Editoriale. Il pressapochismo organizzato e la tecnocrazia

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A breve ci sarà, purtroppo, un aumento delle tasse regionali, e quindi un aumento dell’esborso dei calabresi. Il regalo di Natale lo dobbiamo al disavanzo globale della sanità quantificato, di recente, dagli advisor preposti, in una perdita prevista di 163,6 milioni di euro; orbene tenendo conto dei 98 milioni di cui si fà carico ogni anno la regione con le tasse dei cittadini, si supera di 65,6 milioni la copertura fiscale.

Ergo: dopo la certificazione della differenza di cui sopra, per ora prevista ma molto attendibile, aumenteranno le imposte regionali. Facile governare nò, se ci sarà deficit grazie alla sanità che abbiamo, pagheranno le famiglie e le attività produttive calabresi, che vedranno un aumento dello 0,30 dell’IRPEF e dello 0,15 dell’IRAP. Se così è, scatterà anche, il blocco delle assunzioni, al di là delle parole al vento che si fanno sulla diminuzione della disoccupazione, che nella nostra regione viaggia al 21,6%. Quindi aumento delle tasse, in una regione con  livelli sanitari sotto la media e con una migrazione in aumento, impoverisce le famiglie per accedere alle cure, e dulcis in fundo abbiamo anche un ospedale della Sibaritide che ancora pare non partire dopo anni ed anni dalla sua progettazione. In generale, i calabresi vedono così, un abbassamento della qualità della vita a causa dei servizi sanitari non coperti dal pubblico, e pensare che da anni la sanità in Calabria è commissariata, con l’obiettivo di ridurre il deficit. Chi può e vuole scappa dalla Calabria per farsi curare altrove, con palesi problemi ovviamente per le categorie più disagiate e che non hanno un reddito che consente cure private o fuori regione. Ed è ovvio che andando a farsi curare in altre regioni, principalmente del nord, si trasferiscono importanti risorse dal sud alle regioni settentrionali, che anche grazie ai soldi dei cittadini calabresi, diventati anche forzatamente emigranti sanitari, progrediscono sempre di più.

Nello stesso tempo, il bilancio riferito all’anno 2017 della nostra regione pur superando l’esame della Corte dei Conti, ha evidenziato un disordine amministrativo in cui si annidano potenziali rischi, tali da imporre un radicale cambio di metodi e mentalità. Tra l’altro, si sono rilevate criticità nel delicato settore dei fondi comunitari, dove il Por Calabria Fesr –Fse ha una dotazione di 2,3 miliardi di euro, ma la spesa certificata è di soli 200 milioni, che è l’8,4% del finanziamento globale.

Insomma i fondi europei non vengono spesi, con ritardi o peggio perdita degli stessi.

Ma di ciò il dibattito politico langue, lasciando spazio alla protesta o al pressapochismo organizzato; amplificato da un mutismo, o al massimo da un balbettare, condito da comunicati stampa e da incontri inutili strombazzati come chissà cosa.

Occorrerebbe un’assunzione di responsabilità e organizzare azioni di governo o prepararsi seriamente a farlo, per cercare di invertire la tendenza che ci vede sempre più come la prima regione d’Italia, se giriamo la classifica alla rovescia, e considerando che nella regione, il nostro territorio è stato abbandonato e depauperato di uffici che da secoli insistevano.

Si assiste a battibecchi inutili, o a discussioni sui debiti dell’ex comune di Rossano o di Corigliano, si fanno ormai inutili pagelle; ancora si scrive di fusione Si e fusione No, di chi è o è stato il più bravo o il meno peggio, e questo modo di intendere la politica denota la mancanza di argomenti e di proposte realizzabili con i fondi a disposizione ovvero come fare per eventualmente ottenerne di aggiuntivi, ossia con le coperture previste dalla legge e non con voli pindarici e utopie; che  lasciano il tempo che trovano e non spostano di una virgola i tanti problemi che ha il territorio; sperando che l’assistere a ciò non faccia allontanare o scappare le forze sane che ci sono  dalla politica e dalla prossima competizione elettorale.

In democrazia chi vince le elezioni, deve legittimamente governare; è questo un importante assioma che delle volte viene dimenticato. Se è vero ciò, però chi governa, o si prepara a farlo, deve avere la capacità per farlo; in caso contrario si avrà la conseguenza che chi vincerà le elezioni non governerà, ma decideranno le sorti della comunità amministrata altri soggetti.

Ossia: si corre il rischio che a governare sia l’oligarchia e la tecnocrazia,  intesa come gruppo ristretto di persone non eletti da nessuno, che dietro le quinte dirigono e indirizzano la politica locale (per restare nel nostro territorio), soggetti sottratti ad ogni responsabilità e buoni per tutte le stagioni, che fanno compiere scelte decisive a chi non è attrezzato per poter comprendere se quello che fa è necessario o presentato come tale, oppure vi sarebbe un’alternativa, che per conoscerla serve preparazione e un’autorevolezza riconosciuta.

Avv. Luigi Fraia

già amministratore dell’ex città di Rossano

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