Ferriti, 18mila tonnellate a Lattughelle



La lotta contro i tumori non si fa a parole. Servono strutture, personale qualificato. Tanta ricerca. Ma serve anche un minimo di coraggio. Coraggio istituzionale. Una provocazione arriva dall’ingegnere Francesco Gallo, di Cassano All’Jonio. In riferimento al caso delle ferriti di zinco sepolete nelle campagne della Sibaritide e ancora non estratte. O meglio, una parte dei terreni contaminati dalle scorie provenienti dalla Pertusola Sud di Crotone è stata smaltita. Ma ne resta un’altra di cui ormai sembra non parlare più nessuno. Tranne, come dicevamo, chi di coraggio ne ha tanto. Chi ha attraversato e continua ad attraversare l’inferno chiamato cancro. E’ l’ingegnere Francesco Gallo, che si è ammalato di tumore alla pleura nel maggio 2014. E oggi porta avanti la battaglia contro il silenzio assordante sulle ferriti di zinco nella piana di Sibari. “Continuo – scrive – il calvario di emigrato sanitario per eseguire chemioterapia, radio e trasfusioni continue presso il Gemelli a Roma. Sono indignato e mortificato per la totale indifferenza di un territorio altamente contaminato da scorie di ferriti sepolte. Quella Sibaritide ricca di storia e ammirazione mondiale. La politica e le istituzioni sono assenti”. Le ferriti di zinco provenienti dalla ex Pertusola Sud di Crotone sono state interrate anche nel cuore della Piana di Sibari. Una parte dei terreni è stata bonificata. Ma un’altra parte no. E la gente, in quella zona, continua ad ammalarsi di tumore. “Basta con il cancro!”, dice l’ingegner Gallo. “Siamo stanchi di aspettare e vedere che tante famiglie della Sibaritide piangono i propri cari”. Francesco Gallo, con una campagna avviata sul social Facebook, ci mette la faccia.“Sarà una provocazione, un appello a tutte le famiglie, a chi soffre, a chi è affetto da patologie riconducibili ad inquinamento da ferriti di zinco nel territorio della Sybaritide. Era come se tutti quanti aspettassimo un input che doveva partire prima o poi. Ora stiamo sputando fuori quello che avevamo dentro”. Quindi l’affondo sul silenzio. “La gente continua a morire e qui c’è l’omertà delle istituzioni in un assordante silenzio. Bravi ai nostri politici, bella faccia tosta. Loro la faccia non c’è la mettono. Perché non dicono la verità negli annunci e nei comunicati stampa? Perché non si dice che a Cassano ancora 18.000 tonnellate di ferriti di zinco sono sepolte in località Lattughelle?”. A Lattughelle ci sono ancora ferriti di zinco sepolte nei terreni. Dove magari coltiviamo pure. Il tutto con conseguenze devastanti sulla nostra salute. E si, perché poi quel che mangiamo si riverbera sul nostro organismo. L’alta incidenza tumorale deriva quasi sempre da ciò che mangiamo. O da ciò che respiriamo. A Cassano, nelle località Treponti e Chidichimo, la bonifica è stata avviata nel 2010 dalla Syndial, società del Gruppo Eni. Da quanto si apprende nell’area vi risultano ancora diverse zone contaminate. “Servirebbe, quindi – dice Gallo – una caratterizzazione dei siti ancora rimasti inquinati e le discariche ancora abusive non rilevate da nessuno studio di caratterizzazione dei terreni e delle falde acquifere”. L’ing. Gallo fa appello al “principio di precauzione”, riconosciuto dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Per invitare a tenere in considerazione non soltanto i siti certificati come “inquinati” dal Ministero dell’Ambiente. “Ci vuole – dice Francesco Gallo – un’anagrafe pubblica dettagliata dei siti inquinati refertati. E l’istituzione di un semplice registro delle cause di morte, per cominciare”. 18mila tonnellate di zinco ancora da estrarre. E cosa aspettiamo? Gianni Papasso, in qualità di Sindaco di Cassano, faccia qualcosa. Per dare ascolto e voce ai cittadini che non ne hanno. Per stare dalla parte di chi dimostra ancora tanto coraggio. Nonostante tutto.

(fonte: La Provincia di Cosenza)

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