Editoriale. Eventi, privatizziamo! Carenze nel marketing. Occorre programmare

Corigliano Rossano – La storia si ripete anche in previsione del Carnevale dello Jonio 2020 che abbraccia per la prima volta i territori di Corigliano Rossano e Crosia. Premesso che metter su una iniziativa richiede massimo impegno, collaborazione, energie da parte degli organizzatori ai quali va tutto il massimo apprezzamento per l’opera meritoria svolta, spesso a mero titolo di volontariato. Chiarito ciò, è da più tempo che stiamo tentando di far comprendere come sia importante intercettare utenza extra locale nell’ambito delle varie importanti iniziative di ampio respiro che offre il nostro territorio, siano esse di tipo culturali e/o spettacolo, e/o rievocanti tradizioni storiche. Iniziative che, se valorizzate mediante una gestione di tipo imprenditoriale, possono rappresentare non solo fonte occupazionale per chi vi opera, ma anche e soprattutto dare la giusta valenza mediatica ai vari livelli di ciò che rappresenta la nostra realtà.

Non lo diciamo con spirito polemico, ma riempire piazze e strade con gente del posto significa muovere microeconomia da panino e qualche birra e magari, nella migliore delle ipotesi, qualche pizza. Nulla di più. L’economia, al contrario, si muove se si riesce ad intercettare utenza regionale ed extra regionale. Ciò comporta, inevitabilmente, la prenotazione di posti letto, il soggiorno sul posto, visite nelle aree più appetibili, pranzi e cene nei ristoranti, vendita di gadget, acquisti in profumerie, gioiellerie, abbigliamento nei vari negozi per la città. E’ così che si crea il famoso vero indotto. Quando si organizzano eventi occorre anteporre la parolina magica del marketing promozionale/pubblicitario e questo deve avvenire almeno sei mesi prima da ogni singolo evento. Così si programma e si progetta, altrimenti tutto viene gestito alla carlona.  Idem per la Notte dei Fuochi, i festeggiamenti di San Francesco o per la suggestiva  cerimonia della Madonna della Neve di Schiavonea, o la notte di Ferragosto.

L’idea di trasformare questi eventi in “prodotti” da far gestire a soggetti  imprenditoriali specializzati nel settore può costituire l’arma vincente. Si continua, invece, a gestire alla vecchia maniera, con approssimazione e magari con l’acqua alla gola talvolta per mancanza di fondi tal altra perché presi da necessità impellenti derivanti dai problemi della quotidianità.

Non sarebbe forse il caso di privatizzare la gestione di questi eventi al fine di programmare con piglio e nei tempi giusti tali manifestazioni? La parolina magica è il famoso marketing promozionale e pubblicitario. Che manca! E s’immagina per mancanza di risorse. E allora che senso ha metter su una macchina organizzatriva di rispetto per poi tradursi il tutto in un’autentica festicciola di paese? Chi sa a Catanzaro, Crotone, Reggio, Matera, Policoro, Potenza e via discorrendo dell’esistenza di queste manifestazioni? Quali sono i benefici per le città dello jonio in tema di immagine e di rapporti commerciali? Nel pieno rispetto per la mole di enorme lavoro svolto da chi organizza è tempo che si inizi a ragionare in maniera decisamente diversa. Di mettere da parte la cultura della gestione diretta di ogni cosa al solo fine di manipolare consenso. Guardiamo ai risultati finali e, se positivi, il consenso arriverà spontaneamente.

Matteo Lauria – Direttore I&C

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