Editoriale. Suddivisione dei collegi iniqua. Danneggia l’arco jonico

Domenico Mazza

La recente competizione regionale ha dimostrato, ancora una volta, quanto l’attuale legge elettorale, nonché la suddivisione dei collegi calabresi, rappresenti un’iniquità di trattamento tra i vari territori che compongono questa martoriata ed incoerente Regione. 

La legge elettorale allo stato attuale prevede un numero di tre collegi  (assegna i seggi in merito alla situazione politica antecedente alla nascita delle province di Crotone e Vibo) ovvero un collegio Nord per la provincia di Cosenza, uno Centro per le province di Catanzaro, Crotone e Vibo, ed uno Sud per l’area metropolitana di Reggio Calabria. 
La posta in palio è rappresentata da 24 seggi suddivisi tra le 3 aree, con un numero di 6 seggi rimanenti d’attribuire con  premio di maggioranza qualora  il candidato eletto Presidente superi la quota del 50+1 % delle preferenze. 
Ebbene siamo alle solite!
Tracciamo una bella riga, dividiamo la regione in 3 parti, ma non teniamo conto che le peculiarità delle aree presenti nei collegi non sono identiche. 
Le problematiche del Pollino, sono diverse rispetto a quelle delle Serre o della Sila, così come le problematiche dell’area dell’Istmo sono diverse da quelle Joniche e Tirreniche ed ancora c’è una grossa differenza tra l’area urbana Brutia e la Locride. 
In tutto questo marasma, la situazione che ha caratterizzato la Sibaritide ed il Crotoniate, è una risicata rappresentanza di 3 consiglieri totali su 30.
Qualcuno potrebbe asserire:”Ma la Sibaritide rappresenta solo il 26% della demografia della provincia di Cosenza, così come il Crotoniate rappresenta il 24% del collegio Centro, ed il risicato numero di consiglieri eletti potrebbe apparire anche, per certi versi suffragante, o comunque leggermente arrancante (al massimo avrebbero potuto esprimere una figura in più contesa fra entrambi), nessuno però si è mai chiesto come mai un’area di oltre 400mila abitanti, che lambisce la Lucania e si collega all’Istmo, che accarezza lo Jonio per circa 200 km di costa, che condivide usi e costumi, che ha in comunione le problematiche della pesca con i porti che aprono lo sguardo ad oriente, che condivide le eccellenze agricole del territorio dell’intera Regione (si pensi ai limoni di Rocca Imperiale, agli agrumi della Piana, all’evo dei colli albanesi, alle radici di liquirizia che disseminano l’area bizantina, ai colli arredati a vigneto del cirotano, per finire ai finocchi del pianoro di Sant”Anna), ebbene qualcuno dovrebbe spiegarci quale sia la consapevolezza del cittadino, dell’illuminato o del politico dei “sette colli” o del nato “sotto ai viadotti che colli congiugono”, d’agricoltura piuttosto che di pesca, se quei territori hanno impostato storicamente le proprie economie su contesti diversi, se non diametralmente opposti. 
Ebbene, mi si dirà che comunque “l’eletto” è espressione dell’intera Regione e che comuque dovrà farsi carico delle diverse problematiche che la stessa affliggono, ma rilancio dicendo che ognuno è espressione della propria terra e volente o nolente conosce prevalentemente le peculiarità della stessa, disconoscendo o quasi le prerogative che caratterizzano altri territori. 
Pertanto è assolutamente verosimile pensare che l’abitante di Cassano, così come un quello di Cirò, condividano problematiche inerenti la statale 106, la fatiscente linea ferrata, piuttosto che tecniche agricole applicate a diversi tipologie di frutteti, di sicuro annaspano riguardo ad argomentazioni  riguardanti problematiche di traffico aereo che possono esserci in zone che ospitano aeroporti internazionali o di come è vissuta la stagione estiva sul Tirreno laddove le caratteristiche dell’economia della costa sono diametralmente diverse rispetto alla riviera Jonica. 
Eppure il disegno dei collegi senatoriali delle ultime politiche (laddove originariamente si era pensato d’aggregare Rossano a Cosenza e Rende, mentre Corigliano a Castovillari e Paola, disconoscendo finanche un processo di fusione in atto tra i due ex Comuni) in soldoni l’area “MAGNA GRAECIA” ed una manciata di comuni dell’alto catanzarese, ha generato la rappresentanza di 6 parlamentari, cosa mai avvenuta nella storia di questo territorio, soprattutto non sguarnendo gli altri collegi della giusta rappresentanza istituzionale, semplicemente livellando, non in equivalenza, ma in equità la giusta rappresentanza d’area di ogni ambito regionale. 
L’arco Jonico del nord est della Calabria, rappresenta il 23% della demografia dell’intera regione, quasi un quarto della stessa, eppure ha un rapporto di un consigliere regionale ogni 135mila abitanti circa, mentre l’area Brutia ha un rappresentante ogni 55mila, e si scende a 38mila tra l’Istmo e le Serre. 
Certo è comodo tenere questi territori come feudi dei capoluoghi storici, si pensi che i candidati non Jonici, raccolgono mediamente circa il 30% delle loro preferenze totali in area di levante, mentre il livello scende a meno del 10% per gli Jonici fuori dalla loro area di pertinenza, pertanto a ponente (senza considerare che l’area Brutia ha una demografia pari a due volte e mezzo quella della Sibaritide, parimenti all’Istmo ed alle Serre rispetto al Crotoniate). 
Allora, forse, sarebbe il caso di porre fine a questa stortura, a questo gioco al massacro fatto d’iniquità, fatto da figli e figliastri, fatto da padroni e sottomessi, fatto da innaturali inchini fatti passare per spontanei, il tutto condito da sedicenti “camerlenghi” (uniche figure sociali di cui Sibaritide e Crotoniate non sono state sguarnite anche a seguito dei processi di spending review) privati finanche della propria capacità di critica, addestrati ed ammaestrati semplicemente a stare accucciati al volere del proprio caporale e per il quale devono tutelare interessi in terra jonica. 
Magna Graecia ha l’obiettivo di porre fine a tale scriteriata situazione, e se per raggiungere un traguardo di dignità e di proba equità bisognerà scontentare o ferire le precarie sensibilità di qualche “padrone” non “autoctono” e qualche gregarietto locale, bhe lo faremo. 
Domenico Mazza, cofondatore del Comitato per la provincia della Magna Graecia. 

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