Il dramma della famiglia Acri-Olivo e le responsabilità morali dello Stato

Non è la fase delle polemiche in un momento difficile ed atroce come quello che stiamo vivendo nella nuova città di Corigliano Rossano a causa della morte di una intera famiglia colpita da un ingiustificabile destino. Sono sicuro che Stanislao, per spirito e impegno sociale dimostrato negli anni, approverebbe l’indole di chi vorrebbe un’Italia più giusta, senza disparità, equa, una Nazione dalla pari dignità e dagli stessi diritti. A tal riguardo è inutile dilungarsi sulle battaglie sostenute da Stanislao e Daria, non da tastiera come in molti fanno, ma con la presenza fisica nei luoghi anche di protesta. Una vitalità che manca in giro, presente in pochi, in un luogo dove vince spesso la rassegnazione, la delega, l’ignavia. Un esempio di partecipazione attiva che valga da insegnamento per noi tutti.  Come testata giornalistica siamo vicini alla famiglia, già provata per altre vicissitudini.

L’auspicio è che la magistratura accerti le responsabilità di quanto è accaduto nel luogo dell’orrore. Il conducente del mezzo è indagato per omicidio colposo plurimo, tra le ipotesi prevalenti l’insopportabile sospetto che l’uomo fosse distratto dal telefono cellulare. Un atteggiamento, se questa tesi dovesse essere accertata,  che è costato la vita a tre persone tra cui un bimbo di 6 mesi. Ma su quest’aspetto torneremo con un apposito editoriale.

La tragedia ripropone a pieno titolo, al di là del destino per chi ci crede, il problema di sempre che riguarda noi tutti meridionali. In sostanza non ci sentiamo garantiti dalla qualità del servizio sanitario pubblico e privato. Da fonti giornalistiche si apprende, infatti, come Stanislao e Daria si fossero recati a Roma per una visita specialistica al piccolo Pier Emilio. E non erano i soli a guardare altrove quando si tratta della tutela della propria salute o di persone a noi vicine. Non a caso il dato della migrazione sanitaria in Calabria tocca percentuali talmente alte da svuotare le stesse casse regionali. L’idea che nella nostra Regione la sola spesa sanitaria assorba la quasi totalità del bilancio per poi non avere risposte concrete in termini di efficienza indigna e non poco.

Questa tragedia (e tante altre), dunque, ha una responsabilità morale in capo allo Stato e alla Regione Calabria, entrambi incapaci di instaurare quel clima di fiducia nel rapporto “cittadino/sanità”.  Il costo da pagare è troppo alto in tutti i sensi per potere assistere allo scarica barile e al balletto di responsabilità tra organo politico e ufficio del commissario. La sanità non si affronta con la calcolatrice, ma deve essere intesa come un diritto costituzionale da garantire al cittadino. E’  tempo che gli organi preposti all’applicazione dei nobili principi della carta costituzionale, al fine di scongiurare il solito rischio che possa essere considerata carta straccia, diano seguito alla esecutività della stessa. Uomini e donne di diritto si dotino di coscienza…

Matteo Lauria – Direttore responsabile I&C

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