Editoriale. Si attacca Pallaria e non il sistema, solita ipocrisia all’italiana

Si attacca Pallaria e non il sistema, solita ipocrisia tutta in salsa italiana. Pessimo moralismo peloso che trae linfa dalla modalità contemporanea del linguaggio politico: parlare alla pancia della gente. La mia non vuole essere una difesa all’uscente capo della protezione civile (che non conosco), il quale, ha pagato lo scotto della semplicità di linguaggio e della verità. Ha ammesso di non conoscere i ventilatori e si grida allo scandalo! Mi chiedo e chiedo ai tanti meravigliati: ma un laureato in ingegneria può conoscere cosa sia un respiratore o un ventilatore? Se Pallaria è stato chiamato a svolgere quella funzione suppongo, sarebbe grave il contrario, sia dentro la norma. Il problema è quindi di sistema, non è certo il solo Pallaria. Tuttavia, questo caso,  può essere utile  ad aprire un discorso, serio, sull’utilizzo che fa la politica della burocrazia e dei livelli di connivenza e compiacenza tra le parti. Non mi alleo al coro di chi punta l’indice sul solo Pallaria, quasi fosse il capro espiatorio di tutti i mali. Quanti  dirigenti si occupano di settori estranei alle loro competenze? E questo accade ovunque! Colpiamo le norme piuttosto, rendendole meno interpretabili possibili, anziché le persone. Quando banalmente si colpiscono le persone e rimane il sistema è come fare un buco nell’acqua. Ma forse a qualcuno conviene sollevare polveroni e nutrirsi di populismo.  Iniziamo a eliminare la soluzione dell’assunzione ad interim di dipartimenti o settori cosicché si rimuove a monte l’ipotesi che un ingegnere possa occuparsi di materie sanitarie e viceversa.  Quando s’indicono i concorsi per le dirigenze gli stessi sono suddivisi per categorie professionali. Negli avvisi si richiedono determinati requisiti specifici riconducibili alle esigenze dell’ente. S’introduce opportunamente il titolo di studio (es. ingegnere – laurea in ingegneria), salvo poi affiancarci la parolina magica “o titoli equipollenti”. Ed ecco che si dà avvio allo sconfinamento interpretativo che ha un inizio ma non ha una fine. E’ l’Italia solita in cui le norme creano le condizioni per favorire intrallazzi e porcherie varie. Nella migliore delle ipotesi la magistratura interviene tra avvisi di garanzia, rinvii a giudizio e raramente qualche condanna, ma nella sostanza non riesce ad aggredire il problema e risolverlo in via repressiva. Va da sé che se si vuole davvero porre rimedio a questo eterno stillicidio occorre mettere mano alla legislazione vigente, altro che Pallaria! Ora Pallaria non c’è più a capo della protezione civile, ma quel sistema resta! Si grida a lupo a lupo per non risolvere nulla. E’ l’Italia dei furbi, di chi interpreta le norme per gli amici e le applica ai nemici (cit.Giolitti).  E allora accade di tutto, anche di funzionari che esercitano ruoli dirigenziali a botta di proroghe e se magari si va oltre e si cade nella violazione si rischia che tutto ciò che il facente funzione dirigenziale firma possa in sede di un eventuale giudizio ritenersi nullo. E chi paga? Pantalone…

Matteo Lauria – Direttore I&C

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2 Risposte

  1. Giuseppina Pittore ha detto:

    Vedo che hai centrato il problema, siamo tutti bravi a coprirci dietro un capro espiatorio, nessuno è capace di prendersi le proprie responsabilità. Il popolo dei votanti è contento della prima testa caduta non rendendosi conto che il problema resta anzi si accentua. Si vive sull’errore dell’altro e non sui propri meriti. Purtroppo credo che questa tragedia non ci ha insegnato niente ed è questa la vera tristezza.

  2. Martino Rizzo ha detto:

    articolo da non condividere. 1) Ogni attacco a Pallaria ha in sé un attacco al sistema. 2) Nessuno è esperto di tutto. I manager non sono esperti su tutto. Hanno i loro consulenti, si fanno consigliare e poi prendono le decisioni. Ebbene possibile che in tutti questi giorni Pallaria (nel posto che ricopriva) non avesse trovato il tempo di informarsi sui ventilatori? Che sono, a che servono, come si fa a reperirli, quanto costano, chi li produce, quanti ce ne sono attualmente in Calabria e quanti ne servirebbero?

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