Editoriale. Magna Grecia, area propulsiva per l’intera Calabria



Domenico Mazza

Da sempre sono stato assertore d’ideali. Ho condiviso ogni processo sociale e politico che avesse intenti migliorativi per le comunità alle quali proposti. Ho sempre sostenuto che in Italia come in Calabria, pennacchio e campanile hanno levato gli scudi alla possibilità di sviluppo. Ho sposato l’idea d’area vasta della magna grecia,  poiché la stessa supera qualsivoglia contesto di localismo restituendo dignità ad ambo i lati dell’ex Calabria Citra, dando vita al contempo a  due aree territorialmente e demograficamente omogenee, ovvero la Magna Grecia ad est, l’area Bruzia/Tirrenica è del Pollino ad ovest.
Del resto ho sempre sostenuto che la nascita di un ente debba rappresentare un processo migliorativo per la qualità dei servizi e della vita dei cittadini ad esso assoggettati.
Mal comprendo, e la storia in questo mi suffraga, quale fosse il senso di creare enti provinciali talmente piccoli da non poter avere da questi la netta rappresentanza in termini istituzionali, e quindi solo ed esclusivamente il mero tentativo di poter affermare di far parte di una nuova provincia pur senza avere alcun beneficio dalla stessa, se non un gettito di fiscalità statale pari allo zero o quasi. Gli enti d’area vasta hanno un senso quando assemblano in se i numeri per poter sedere al tavolo delle decisioni, per poter migliorare realmente le condizioni di vita dei propri abitanti, e di riflesso anche la condizione umana e sociale degli abitanti che resteranno in forza all’ente scorporante. Ebbene la “magna grecia” è questo!
È l’unione di due aree insufficienti a se stesse ma potenzialmente e vicendevolmente efficaci s’amalgamate in un processo che rifaccia pace con la storia. Due micro aree figlie degli stessi padri e nate allo stesso focolare, che purtroppo la storia ha allontanato, seppur le stesse s’abbracciano lungo quella valle di ciottoli e frane che ancora oggi porta il nome di Nicà.
Quella valle, letto d’un fiume che ha visto scorrere verso il mare ettolitri di sangue di fratelli, per vedere chi fra i due avesse primeggiato, disconoscendo il fatto che solo dalla loro unione poteva e può nascere quella forza propulsiva che avrebbe fatto, e farebbe da collante al conseguimento degli agognati obiettivi di prosperità e benessere. Oggi quelle due aree sono lì, separate!
L’una istituzionalizzata ma senza peso e risorse, l’altra soggiogata al volere di un ente che poco ha in comune con lo stesso, se non nulla. Due aree accomunate dalle stesse problematiche, incancrenite anche dalla loro cieca visuale a sud ovest rispetto ai loro centri più rappresentativi, senza che queste si rendano conto che il loro sguardo naturalmente posto l’un verso l’altro era stato volutamente reso strabico da politiche accentratici che avevano e continuano ad avere un rapporto non sussidiario ma di sudditanza verso le stesse. Solo la loro unione, che si badi bene è il processo più naturale e spontaneo, creerà la nascita di un ente che supererebbe il “fazzoletto” per intessere una “coperta”, paritetica, se non superiore ad altri “ricami a tessuto” in questa terra di Calabria.

Domenico Mazza – Cofondatore costituendo comitato Magna Grecia

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