo un inconveniente assolutamente intollerabile, poiché non è giusto che uno – il quale per giunta paga il suo denaro – debba far conoscere i fatti suoi a chiunque ha voglia di saperli». Insomma il rispetto della privacy veniva invocato anche agli inizi del ‘900. Per notizia, alcune fonti collocano l’ufficio postale dell’epoca nei locali a pianterreno di Palazzo Rizzuti, prima della sua sistemazione avvenuta negli anni Trenta nell’attuale Piazza Matteotti.

Dopo la prima guerra mondiale il dott. Cesare Rizzo Corallo, farmacista e illuminato imprenditore rossanese, realizzò la prima rete telefonica cittadina e così le persone potettero telefonare comodamente e direttamente da casa loro. In un elenco telefonico del 1926 sono riportati circa 170 nominativi tra nobili, professionisti, imprenditori e commercianti rossanesi con il telefono nell’abitazione e nello stesso elenco è riportato l’ “orario della centrale: dalle 8 alle 22”.

Che dire a commento di questi fatti? Nulla, ognuno, confrontando la situazione di un secolo fa e l’universo telefonico nel quale oggi siamo immersi, può fare le proprie valutazioni sull’evoluzione che questo mondo ha vissuto.

Martino A. Rizzo

I racconti di Martino A. Rizzo. Ogni mercoledì su I&C

Martino Antonio Rizzo, rossanese, vive da una vita a

Firenze. Per passione si occupa di ricerca storica

sul Risorgimento in Calabria. Nel 2012 ha pubblicato

il romanzo Le tentazioni della

politica e nel 2016 il saggio Il Brigante Palma e i misteri

del sequestro de Rosis. Nel 2017 ha fondato il sito

anticabibliotecacoriglianorossano.it. Nel 2019 ha curato la pubblicazione

dei volumetti Passo dopo passo nella Cattedrale di Rossano,

Passo dopo passo nella Chiesa di San Nilo a Rossano,

Le miniature del Codice Purpureo di Rossano.

Da fotografo dilettante cerca di cogliere

con gli scatti le mille sfaccettature del paese natio

e le sue foto sono state pubblicate nel volume di poesie

su Rossano Se chiudo gli occhi.

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