Il compare e la comare delle unghie, racconto di Martino A. Rizzo

Per i neonati ogni “prima volta” è sempre un rito, una cerimonia da celebrare e festeggiare: il primo ingresso in chiesa col battesimo, il primo taglio dei capelli, il primo dentino, la prima pappa, la caduta del primo dentino, il primo taglio delle unghie, la prima uscita dall’abitazione di famiglia.

Tappe da fissare nella memoria in quanto rivelatrici di una condizione di vita che muta, di passi nel cammino dell’esistenza che possono presentare gioie o nascondere insidie.

Tra queste “prime volte”, nel rossanese, ce ne erano due che venivano legate ai riti religiosi: il battesimo, ovviamente, e il primo taglio delle unghie.

Il taglio delle unghie nasce da un’esigenza reale. Un neonato con le unghie lunghe rischia di graffiarsi e farsi male. Inoltre, senza averne consapevolezza, può far stridere le unghie a contatto con le superficie che lo circondano. Pertanto quando iniziano a crescere è necessario tagliarle e ci fu un tempo in cui era ritenuto opportuno accompagnare la prima volta di questa delicata operazione col battesimo del neonato.

Infatti, secondo un’antica credenza, era consigliabile non effettuare tale primo taglio se il bambino non era ancora entrato nella grande famiglia dei battezzati in quanto le “forze maligne”, che sono sempre in agguato, avrebbero potuto avere la meglio e creare problemi a un bambino “esposto”, cioè non ancora protetto e garantito dal sacramento del battesimo.

Infatti le insidie per un neonato potevano essere sempre tante e quindi doveva essere opportunamente difeso. Tra i rischi venivano annoverati anche quelli che potevano essere provocati dal malocchio, dall’invidia da parte degli altri e che poteva colpire il piccolo anche solo con uno sguardo, appunto “malo occhio” o addirittura con falsi e ipocriti complimenti.

Ragione per cui il bambino veniva protetto con l’“abitìno”, un piccolo sacchettino di stoffa che conteneva tanti piccoli oggetti che variavano a seconda della fantasia di chi lo confezionava.

All’interno potevano esserci incenso, foglie di ulivo benedetto, immagini sacre, sale, un cornetto in miniatura, insomma un mix di sacro e profano che una volta preparato veniva nascosto tra le fasce che avvolgevano il neonato garantendogli una protezione costante.

Al primo taglio delle unghie dovevano provvedervi una donna per la femminuccia e un uomo per il maschietto, comare e compare, in tal modo si instaurava un legame di alleanza e di protezione che si sarebbe poi completato cresimando il bambino al quale si erano tagliate le unghie.

Pertanto per la festa del battesimo necessitavano due compari o due comari, uno per la cerimonia sacra e un altro per il rito del taglio delle unghie.

Colui che effettuava il primo taglio delle unghie normalmente veniva scelto tra le persone del vicinato, oppure tra parenti o conoscenti con i quali si voleva far nascere, o rinsaldare, mediante una cerimonia ritenuta quasi sacra, un vincolo di amicizia o di affetto.

Spesso erano rappresentanti del ceto sociale superiore che avrebbero potuto proteggere il bambino, durante la crescita, in quanto persone colte e stimate. Prima del taglio delle unghie, si inserivano tra le mani del bambino delle monetine o, quando queste scarseggiavano, si donavano dolci, caramelle, taralli, frutta secca, ecc.

Il rito era semplice e simpatico e per realizzarlo venivano utilizzate delle forbicine sterili, ma poteva accadere che la cerimonia venisse arricchita con l’acquisto in oreficeria di apposite forbicine con le quali effettuare il taglio.

A conclusione della cerimonia, il compare e la comare facevano un bel regalo, “il presente”, al piccolo.

I racconti di Martino A. Rizzo. Ogni mercoledì su I&C

Martino Antonio Rizzo, rossanese, vive da una vita a

Firenze. Per passione si occupa di ricerca storica

sul Risorgimento in Calabria. Nel 2012 ha pubblicato

il romanzo Le tentazioni della

politica e nel 2016 il saggio Il Brigante Palma e i misteri

del sequestro de Rosis. Nel 2017 ha fondato il sito

anticabibliotecacoriglianorossano.it. Nel 2019 ha curato la pubblicazione

dei volumetti Passo dopo passo nella Cattedrale di Rossano,

Passo dopo passo nella Chiesa di San Nilo a Rossano,

Le miniature del Codice Purpureo di Rossano.

Da fotografo dilettante cerca di cogliere

con gli scatti le mille sfaccettature del paese natio

e le sue foto sono state pubblicate nel volume di poesie

su Rossano Se chiudo gli occhi.

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