Editoriale. Giustizia, riforma aberrante. E Birritteri ancora parla …



Corigliano Rossano – Luigi Birritteri, attualmente sostituto procuratore generale presso la suprema corte e ai tempi della chiusura dell’ex tribunale di Rossano a capo del dipartimento dell’organizzazione giudiziaria in un editoriale su “Il sole 24 ore” torna a osannare la riforma del 2012 e a graziarsi che in Italia sia stato ridotto del 47% il numero degli uffici giudiziari. Ed auspica, con nuove soppressioni, persino il completamento di quella stessa nefasta riforma, che ha portato intere famiglie sul lastrico, inefficienza, prodotto falsità e bugie, maggiori costi a carico dello Stato,  disservizi, inesistente mobilità pubblica, insufficienza nel settore dell’informatica, cause rinviate di due anni, uffici giudiziari accorpati in sedi la cui agibilità è dubbia. E’ vero che ognuno si auto convince delle proprie ragioni ed è libero di esprimerle ma è altrettanto vero che quando determinate scelte incidono sulla vita di migliaia e migliaia di persone bisognerebbe azzardare un minimo di prudenza e di rispetto, soprattutto da parte di chi vive percependo stipendi grazie alle tasse pagate dai cittadini ivi incluso quelli che hanno subito decisioni aberranti!  Tra le ragioni che l’allora il Ministro Severino portò, in sede di commissione, a giustificazione della soppressione dell’allora tribunale di Rossano il fenomeno della criminalità organizzata. E che grazie all’accorpamento a Castrovillari lo Stato avrebbe assicurato tutele al territorio mediante un recupero netto di efficienza operativa, raggiungendo le dimensioni ideali per l’efficienza di un tribunale. Parole del guardasigilli datate 2012. Bene, nel solo anno 2018 sono stati rinvenutiben 4 morti ammazzati a botta di kalashnikov e due ipotesi di lupara bianca, oltre a un giovane ucciso nel rossanese che, seppure per ragioni estranee alla malavita, è indicatore della recrudescenza di una società malata. E come non ricordare le dichiarazioni rese dal procuratore capo Eugenio Facciolla, opportune e allarmanti di un tribunale, quello di Castrovillari, che rischia la paralisi per inadeguatezza della dotazione organica e di spazi strutturali, a fronte di una vasta area ritenuta tra le più grandi d’Italia per giurisdizione. Ancora rimane un mistero il perché dei quattro tribunali in lizza (Lamezia, Castrovillari, Paola e Corigliano Rossano) si decise di chiudere il presidio di giustizia che oggi sarebbe ospitato nella prima città della provincia di Cosenza. L’unico tribunale, quello di Rossano, mal collegato con il capoluogo di provincia (era lo spirito originario della riforma), a differenza di Paola (appena 16mila abitanti) e Castrovillari (appena 21mila abitanti) che invece da Cosenza distano pressoché 15/20 minuti d’auto, supportati da collegamenti pubblici e viari decisamente superiori rispetto all’isolato jonio. Così oggi abbiamo una città di 80mila abitanti, la prima della provincia di Cosenza, con il giudice di pace e piccoli centri sedi di tribunali. Questo è riuscito a fare il governo di tecnici, i grandi illuminati del sapere che ancora si presentano a dare lezioni su come va gestita la geografia giudiziaria. Servizi essenziali come la giustizia e la sanità pervasi dalla logica dei numeri e non del preminente principio  costituzionale secondo cui è lo Stato che deve garantire qualità ed efficienza in egual misura per tutti i cittadini, parimenti tassati. Ci si auspica nelle prossime ore una presa di posizione ferma e decisa di tutti gli agenti democratici a difesa e a tutela delle fasce sociali più deboli e dei territori ritenuti periferici ed abbandonati. Verrebbe da chiedersi: che fine hanno fatto i valori della sussidiarietà e della solidarietà? Il problema vero è che chi amministra ha tutto sotto casa e non può comprendere i drammi quotidiani dei tanti che hanno dovuto stravolgere il tenore di vita, abbandonando la famiglia a causa di scelte che definire scellerate equivale a una gratificazione.

Matteo Lauria – Direttore testata giornalistica  I&C

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