Eroi al tempo del Coronavirus, la riflessione di oggi del dott. Mazzullo

Eroi al tempo del Coronavirus

Nelle ultime ore, mi hanno ancora una volta emozionato e commosso le parole del Prof. Zimbardo con le quali si conclude il Suo libro “L’Effetto Lucifero” e proprio da queste vorrei prendere le mosse per questa pagina di diario. Le riporto ancora una volta:

“Così il viaggio dell’EFFETTO LUCIFERO si conclude su una nota positiva, celebrando l’eroe comune che vive in ognuno di noi. In contrapposizione alla “banalità del male” basata sull’assunto che dei più spregevoli atti di crudeltà e degradazione possano essere responsabili persone comuni, io sostengo l’assunto della “banalità dell’eroismo” che dispiega il vessillo dell’eroico uomo comune pronto a rispondere all’appello dell’umanità quando è il suo momento di agire. Quando suona quella campana sa che suona per lui. È l’appello a difendere il lato migliore della natura umana, che si erge al di sopra delle forti pressioni della Situazione e del Sistema come una vigorosa affermazione della dignità dell’essere umano contro il male.”

Mi colpisce soprattutto quello ”Eroe comune che vive in ognuno di noi”, quell’eroe che non sa di esserlo, che non sospetta di esserlo, che non penserebbe mai di poterlo essere, fino a che le circostanze, la sorte, non lo pongono nella condizione di manifestare, di esprimere, di far uscire da sé il proprio eroismo.

Noi abbiamo una idea mitologica, letteraria dell’Eroe, essere intermedio tra gli dei e gli uomini, che interviene nel mondo con imprese eccezionali, ma nella realtà non è così e non sarebbe umano se così fosse.

Il vero eroe è l’uomo comune, che conduce una vita comune, eguale a quella di tutti gli altri, ma che in un dato momento di questa, a causa della sorte o del destino, non so, si trova involontariamente chiamato ad una impresa che appare eccezionale agli altri, ma che per lui è assolutamente naturale, spontanea, immediata, vorrei dire istintiva, perché non proviene da un ragionamento, ma sorge improvvisa, irrefrenabile, ineludibile, incoercibile, dalla propria natura, da una parte di questa, fino a quel momento rimasta nascosta, occultata, ignota a lui stesso.

E proprio questa ignoranza, inconsapevolezza, incoscienza di sé, rende quell’uomo un eroe, ossia il fatto che a Lui appaia naturale, semplice, istintivo, a portata di mano ciò che agli altri sembra soprannaturale ed eroico.

Sono tanti questi eroi, in mezzo a noi, occultati, nascosti, oscuri a se stessi e agli altri, fino a che non giunge un evento a risvegliarli dalla vita comune che conducevano fino ad allora e ad obbligarli a divenire eroi.

Come dice Zimbardo: “Quando suona quella campana sa che suona per lui” e Lui al suono di quella campana non può resistere, non può opporsi, ma nemmeno lo vorrebbe, perché è nella Sua natura rispondere a quel suono.

Oggi, in questa emergenza da Coronavirus, questi eroi che rispondono al suono di quella campana, sono i medici, gli infermieri, il personale sanitario tutto, che si trova in prima linea a combattere questa guerra, imprevedibile, improvvisa, inimmaginabile, contro un nemico invisibile, subdolo, oscuro e per questo tanto più pericoloso.

Quando hanno studiato, hanno sofferto, si sono sacrificati, per diventare medici, infermieri, non prevedevano certo, che un giorno si sarebbero trovati, bardati come palombari, ad assistere un numero così grande di malati, affetti da una malattia sconosciuta, mortale.

Non immaginavano certo che avrebbero messo a repentaglio la vita, che la avrebbero persa, compiendo il loro dovere a favore di chi è malato, eppure questo avviene senza un lamento, senza esitazione, senza un dubbio, fedeli a quel Giuramento di Ippocrate che anche io ho compiuto.

Allora io per primo mi inchino di fronte alla abnegazione e al coraggio dei miei Colleghi, che rischiano la vita, che hanno, in tanti, perso la vita per eseguire fino in fondo, quel compito che la vita ha Loro riservato.

Avendo coscienza del numero dei medici e infermieri che hanno perso la vita su questo fronte, forse fantastico, ma immagino quel visus, in qualche modo perfidamente intelligente , nell’accanirsi, con maggior forza e cattiveria, proprio contro coloro che ha compreso essere suoi nemici giurati

Voglio concludere questa pagina di diario con le parole di Antoine de Saint-Exupéry:

“Colui che se n’è andato, di cui non ci resta che la memoria, rimane con noi più potente e anzi più presente dell’uomo che vive”.

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