Fusione, parola d’ordine: stop al referendum



La terza città della Calabria “un sa da fa” come direbbe qualcuno. Si sta facendo di tutto pur di togliere la parola agli elettori, di boicottare l’urna. I segnali più preoccupanti si rinvengono sull’asse Corigliano- Cosenza, un patto di ferro. In una prima fase si è utilizzata la strategia di Cassano, superata successivamente dal fatto che il comune sibarita potrebbe successivamente essere incorporato. Fallita questa tesi, si passa alla verifica delle condizioni finanziarie del Comune di Rossano, espediente tuttora in corso. Da non dimenticare che il sindaco di Corigliano Geraci ha preso un anno appena dopo l’atto deliberativo per sensibilizzare l’opinione pubblica e ha chiesto di recente una proroga al presidente Oliverio per la fissazione della data referendaria. Ora spunta la necessità di uno studio di fattibilità oltre che l’introduzione  del quorum per validare il referendum. Per non parlare poi della recente interrogazione parlamentare dei pentastellati. E’ evidente la nascita di una città di circa 80mila abitanti (Corigliano/Rossano) al cospetto di un capoluogo (Cosenza) di appena 67mila abitanti crea non poche resistenze, se non altro perché poi occorrebbe giustificare le ragioni per cui una città più piccola ospita Prefettura, Asp, ospedale Hub, 118, etc etc. Il consigliere regionale Giuseppe Graziano vuole il referendum da tenersi domenica 22 ottobre come da decreto. «In questa fase non possono esserci tentennamenti o dubbi su quelle che sono le procedure referendarie. Altrimenti si rischia di generare un’inutile e dannosa confusione nelle due comunità. Che ormai da tempo sono già pienamente coinvolte nell’elaborazione concettuale di questa proposta. Da che mondo è mondo decide chi partecipa. Chi resta indifferente delega la sua partecipazione. È il gioco perfetto della democrazia che non può essere sovvertito con sotterfugi o escamotage che rischiano di escludere il popolo dalle scelte». «La creazione di un’unica entità municipale tra Corigliano e Rossano – dice Graziano – è un progetto di cui si parla da decenni nella Sibaritide. E in questi anni è diventato anche un argomento socio-culturale che si ripropone in quasi tutti i dibattiti e le manifestazioni pubbliche. Non abbiamo inventato noi politici dell’ultimo quinquennio l’idea di creare una grande Città! Ma sono stati i rossanesi ed i coriglianesi, insieme, soprattutto quelli delle ultime generazioni, a spingere, promuovere e perorare l’attuazione di questo processo istituzionale. Tant’è che finora nessuno ha interpellato i cittadini su quella che è la loro volontà – a mio avviso, positiva riguardo alla fusione. Viceversa – aggiunge – sono emerse solo posizioni prettamente personalistiche e individuali, soprattutto da chi riveste cariche istituzionali in questo territorio. L’unico modo per capire se i cittadini sono d’accordo o meno rispetto al progetto di un’unica municipalità è interpellarli ufficialmente, con il voto. A prescindere da quella che sarà l’affluenza alle urne.
Imporre un quorum ad un referendum consultivo – chiarisce il Segretario questore – equivale a limitare il peso della democrazia. Piuttosto, invece di creare ostacoli e di inzuppare il corpo della legge regionale sulle consultazioni referendarie di ulteriori norme, codici, comma e singolari paletti, sarebbe opportuno da parte delle Istituzioni e del mondo politico, quantomeno in questa fase ormai avviata e con delle regole del gioco stabilite, scendere in piazza e tra le strade di Corigliano e Rossano per parlare con la gente e sostenere la bontà o meno del progetto di fusione. Non si creerebbero così – conclude Graziano – inutili incomprensioni e, soprattutto, si darebbe onore al valore della partecipazione dal basso che spesso viene disatteso e ostacolato dalla politica».

(fonte: La Provincia di Cosenza)

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