Francesco Rizzo, il primo sindaco socialista di Rossano. Racconto di Martino A. Rizzo

Corigliano Rossano – Sulla figura di Francesco, Guglielmo, Giovanni Rizzo, primo sindaco socialista di Rossano nel 1920, ci si è sempre limitati a dire che era ferroviere senza aggiungere altro, nemmeno che fu perseguitato durante il ventennio. Pertanto si ritiene opportuno dare qualche elemento biografico per cercare di meglio inquadrarne la figura.

Fratello di Giuseppe, fondatore dello storico giornale la “Nuova Rossano”, Francesco Rizzo era nato a Rossano il 23 novembre 1885 da Sisto e Maria Luigia dei baroni Scalfaro di Sambiase, parente della famiglia del futuro presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Fin da giovane trovò lavoro a Napoli nelle Ferrovie, città nella quale aveva conseguito la laurea in giurisprudenza e dove il 30 ottobre 1911 sposò Elisa Altomare. Purtroppo la moglie morì giovanissima e il 21 dicembre 1916 Francesco si risposò con la sorella della defunta, la ventenne Attilia, che era nata a Roma il 9 giugno 1896.

Durante la sua permanenza a Napoli Francesco entrò in contatto con l’universo socialista i cui ideali lo accompagneranno per tutta la vita. L’attività di propaganda politica che svolgeva nell’ambiente di lavoro gli provocò, però, nel 1914 un trasferimento in Calabria dove comunque continuò a professare il suo credo politico. Nell’autunno del 1920, nelle elezioni comunali di Rossano, guidò la lista socialista che partecipò alle elezioni per il consiglio comunale della Città. La squadra socialista, che all’epoca poteva contare come vice segretario della sezione cittadina sul giovane Cesare Rossi, conquistò la maggioranza in Città con venti consiglieri su trenta. Così il 3 ottobre 1920 Francesco Rizzo divenne sindaco. Queste elezioni furono un avvenimento storico perché per la prima volta tredici comuni della provincia di Cosenza furono conquistati dai socialisti che riuscirono a sconfiggere sia i conservatori che la vecchia sinistra storica.
Pertanto i rossanesi si ritrovarono assessori, diciamo così, popolari: Carmine Greco, un muratore, Domenico Romano e Alfonso Cutolo calzolai, Francesco Guglielmini falegname. È immaginabile lo scompiglio che crearono questi amministratori tra i benpensanti dell’epoca. Lo riassume magistralmente Ignazio Pisani, futuro podestà della Città, nei suoi diari, innanzi tutto apostrofando i vincitori come “socialisti bolscevici” e poi, continuando in modo tagliente, dice “Onta e vergogna ai signori e proprietari di Rossano, borghesi e industriali che hanno permesso l’avvento di questi ignoranti!”. Riflessione rappresentativa della mentalità che all’epoca era dominante in paese: l’amministrazione pubblica era materia riservata ai signori, ai proprietari, ai borghesi e agli industriali. La sola eccezione nel suo giudizio Pisani la riserva proprio a Francesco Rizzo definito “l’unico intelligente” della compagine alla guida della Città.
Dopo il Congresso socialista di Livorno del 1921 e la nascita del Partito Comunista d’Italia (PCd’I), a causa dei dissidi sorti all’interno della maggioranza che governava il comune, delle mille pressioni alle quali fu sottoposta da parte del prefetto e dalle élite economiche rossanesi, la giunta cadde. Nel nuovo partito di sicuro transitarono Cesare Rossi, Carmine Greco e Guglielmini.
Comunque nel 1923 Francesco Rizzo si iscrisse al Partito Nazionale Fascista (PNF). Tale iscrizione non deve trarre in inganno in quanto furono in tanti ad aderire formalmente al fascismo pur restando fedeli alle proprie idee. Infatti l’iscrizione per molti fu solo un modo per evitare restrizioni e poter mantenere l’occupazione senza problemi. Emblematico a tal fine è quanto racconta Giacomo Matteotti nel suo libro del 1923 “Un anno di dominazione fascista”. “L’essere fascisti – dice il deputato assassinato dai fascisti – è insomma una seconda e più importante cittadinanza italiana, senza la quale non si godono i diritti civili e la libertà del voto, del domicilio, della circolazione, della riunione, del lavoro, della parola, e dello stesso pensiero”. Sempre nello stesso libro, Matteotti parlando delle Ferrovie dove lavorava Rizzo, afferma che l’uso dei licenziamenti in questa azienda era servito come “rappresaglia politica o personale”. E che “quasi tutta la prima mandata di licenziamenti fu fatta contro coloro che avevano partecipato ad associazioni o movimenti socialisti”.
Pertanto il Rizzo, che aveva una famiglia con sei figli da mantenere, prese la tessera del PNF per quieto vivere, senza che questa incidesse in alcun modo sui suoi orientamenti politici e sulle sue frequentazioni. Poi andò in pensione dalle Ferrovie e, sfruttando la sua laurea in giurisprudenza, iniziò a esercitare l’attività di procuratore legale.
Per quanto attiene alle frequentazioni prima dette, Francesco Rizzo si incontrava quotidianamente con i compagni con i quali condivideva le stesse idee politiche. Le riunioni avvenivano di norma nel salone da barbiere di Vittorino Federico situato nell’attuale Piazza Matteotti e qualche volta a casa di Carlo Falco. Oggi tanti ricordano Vittorino Federico nella merceria che aveva in via Labonia, quasi in Piazza Santi Anargiri. Prima di diventare merciaio però aveva fatto il barbiere. Il suo locale, oltre che ovviamente da Federico, antifascista e comunista, era quotidianamente frequentato da Francesco Rizzo e da Masaniello Pettinato, un romantico e vulcanico rivoluzionario che fu anche il primo segretario comunista di Rossano dopo la Liberazione.

La polizia sorvegliava assiduamente sia il salone che i tre personaggi e a leggere i rapporti che redigeva ne escono quadretti di vita che se non fosse per la drammaticità dei tempi e delle persecuzioni che si consumavano avrebbero anche dei risvolti simpatici. In uno del 29 novembre 1939 si legge che Francesco Rizzo professava le stesse idee di Masaniello Pettinato – e questa per la polizia era la peggiore definizione che gli potesse affibbiare – e che nella bottega le discussioni vertevano intorno alle critiche al governo e alla mancanza di libertà. Rizzo in queste occasioni spesso ricordava di “quando io ero sindaco rosso”. Inoltre, secondo la polizia, era “un grafomane” con la “la mania di scrivere versi e testi drammatici. Nell’ambiente è conosciuto come chiacchierone e attaccabrighe”. Proprio nella bottega di Federico, davanti ai suoi compagni, era solito declamare i versi che aveva scritto e che inneggiavano alla libertà di pensiero e di azione. E Pettinato gli faceva eco affermando che “occorre l’azione non la poesia”.
Il 24 ottobre 1939 Francesco Rizzo venne arrestato – come anche Pettinato e Federico – e perquisita la sua abitazione. Associato alle carceri di Rossano fu poi trasferito in quelle di Cosenza. Inoltre, al fine di “stroncare l’attività” antifascista portata avanti da Rizzo, il prefetto di Cosenza propose al Ministero dell’Interno di sottoporlo al vincolo dell’ammonizione. Il Ministero il 29 novembre aderì alla proposta che fu sancita dalla Commissione Provinciale il 14 gennaio 1940 in quanto “riconosciuto responsabile di propaganda sovversiva e antifascista”.
Successivamente a una richiesta di informazioni da parte del Ministero del 14 ottobre 1942 su “quale condotta politica” avesse tenuto il “soprascritto sovversivo” “Rizzo Francesco Guglielmo di Sisto – antifascista”, fu risposto che lo stesso era deceduto il 9 gennaio 1941, a soli 56 anni.

PS. L’autore dell’articolo non è legato da vincoli di parentela con la famiglia di Francesco Rizzo.

Martino A. Rizzo

 

I racconti di Martino A. Rizzo. Ogni mercoledì su I&C

Martino Antonio Rizzo, rossanese, vive da una vita a

Firenze. Per passione si occupa di ricerca storica

sul Risorgimento in Calabria. Nel 2012 ha pubblicato

il romanzo Le tentazioni della

politica e nel 2016 il saggio Il Brigante Palma e i misteri

del sequestro de Rosis. Nel 2017 ha fondato il sito anticabibliotecacoriglianorossano.it. Nel 2019 ha curato la pubblicazione

dei volumetti Passo dopo passo nella Cattedrale di Rossano,

Passo dopo passo nella Chiesa di San Nilo a Rossano,

Le miniature del Codice Purpureo di Rossano.

Da fotografo dilettante cerca di cogliere

con gli scatti le mille sfaccettature del paese natio

e le sue foto sono state pubblicate nel volume di poesie

su Rossano Se chiudo gli occhi.

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