Editoriale. Voto di scambio: eterno male, contrastato a chiacchiere…

Matteo Lauria

Corigliano Rossano – Nonostante l’inasprimento dei provvedimenti adottati dal legislatore nella lotta al voto di scambio mi pare che sia cambiato ben poco nel contesto nazionale, regionale e locale. I vari portatori detentori  dei famosi “pacchetti” continuano a esistere e non è un caso se nelle assisi civiche poi ritroviamo soggetti eternamente sconosciuti ai più. L’idea del “porta a porta” non incanta nessuno. Chi bussa alle porte delle case, spesso di elettori in stato di bisogno, sono quei mercenari  che poi trattano con il politico di turno in cambio di chissà quale richiesta. E’ inutile dire che fin quando il sistema resterà prigioniero del malcostume diffuso poco potremo aspettarci dalle istituzioni locali (e non locali) proprio perché nate da un sistema malato. Ma chi è quel politico che ricorre ai manager dell’urna? Come dato tendenziale è un soggetto che, evidentemente, non ha né idee né progetti validi da presentare al corpo elettorale e allora ricorre ai metodi illegali pur di entrare a far parte di un mondo vissuto più come la gestione di un potere che come vero interesse a risolvere i problemi di una comunità. Gli eletti che ricorrono a certi schemi sono marci dentro e cosa ci si può aspettare da tali individui nell’esercizio delle funzioni pubbliche? Furbetti di quartiere senza spina dorsale, incapaci di misurarsi lealmente con l’elettorato, privi di coraggio e dediti a costruirsi una immagine esterna protesa a trasmettere l’idea della persona generosa, buona, che di prodiga per gli altri. A tal punto da passare come una “brava persona” o “persona perbene” nell’immaginario collettivo. Ma nella realtà ha solo una grande capacità: quella di sapersi mimetizzare nello svolgere attività  fraudolenta verso cui, nell’immediatezza, solo una magistratura attenta potrà sventrarne la gravità. Il problema infatti è proprio questo: la magistratura. Va rivisto il sistema. A nulla serve giungere, quando va bene, all’arresto o altro tipo di provvedimento a distanza di 5 anni dal fatto avvenuto, magari quando i danni sono stati già commessi. E chi ripara?  Nessuno! A chi interessa se poi il soggetto in questione finisce in galera a distanza di lunghi anni? E’ fatta giustizia? No, perché nessuno risarcisce !   Occorre quindi andare a monte, rivedere il sistema alla radice, iniziare a pensare a una magistratura requirente altamente professionale, in grado di arrivare al momento,  nelle fasi topiche la concretizzazione di un reato, evitandolo.  Oggi i mezzi innovativi ci sono, tutto si può fare. Avviamoci all’idea di un processo proteso alla separazione delle carriere in magistratura. Nelle procure abbiamo bisogno di 007 altamente specializzati, che lavorano con passione, autonomi e indipendenti nell’esercizio delle funzioni. E invece in Italia siamo costretti a dover fare i conti con i vari casi  “Palamara”! Solo così cambieremo davvero l’Italia, con una forte azione repressiva. Che va coniugata a una campagna di prevenzione sulla questione morale che parta dalla scuola e dalle famiglie.

Matteo Lauria – Direttore I&C

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