I giorni della “Marcia su Roma” vissuti a Rossano, racconto di Martino A. Rizzo

I prossimi giorni di fine ottobre ricorderanno a tutti che sono passati cento anni dalla «marcia su Roma» e con questo articolo piace indagare su come furono vissuti a Rossano i periodi immediatamente precedenti a questo avvenimento che segnò le sorti dell’Italia.

Il 15 ottobre 1922, Ignazio Pisani, futuro podestà di Rossano, appuntò sul suo diario: «Prime manifestazioni del fascismo che reintegra l’autorità dello Stato. Liquidazione del Socialismo tanto nefasto all’Italia!». Poi il 25 dello stesso mese aggiunse: «Imponente congresso fascista a Napoli (30mila camicie nere): Mussolini fa un discorso meraviglioso. La rivoluzione fascista incomincia. Il Ministero si dimette. 30-31: Facta dimanda al Re il decreto per lo stato d’assedio ma Vittorio Emanuele, molto saggiamente, licenzia Facta ed incarica Benito Mussolini di formare il nuovo Ministero, con facoltà di sciogliere la Camera e modificare la legge elettorale! Finalmente! Era tempo! Grande entusiasmo, consenso grande della Nazione. L’Atto Sovrano segna il principio di una nuova Era. I Fasci dell’Alta e Media Italia in numero di quasi 100 mila c.c. fanno la Marcia su Roma».

Al di là dell’entusiasmo di Pisani, il fascismo come movimento di massa arrivò in Calabria piuttosto in ritardo e solo nella seconda metà del 1922 iniziò a costituirsi in partito politico quantitativamente apprezzabile. Non per questo mancarono i gruppi di fascisti che fin dal 1921 si distinsero per gesti di violenza nei confronti degli avversari politici.

A Rossano nel 1920 era stata costituita, per opera di Santo Barone, una sezione del Partito Nazionale Fascista, che però non ebbe molta fortuna. Risorta il 22 febbraio 1921, sempre per opera di Santo Barone, sotto la presidenza del medico Ettore Minnicelli, aveva tra i suoi obiettivi anche quello «di abbattere locale amministrazione comunale socialista e dare l’assalto palazzo municipale, non trascurando occasione per contrastare propaganda socialista». Quella sera stessa, nella sala del Cinema Roma di Rossano, durante una rappresentazione cinematografica, tra fascisti e socialisti volarono pugni e bastonate.

I socialisti nel 1921 avevano vinto le elezioni comunali a Rossano e la giunta cittadina era guidata dal ferroviere Francesco Rizzo. Stessa cosa si era verificata a Corigliano dove era stato eletto sindaco il socialista Costantino Tocci. Inoltre, dopo il Congresso Comunista di Livorno, a Rossano si era costituita anche una sezione comunista per opera del tipografo Giuseppe Raho e di un certo Giovanni Romeo. Pertanto non deve meravigliare che il primo fascio di combattimento della provincia prese vita proprio a Rossano al fine di contrastare queste esperienze di sinistra. E sull’esempio di Rossano vennero costituite altre sezioni fasciste anche a Corigliano, Crosia e Campana.

Dopo gli scontri al Cinema Roma, il 28 febbraio venne aggredito il consigliere comunista Giuseppe Raho che riportò ferite alla testa e nell’occasione fu anche arrestato, insieme ad altri esponenti della sinistra, dalla forza pubblica che era intervenuta per la rissa, salvo rilasciarlo poco dopo. Il successivo 6 marzo arrivò a Rossano a fare propaganda fascista Luigi Filosa, un capo del movimento calabrese, e il 30 marzo venne assalito il municipio di Corigliano. Il 5 aprile l’azione si ripetette a Rossano, Corigliano e Crosia tentando di impedire lo svolgimento del Consiglio Comunale.

Questo era il clima di fronti contrapposti che si viveva a Rossano in quel periodo e che fa anche meglio comprendere i commenti di Ignazio Pisani, riportati all’inizio dell’articolo, che rispecchiano l’orientamento politico di come erano schierati i grandi proprietari del Circondario dove l’Agenzia della Cassa di Risparmio di Rossano, tra il 1927 e il 1928, registrava un giro di affari di oltre cento milioni, il più cospicuo della provincia. La seguiva l’Agenzia di Corigliano che viaggiava tra i cinquanta e settanta milioni. Il barone Luigi de Rosis aveva un patrimonio che si aggirava intorno al milione di lire e in seguito, insieme al barone Pietro Compagna di Corigliano, entrò a far parte del Consiglio di Amministrazione della stessa banca. Questo era lo stato della classe egemone del territorio e quindi la stessa, rispetto a Mussolini e al suo operato, e contro i socialisti, non poteva che provare, come affermato dal Pisani, «grande entusiasmo».

Il 5 aprile 1921 i fascisti di Corigliano e Rossano entrarono nella sezione comunista rossanese e di fronte alla polizia inerme asportarono e bruciarono il ritratto di Lenin.

Il 17 aprile venne inaugurata ufficialmente la sede del fascio di Corigliano e nel paese si concentrarono gli squadristi di Rossano e di Crosia che crearono in città, per due giorni, uno stato di grande agitazione, malgrado la presenza dei carabinieri. Alla fine di questo logoramento sia il sindaco Rizzo che il sindaco Tocci, a distanza di pochi giorni, furono costretti a dimettersi.

Racconta Francesco Spezzano: «A Corigliano ed a Rossano le violenze erano all’ordine del giorno. A Corigliano alcuni dirigenti socialisti e comunisti furono costretti a passare sotto un arco di gagliardetti e ad inginocchiarsi di fronte ad una fotografia del duce. Poi venne incendiata la sezione socialista, assalito il Municipio, sputacchiati e scacciati gli amministratori e distrutta la tipografia dove si stampava il giornale “La Voce del Popolo”, diretta da Raffaele Amato. Furono feriti il socialista Agostino Bontempo e il comunista Francesco Gallerano; fu invasa la casa del comunista Antonio Servidio e si tentò di invadere quella del socialista Vincenzo Cocola…».

Alla vigilia della «marcia su Roma», l’organizzazione cittadina del fascio, poiché nell’estate del 1922 aveva assorbito la floridissima sezione cittadina dei combattenti, poteva contare a Rossano su alcune centinaia di iscritti. Il 22 ottobre tenne un’assemblea per eleggere i nuovi organi. Per la segreteria politica fu scelto Luigi Russo, mentre Domenico De Stefano divenne segretario amministrativo ed entrarono nel direttorio Michele De Lauro, Gaetano Mascaro, Raffaele Alato e Alfredo Iudicissa. Per quanto attiene alla «marcia» di fine ottobre 1922, si parla in modo generico dei preparativi che furono fatti anche a Rossano per questa spedizione e di una sottoscrizione per consentire la partenza di trenta volontari, ma nulla si sa – almeno da parte dell’estensore del presente articolo e sulla base della bibliografia sotto riportata − sulla effettiva partecipazione dei rossanesi a quell’avvenimento. Anche perché in effetti la svolta a Rossano sulle adesioni al PNF si ebbe solo dopo la «marcia su Roma», con l’arrivo in città nei primi di dicembre del quadrumviro calabrese Michele Bianchi e la guida della sezione da parte dell’avvocato Antonio (Totonno per gli amici) Rizzo. Fu solo allora che un numero incredibile di persone chiese e ottenne l’iscrizione al fascio.

Bibliografia

Cappelli V., Il fascismo in periferia, Ed. Riuniti, Roma 1992;

Cappelli V., Politica e politici in Calabria. Dall’Unità d’Italia al XXI sec., Ed. Rubbettino, Soveria M. 2018;

Cordova F., Il fascismo nel Mezzogiorno: le Calabria, Ed. Rubbettino, Soveria M. 2003;

Pisani I., Diari (1893-1936), a cura di Mario Massoni, Rossano 2017;

Rossano. Storia cultura economia, a cura di Fulvio Mazza, Ed. Rubbettino, Soveria M. 1996;

Spezzano F., Fascismo e antifascismo in Calabria, Ed. Laicata, Manduria 1975.

Martino A. Rizzo

I racconti di Martino A. Rizzo. Ogni mercoledì su I&C

Martino Antonio Rizzo, rossanese, vive da una vita a

Firenze. Per passione si occupa di ricerca storica

sul Risorgimento in Calabria. Nel 2012 ha pubblicato

il romanzo Le tentazioni della

politica e nel 2016 il saggio Il Brigante Palma e i misteri

del sequestro de Rosis. Nel 2017 ha fondato il sito

anticabibliotecacoriglianorossano.it. Nel 2019 ha curato la pubblicazione

dei volumetti Passo dopo passo nella Cattedrale di Rossano,

Passo dopo passo nella Chiesa di San Nilo a Rossano,

Le miniature del Codice Purpureo di Rossano.

Da fotografo dilettante cerca di cogliere

con gli scatti le mille sfaccettature del paese natio

e le sue foto sono state pubblicate nel volume di poesie

su Rossano Se chiudo gli occhi.

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