Editoriale. Statale 106, proposta di modifica. Chi può elevarsi a garante?



Il bubbone 106 è scoppiato nelle mani di chi pensa di perseguire le pratiche di sempre, senza comprendere che il clima è cambiato. Un tempo il cittadino medio calabrese, da sempre costretto a convivere con elementi di ricattabilità, subiva imperterrito poiché senza strumenti per reagire con dignità. Oggi, anche grazie all’avvento dei social qualcosa è mutato. E’ vero quell’atteggiamento di rassegnazione permane, ma la reazione c’è. Dalle bacheche di facebook, più che dai giornali (non è una critica ma  solo una modalità diversa di comunicare), emergono molte verità non più gestibili dai filtri d’un tempo. E allora spuntano i vecchi metodi di cene e cenette tra interessati e cointeressati, proprietari che si oppongono per ovvie ragioni di calcolo seppur umanamente comprensibili, strategie politiche affinché la Sibaritide e il crotonese rimangano le aree della Calabria più penalizzate ed emarginate. Tutto questo mentre il mondo sta cambiando a ritmi intensi. Qui invece è come se il tempo si fosse fermato. Non mi pronunzio sul progetto di merito della Roseto-Sibari, ai tecnici il compito di decidere la bontà dell’opera e i costi. Tuttavia un dato è certo: a iter finalmente concluso tale operazione di modifica (qualora tecnicamente perseguibile) sembra pretestuosa perché eccessivamente tardiva. A fine dicembre 2018 è prevista la cantierizzazione, nei primi mesi del 2019 l’avvio dei lavori. Fermare tutto adesso, a distanza di ben 19 anni, è davvero assurdo! Ma l’aspetto più grave è l’impegno che si vuole assumere in prospettiva nel caso di modifica, verso cui nessuno può rendersi garante, se non altro perché la media italiana dei governi in materia di continuità è di due anni. E siccome siamo un Paese che si nutre di instabilità il vero rischio non è tanto l’intento della modifica progettuale quanto il fatto che chi governa oggi potrebbe non governare domani. A quel punto cosa direbbe il Sen.Morra? Magari la solita sortita: ”Siamo caduti, la colpa non è nostra?”. Ecco perché oggi il Senatore Morra (e chi sostiene le tesi di una rivisitazione), al di là della bontà della proposta, si sta assumendo una responsabilità politica enorme. Ma questo accade perché in Italia tutto è possibile in assenza di penali, anche economiche, nei confronti di chi si rende responsabile di ritardi o sospensioni di progetti in fase decisamente avanzata.

Matteo Lauria – Direttore responsabile I&C

 

 

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