Editoriale. Per Corigliano Rossano l’unica via d’uscita è divenire Capoluogo

Domenico Mazza

Alla fine si ritorna sempre al punto di partenza. 
Aver creato la fusione amministrativa delle due ex città di Corigliano e Rossano, plasmando la terza città della Calabria, la più grande della regione per estensione territoriale (si pensi che la città di Corigliano Rossano ha un territorio che è pari a tre volte quello di Parigi), non è stato abbastanza!
I poteri centralisti sono sempre li, in agguato, s’assicurano che la stessa sia sempre dimenticata, abbandonata, esautorata, finanche disconosciuta. 
È di qualche ora fa la notizia della mancata elevazione a Distretto del commissariato di PS della città. 
Aleggia già la probabile soppressione dell’agenzia delle entrate con verosimile accorpamento alla “succursale”cosentina (Castrovillari), sarà operativa nelle prossime ore la dismissione dell’ufficio legale del distretto sanitario per accorpare lo stesso alla sede Asp di Viale degli Alimena a Cosenza. 
E pensare che avrebbero voluto accorpare anche l’ufficio legale dell’INPS alla sede brutia, ma poi la presa di posizione politica ha impedito anche questo sciagurato disegno, ed il presidente Tridico ha deciso (a giusta ragione) d’elevare l’agenzia a Filiale Provinciale, aggregando alla stessa l’agenzia di produzione di Trebisacce. 
Tutto ciò naturalmente scatenava le ire brutie, che non tollerava (e non tollera) il fatto di non gestire direttamente porzioni di territorio, ma tant’è. 
Eppure questi disegni, non hanno indignato gli abitanti al punto da scendere in strada, protestare (pacificamente s’intende) contro questa “manina” che sguazza dall’ambito della giustizia, a quello della sanità, a quello dei trasporti, a quello dei servizi, che ha ridotto l’area di Corigliano Rossano, e di conseguenza le sue pertinenze territoriali, ad una costola dell’Eritrea. 
E sul lato pitagorico?  Lo stesso disegno!
La Camera di Commercio, di prossimo accorpamento a Catanzaro, l’Asp totalmente dipendente dai servizi di secondo livello erogati dal Capoluogo di Regione, i trasporti inesistenti.  Catanzaro stava per soffiare anche la sede della Soprintendenza… 
Ma proviamo a capire perché questi scriteriati disegni hanno luogo. 
Ha senso essere Capoluogo (nel caso crotonese) di una provincia, ma non avere una demografia tale da poter decidere sulla soppressione dei servizi che la stessa deve necessariamente erogare ai propri cittadini?
Ed ancora ha senso essere la terza città della Calabria, essere finanche più grande dello stesso capoluogo di Provincia, ma non avere servizi parimenti al più piccolo dei comuni disseminati nella stessa? La risposta è ovvia, assolutamente no!
Vogliamo metterci in testa che se la città di Corigliano Rossano non assurgerà al ruolo di Capoluogo, anche quel poco che le è rimasto sarà definitivamente cancellato dai poteri centralisti con la scusa della demografia territoriale carente, così come se la città di Crotone continuerà ad essere il Capoluogo di una provincia ampia quanto il diametro di un coriandolo, il suo status resterà solo ed esclusivamente sulla carta. 
Aver oggi una provincia, ma non suffragare almeno la demografia di 350mila abitanti significa non avere nulla ed essere condannati all’abbandono, al menefreghismo, all’incuria ed alla dipendenza. 
La dipendenza si, quel brutto termine che implica la mancanza della propria libertà, che inibisce la realizzazione degli individui, che annichilisce le menti dei buoni pensatori appiattendole a concetti sterili, inutili, impalpabili. 
Ma la soluzione è lì, dietro l’angolo! 
Con un colpo solo, Crotone acquisirebbe la valenza di capoluogo non solo sulla carta e Corigliano Rossano avrebbe il suo giusto riconoscimento di status, ovvero capoluogo  insieme alla città di Pitagora di un territorio che suffragherebbe tutti i requisiti richiesti dalle normative vigenti per inverare il concetto stesso di provincia: racchiudere un’area omogenea, accomunanta nelle stesse problemariche e nelle medesime potenzialità per assurgerla al riconoscimento dei suoi sacrosanti diritti, per non essere più il terreno di conquista dei “Capoluoghi Storici” ma per confrontarsi con questi alla pari, abrogando il concetto localistico per il sol fatto che la stessa sarà sussidiarimente coordinata da due città capoluogo, allontanando pertanto quel miserevole concetto di centralismo che ha da sempre caratterizzato i nostri padroni della “Val di Crati e della terra d’Istmo”.
Tutto ciò ha un nome, si chiama “Magna Graecia”, la nuova provincia jonica guidata dai due capoluoghi Corigliano Rossano e Crotone che genererà quel plus valore propulsivo per il riscatto del “sol levante Calabro”. 
—E sia!—
Domenico Mazza, Cofondatore del Comitato per la Provincia della Magna Graecia.

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