Editoriale. Elezioni, a proposito di informazione. Risposta ai lettori



Come per ogni testata giornalistica al centro ci sono i lettori, soprattutto quando la si pensa in maniera diversa. Lo spazio riservato ai commenti deve essere vissuto come una opportunità che si dà all’utenza per poter esercitare liberamente il diritto di critica che, però, non deve essere confuso con una azione liberticida. Non a caso talvolta, ci vediamo costretti a rimuovere quei commenti ritenuti diseducativi, volgari, diffamatori e calunniosi, che offendono la onorabilità e la dignità delle persone. Premesso ciò, quale direttore della testata giornalistica che mi onoro di rappresentare, mi cimento spesso in editoriali che riproducono spaccati della società civile visti ovviamente da un’ottica prettamente soggettiva. Nessuno di noi può pensare di essere dotato di verità assolute. Nelle ultime ore ho inteso trattare il tema dell’informazione durante la campagna elettorale appena terminata, quando prendevo atto di critiche rivolte al giornalismo che per senso di responsabilità ha inteso non fomentare gli scontri e i conflitti al fine di evitare lo spettacolo indecoroso in parte andato in scena. L’evento storico della fusione non poteva né può essere trattato così! La nostra coscienza non ce lo permette. Ed essere tacciati per subdoli o ipocriti per il solo fatto che non abbiamo inteso favorire l’uno o l’altro candidato, a mio parere non è gradevole. Soprattutto quando rispettiamo, pur non condividendo la condotta, chi invece indossa la sciarpa. Abbiamo inteso dare spazio ai candidati con fare costruttivo, presentando i loro progetti e i loro programmi. Il mio editoriale era dunque di risposta a chi, in maniera più o meno diretta, lanciava accuse di questo genere. 

Poiché non amiamo sottrarci alla spirito di confronto, quando questo è da ritenere costruttivo, rispondiamo ad alcuni commenti giunti a seguito dell’editoriale (link: https://www.informazionecomunicazione.it/editoriale-elezioni-a-proposito-di-informazione/)

Il Sig. Elia Aldo Mingrone commenta: “ Una domandina pertinente e facile facile: Ma la tua informazione è libero oppure no?”.  

Sig. Mingrone, la nostra testata è autonoma e indipendente, non deve dare conto a nessuno se non a noi stessi. Ciò non si traduce necessariamente in libertà assoluta. Tenga conto che si tratta di una struttura associativa che non gode di finanziamenti pubblici né introita proventi dai lettori. Se poi la domanda è rivolta a me personalmente (noi analizziamo i processi sociali, non amiamo personalizzare), ebbi già modo di risponderLe in un’altra occasione nell’ambito di un post di un comune amico. E francamente ribadirLe la mia storia giornalistica che si presterebbe ad atti di autoreferenzialità (cosa che odio)  credo sia poco importante sotto il profilo dell’interesse generale.  Se vuole, però, Le rispondo in privato, o davanti a un caffè. Se me lo concederà. 

L’amico (non so se azzardo) Leonardo Arci commenta:“Matteo, non credo che schierarsi (esporsi a favore dell’uno o dell’altro) sia di per sé indice di non credibilità del giornalista. La sua credibilità viene da ciò che scrive. Solo da quello. Tu lo sei- sai cosa penso – a prescindere dall’esserti schierato o meno. Però non possiamo neppure pensare che chi non si schiera non abbia sue preferenze e sia credibile solo per il fatto di non essersi esposto apertamente. In alcuni casi mantenere questa facciata di equidistanza è il paravento dietro cui nascondere subdolamente, la propria appartenenza”. 

Caro Leonardo, i cittadini oggi chiedono sempre di più il diritto ad un’informazione precisa, credibile, trasparente. L’aggiornamento deve essere continuo e costante, ti devi adeguare ai tempi. E sai benissimo che tutto questo produce anche dei costi. Che in una economia debole come la nostra spesso induce, particolarmente la parte del precariato, a scendere a compromessi aprendosi alle condizioni di ricattabilità a tutti note.  Ecco perché sposo la causa, ma su questo nessuno ci ascolta, di abolire il finanziamento pubblico rivolto alla stampa di parte (editori con interessi in altri settori che usano i media come luogo di potere) e di destinarli in via esclusiva a soggetti giuridici composti da giornalisti così da garantire stipendi da un lato e, soprattutto, la invocata autonomia e indipendenza. 

Quel che rimane immutato è un principio: il giornalista non deve nascondere alcuna notizia, attenersi ai principi della buona fede, non deve fare pubblicità, palese od occulta, non subordinare l’informazione ai propri interessi o a quelli di terzi.  Tutto ciò rischia di essere compromesso quando si è di parte. Aggiungi che la soccombenza a tali principi ha ragioni prevalentemente economiche. Perché, come sai, abbiamo creato una società tutta incentrata attorno al Dio denaro.  

Matteo Lauria

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