Editoriale. Regionali, l’appello di Saverio Greco ai giovani

Domenica 26 gennaio si vota per le elezioni regionali della Calabria e dell’Emilia Romagna per una sorta di election day. Le elezioni riguardano due regioni alle quali sono legato particolarmente. Infatti, ho frequentato l’Università di Bologna e, successivamente, ho avviato la mia professione di ingegnere nella stessa città, facendo la gavetta per quasi cinque anni. Poi, nel lontano 1990, sono tornato in Calabria.

Questo voto potrebbe essere decisivo per le sorti future delle due regioni, sicuramente in maniera maggiore per la Calabria, ma anche per l’Emilia Romagna, dove addirittura, secondo qualcuno, il risultato del voto potrebbe essere decisivo per il futuro dell’attuale governo giallorosso. Raramente un turno di elezioni regionali è stato caricato di attese come quello del prossimo 26 gennaio, attese che sono concentrate quasi interamente sull’Emilia Romagna. Non è una sorpresa, già da diversi mesi si era capito che sarebbe stato così ed è anche abbastanza ovvio, considerando il peso e la storia politica dell’Emilia. Si tratta infatti della più popolosa e ricca tra le regioni abitualmente definite “rosse”, perché governate, praticamente da sempre, dai partiti progressisti e di sinistra. In Emilia sicuramente, ma anche in Calabria, si tratterà di una competizione in tutto e per tutto bipolare, come quelle che eravamo abituati a vedere nella seconda repubblica. La disputa è tra il candidato del centrosinistra e la candidata del centro destra. La marginalità del movimento 5 stelle non è una sorpresa: alle regionali, dove vince il candidato, e la coalizione che prende più voti (non c’è il cosiddetto voto disgiunto), il partito di Grillo, che ha deciso di correre da solo, sembra non essere competitivo. Vi sono anche altri candidati, ma secondo tutte le rilevazioni svolte finora la partita per la vittoria sarà un affare riservato tra i candidati del centro sinistra e del centro desta in entrambe le regioni.

In Emilia il candidato del centrosinistra Stefano Bonaccini, presidente uscente, si candida per la riconferma, portando a supporto un lavoro svolto con molti risultati positivi inconfutabili che hanno reso l’Emilia regione già all’avanguardia, uno dei motori dell’Europa. Ogni giorno entrambi i candidati dell’Emila parlano di contenuti, di proposte, di progetti in materia di Welfare, diritti, ambiente, delle opportunità di lavoro vero e di impresa che si possono creare grazie alle scelte della regione Emilia Romagna. Il presidente uscente si ricandida forte di un bilancio delle cose fatte, in questi 5 anni, da presentare e, soprattutto, perché ha ancora cose da realizzare, per dare risposte ai problemi concreti dei cittadini e per continuare a migliorare quanto di buono già è stato fatto. In Emilia i candidati chiedono il consenso ai cittadini e chiedono di dare una mano per consolidare quello che c’è e per fare altri passi in avanti.

E in Calabria?

Nel 2014 la vittoria del centrosinistra fu netta, con Mario Oliverio che ottenne una sorta di plebiscito con il 61,41%, anche grazie al disastro del governo uscente del centrodestra. Tutti inizialmente avevamo salutato con soddisfazione la nascita del nuovo governo della regione auspicando un proficuo e produttivo lavoro nell’interesse dell’intera comunità calabrese che ancora credeva, con positiva speranza, che la terra di Calabria avesse le possibilità di mettersi in cammino e al passo con l’Italia e l’Europa. Oggi, purtroppo, i risultati dei 5 anni di governo Oliverio sono sotto gli occhi di tutti e inchiodano alle proprie fallimentari responsabilità tutta la classe politica che ha avuto un ruolo di governo insieme al presidente uscente. L’azione di Oliverio ha avuto il limite di non coinvolgere il partito e i suoi stessi consiglieri regionali che sostenevano la maggioranza. Non ha saputo interloquire con le parti sane, vive e dinamiche della società calabrese. Il Governatore, come aveva fatto già alla provincia di Cosenza, si è arroccato su se stesso, isolandosi, incapace di aprirsi al territorio. A causa di ciò non ha raggiunto quasi nessuno degli obiettivi che si era prefissato e in cui inizialmente tutti avevamo sperato.

Il suo programma elettorale è rimasto purtroppo un “Libro dei sogni”… altro che Cantiere Calabria, è stato sicuramente il cantiere del fallimento, del tanto sbandierato Governo della regione. Il governatore ha pensato di collocare in posti chiave di governo amici stretti e sostenitori per gestire attraverso di loro la cosa pubblica, a prescindere dalla loro professionalità e capacità; anzi ha scelto molte figure senza né arte né parte, trascurando e mortificando i giovani calabresi con lauree e professionalità specifiche che avrebbero fatto sicuramente meglio. I risultati prodotti da questi personaggi sono disastrosi: sistema sanitario al collasso con soppressione dei servizi e reparti importanti, ritardi per la costruzione dei nuovi ospedali; paesi e città continuamente con carenza idrica e depuratori che non funzionano; rifiuti che invadono le principali città e comuni, infrastrutture fatiscenti, strade principali e secondarie ridotte a colabrodo; i piccoli centri, in particolare i comuni montani e le periferie, in completo stato di isolamento e di abbandono; la Calabria con il reddito pro-capite più basso d’Italia; la disoccupazione alle stelle, vantiamo il maggior numero di disoccupati insieme alla Puglia, altro che la svolta promessa in termini di opportunità per i giovani calabresi, un altro cavallo di battaglia portato avanti durante la campagna elettorale nelle piazze della regione fallito miseramente.

Si potrebbe citare a questo proposito il famoso “Garanzia Giovani”: non si può parlare di lavoro di giovani, di sviluppo e poi nei fatti fare l’esatto contrario. Si potrebbero fare tanti altri esempi di fallimento (purtroppo la lista è lunga) che spiegano il perché si sia venuto a creare un sentimento ormai dominato da rabbia, delusione e malcontento, nella gente, nelle forze sociali, sindacali e produttive, del quale troviamo ogni giorno riscontro anche sugli organi di stampa e sui media.

Oliverio e la sua maggioranza hanno brancolato nel buio, privi di una seria progettualità e di una programmazione che doveva essere sviluppata nell’arco dei cinque anni, per consentire alla nostra regione di uscire dallo stallo, e mettersi in moto e ambire legittimamente a quel ruolo centrale che deriva dalla posizione baricentrica nel Mediterraneo.

Abbiamo assistito invece al solito “teatrino della politica”, per quattro lunghi anni nessuna azione governativa seria e operativa, limitandosi alla politica degli annunci, continue passarelle politiche e promesse di clientela mai mantenute. Come d’incanto, nell’ultimo anno di legislatura, sembra di stare sulla luna: si firmano protocolli d’intesa per finanziamenti a comuni e a enti; si promette addirittura la riapertura della forestale, già chiusa da anni per legge, avviando tirocini e corsi, promettendo posti di lavoro; si avviano bandi, ritardati da anni, per far quadrare il cerchio e accontentare amici e simpatizzanti; si distribuiscono fondi a destra e a manca privilegiando accordi e procedure poco chiare e trasparenti, sempre attenti a questioni di potere. Insomma, non risultati concreti e progetti seri come in Emilia Romagna, ma dall’immobilismo di quattro anni all’ipermovimentismo dell’ultimo anno, “come solo i marpioni della politica nostrana sanno fare”, con fumo negli occhi, risultati fantasmi, protocolli, passerelle, strette di mano e ulteriori promesse che lasciano intatti i problemi e le tante criticità che affliggono i nostri territori.

Insomma, la “solita coglionetica” per creare clientelismo e accaparrarsi i voti sperando in una improbabile ricandidatura che fortunatamente non c’è stata. Preferisco non parlare della brutta pagina delle vicende giudiziarie che hanno colpito e che ogni giorno colpiscono il Governatore e altri membri del suo governo.

Sia chiaro, la responsabilità del fallimento di questa esperienza non è imputabile solo al GOVERNATORE, Mario Oliverio, ma è un discorso che coinvolge tutti coloro i quali hanno avuto un ruolo di governo. Il mio giudizio su Oliverio è esclusivamente politico e mi auguro che egli sappia dimostrare la sua estraneità alle indagini in corso che lo riguardano e da quello che gli viene imputato. Come ritengo si debba lasciare lavorare la Magistratura nella massima serenità e nel rispetto dei ruoli costituzionali.

In Calabria scaduti i termini per la presentazione delle liste, si sono sciolti tutti i nodi relativi alla scelta dei vari candidati che si sono intrecciati, come detto, anche con le vicende giudiziarie. Il Partito Democratico, dopo aver sperato di strappare un accordo con il Movimento 5 Stelle, nonostante il flop del voto in Umbria, ha deciso di puntare sull’imprenditore Pippo Callipo, mentre i grillini hanno scelto di correre da soli con il docente universitario Francesco Aiello, che ha avuto il via libera dalla piattaforma Rousseau.

Anche il centrodestra proprio all’ultimo ha evitato una clamorosa spaccatura: la coalizione ha indicato come propria candidata Jole Santelli, visto il veto della Lega che ha sbarrato la strada al forzista Mario Occhiuto, sindaco di Cosenza, il quale dopo una esplicita richiesta di Silvio Berlusconi, ha rinunciato a correre per conto proprio.

Alla fine in queste elezioni regionali in Calabria saranno quattro gli aspiranti governatori che si sfideranno il prossimo 26 gennaio:

Francesco Aiello – Movimento 5 Stelle, Calabria Civica

Filippo Callipo – Partito Democratico, Democratici e Progressisti, Io Resto in Calabria

Jole Santelli – Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Unione di Centro, Santelli Presidente, Casa delle Libertà

Caro Tansi – Tesoro Calabria, Calabria Libera, Calabria Pulita

Come detto, si tratterà di una competizione in tutto e per tutto bipolare, va ricordato però che la Calabria è una regione con una volatilità elettorale particolarmente alta, un tratto caratteristico delle regioni meridionali, e non sono quindi da escludersi sorprese, anche vista la scarsità di indagini demoscopiche realizzate alla vigilia. Insomma, la “maratona” elettorale del 26 gennaio si preannuncia come una delle più interessanti da molti mesi a questa parte.

Spero che i calabresi vadano a votare in massa e votino selezionando la serietà, la qualità e le capacità dei candidati, non chi promette di tutto e di più o chi ha già governato per anni le amministrazioni dello stato (Regione, Province, Comuni) con gli esiti disastrosi che abbiamo sotto i nostri occhi. Per questo è fondamentale pensare a un rinnovamento totale in termini di idee e volti, solo così potremo essere credibili agli occhi del resto del paese. Solo così potremo pensare di giocare una partita che si annuncia “difficilissima”. Soprattutto, e non da ultimo, bisogna ridare fiducia e opportunità concrete ai nostri giovani, che non devono essere più costretti a lasciare un luogo così ricco di potenzialità.

Io spero che dalle urne escano persone che vadano a governare la regione e siano capaci di farci uscire da ogni forma e accusa di assistenzialismo; la nostra Regione, in molte legislature caratterizzate da scandali, malgoverno, clientelismo e immobilismo, ha accumulato e continua ad accumulare ritardi enormi e punte crescenti di degrado socioculturale ed economico assai preoccupanti.

Viviamo sicuramente uno dei più brutti periodi dal Dopoguerra: la situazione è sempre più cocente e drammatica a causa dei troppi conflitti, problematiche ambientali e energetiche, problematiche migratorie, e soprattutto della profonda crisi economico-finanziaria globale, che infierisce inesorabilmente sull’economia reale e non consente più di tergiversare dall’avviare un processo culturale di cambiamento civile e sociale. È necessario proporre e portare avanti forti e credibili progetti e proposte politico-programmatiche che si facciano seriamente carico dei gravi e innumerevoli problemi della nostra Regione: partendo dalla piaga più grande della disoccupazione allo sviluppo, al deterioramento sempre più marcato delle istituzioni centrali e locali. Sono necessarie proposte capaci di farci uscire da ogni forma e accusa di assistenzialismo, frutto dell’assenza, da parte degli Enti Locali e in particolare dell’Ente Regione, di originarie linee di sviluppo e di concrete, proficue e lungimiranti azioni operative; proposte capaci di alleviare il malessere diffuso che domina la società calabrese, le istituzioni, le aree culturali, le forze politiche, sociali ed economiche, in una terra in cui si sono raggiunte punte insostenibili di degenerazione, di violenza, di connessione tra mafia, politica e affari.

Per far ciò è necessaria una rottura netta con il passato ed eleggere governanti con capacità e idee in discontinuità con i marpioni della politica nostrana.

Occorre una presa di coscienza dei Calabresi, soprattutto dei giovani e delle persone perbene, per determinare una effettiva svolta, per contribuire al superamento delle vecchie e nuove logiche partitocratiche e lobbistiche e per dire no a sovranisti e populisti.

La narrazione che la politica fa di se stessa è distante dai bisogni e dal sentire della gente comune. Il populismo supera ogni mediazione parlando alla “pancia” della gente, ma non risolve i problemi.

Sono necessarie iniziative forti per dare voce e peso a un progetto che individui le scelte prioritarie per la rinascita della Calabria nel turismo, nella salvaguardia del territorio, nella cultura e nella ricerca, nelle infrastrutture, nel sistema creditizio, nell’agricoltura e nell’industria agroalimentare, nell’artigianato, nelle piccole e medie aziende.

È necessario un reale rinnovamento della classe dirigente e dei metodi delle gestioni politiche e istituzionali, i giovani e le persone perbene della nostra terra, che si sono allontanati dalla politica, devono scendere in campo e riscoprire la qualità nell’impegno e nelle attività istituzionali con l’assunzione di serie responsabilità da parte di tutti e ognuno deve assurgere al ruolo di protagonista con idee e proposte. Altrimenti, se tutti mollano, questi spazi di democrazia saranno sicuramente occupati dai soliti personaggi che continueranno a rovinare i nostri comuni, le nostre provincie, le nostre regioni e lo stato.

Voglio rivolgere un accurato appello soprattutto ai giovani: non vi sottraete, scendete in campo per combattere, basta avere paura, adesso tocca soprattutto a voi; questa è la battaglia da condurre per privilegiare il confronto sulle idee, sugli obiettivi e sui programmi e dire basta al clientelismo e al malaffare che hanno distrutto la Calabria e il sud, bisogna ricostruire la speranza, altrimenti il destino del nostri paesi e della nostra regione è segnato, continueranno ad andare alla deriva.

Abbiate il coraggio di dire no al reddito di cittadinanza, a corsi, a tirocini fasulli e fittizi e altre false promesse fatti solo per prendervi in giro e fottervi il voto. Mettete in campo i vostri ideali e la vostra cultura, create forze e movimenti che convergano in una visione univoca e complessiva dei problemi, si punti per una strategia comune, mirata alla costruzione di una società migliore e un futuro radioso per il Sud.

Saverio Greco

già sindaco di Campana e presidente della Comunità Sila Greca

 

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