Editoriale. Elezioni, non bisogna tirarsi indietro lasciando ai mestieranti campo libero

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In un precedente mio intervento, avevo evidenziato quali a mio modo di vedere, erano i requisiti per affrontare la nuova sfida della prova elettorale, e del contributo da dare alla nuova città nata dalla fusione.

I tanti attestati ricevuti in via privata, e il verificare ancora, una latente litigiosità inutile esistente tra vari soggetti e/o il perdere tempo a occuparsi di questioni risibili, e l’assistere ad alcuni interventi votati a distruggere più che a costruire, mi spingono ad esplicare ancora il mio pensiero.

Si continua, talvolta, in inutili polemiche sui giornali; ma è ovvio che in politica non si vince e si governa soltanto perchè si fanno piu’ interventi o  si mandano veline alla carta stampata o via internet. Occorrono progetti e le conseguenziali risposte ai cittadini. La politica è l’arte dell’ascolto e poi delle decisioni collegiali, non è che chi crea allarmismi possa sol per questo avere ragione. E’ mia convinzione che certi atteggiamenti non sono graditi dalla gente e possano anche portare danni all’immagine della nuova Città che si stà, faticosamente, formando.

In politica ciascuno è artefice del proprio destino e non credo ai complotti, ma nella sana e costruttiva dialettica. Alle prossime elezioni occorre scegliere una persona credibile, affidabile, competente e capace; ciò però non basta si deve, a mio avviso, creare un’alleanza politica rafforzando la componente moderata e che si ritrovi su un programma comune e condiviso.

Delle volte le questioni vere, o non sono affrontate o sono viste più in termini di strumentalizzazione che invece di analisi. Non si studiano i processi storici e, invece, si tenta di inventare procedimenti giuridici sostitutivi delle ragioni che sostengono i comportamenti. Non vorrei che accadesse che si avesse difficoltà nell’aggregare forze che conservano una quantità di contraddizioni che vengono occultate e/o ammorbidite prima del voto e che, poi, riesplodono dopo le elezioni. Questo è un problema importante, perché se ciò avverrà la nuova amministrazione sarà paralizzata; basti pensare al futuro urbanistico che si vuole intraprendere e alla annosa e mai affrontata questione Enel.

Comunque i tempi e i modi saranno quelli che la gente deciderà nel rispetto del principio della democrazia e della responsabilità politica: che non dimenticherà che chi ha governato è responsabile delle scelte operate sul nostro territorio e ne deve dare conto; la stessa gente deciderà se approvare con il consenso ovvero bocciare, quello che si è fatto e quello che non si è fatto, e chi ha depauperato un’area senza una logica e senza nessuno che lo abbia difeso efficacemente. Chi si vuole proporre all’ elettorato ha tutto il diritto di farlo, ma la gente e soltanto essa deciderà e credo non si dimenticherà di quello che si è subito ingiustamente.

Ecco che occorre un nuovo progetto politico locale, non riportandosi necessariamente a quello che avviene a livello nazionale, in una fase peraltro difficile del paese; se ci sarà un progetto da condividere e nell’esclusivo interesse della città di Corigliano/Rossano non bisogna tirarsi indietro; lasciando la scena soltanto ai mestieranti della politica, non dimenticando che il momento storico non è dei più facili dal punto di vista economico-finanziario, ma che le risorse ci sono se c’è la capacità di trovarle e non affidandosi solo a burocrati avulsi dal contesto sociale in cui vivono.

La prima giunta del nuovo comune non potrà non far sentire la sua forte voce di protesta, e farsi portavoce di legittime rivendicazioni, partendo dal riottenimento di quello che da secoli era presente sul territorio, ed in una notte ci è stato tolto.

Avv. Luigi Fraia – già presidente del consiglio comunale e assessore dell’estinto Comune di Rossano

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