Editoriale. Dalla tragedia a un’idea nuova di turismo

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Perché?  Fatte salve le indagini ancora in corso della magistratura possiamo dire che l’attraversamento del torrente Raganello che è roba da esperti torrentisti in condizioni normali, d’estate è diventata una specie di autostrada del passeggio sull’acqua per iniziativa spontanea di  migliaia di persone   che villeggiando sulla costa, vanno a fare questa escursione come momento di relax e di alternativa al mare. Questo comporta un aumento esponenziale del rischio, perché si tratta comunque di un passaggio difficile in un canyon che va fatto in condizioni di assoluta sicurezza meteo, con livelli dell’acqua bassi e con guide esperte ed autorizzate sia dall’ente  Parco del Pollino  che dal comune di Civita e dagli altri tre che insistono sul torrente. Allora o le istituzioni deputate( e vedremo quali più avanti) sono in grado di garantire l’assoluto rispetto delle condizioni di sicurezza minime oppure i l transito libero va semplicemente vietato dagli organi di polizia municipale innanzi tutto, superando le resistenze dei commercianti locali che d’estate traggono qualche guadagno, ma che non si sono battuti seriamente insieme a tutte le loro comunità locali per una migliore organizzazione  dalle istituzioni che hanno il potere d’intervento.

Il ruolo dei Parchi nazionali in Calabria l’episodio dimostra che il turismo spontaneo fuoriesce dai circuiti ufficiali di gestione del parco del Pollino e questo è un sintomo del fatto che Il Parco del Pollino, come gli altri Parchi nazionali della Calabria( Sila ed Aspromonte) che occupano il 25% circa del territorio calabrese, attualmente non hanno una politica turistica seria. Chi dirige questi enti non si è posto il problema di garantire sufficienti percorsi  per incanalare il turismo di massa nei periodi estivi. Non sono state programmate iniziative per la gestione ordinata dei flussi turistici  dal mare alla montagna( e non c’è alcun tipo di raccordo tra l’ente Parco e i comuni costieri da dove arriva la massa del turismo estivo). Questa è responsabilità di chi dirige questi enti parco senza visioni d’insieme della nostra regione dove le coste sono vicinissime alle montagne. In realtà gli enti parco  sono occupati da personaggi politici che non hanno competenze naturalistiche e tantomeno di economia del turismo e perciò l’episodio di Civita e del Raganello è una conferma di questa carenza . Le uniche iniziative di accoglienza di turismo di massa si hanno nei centri museali realizzati molti anni fa agli inizi della vita di questi parchi( e solo in parte anche negli ultimi anni) , ma nessuna iniziativa seria di gestione del turismo naturalistico di massa mai stata presa in considerazione dagli Enti Parco. Turismo povero, si dirà, sì, ma quando le cifre in estate diventano rilevanti sarebbe obbligo degli enti parco in collaborazione con le pro loco organizzare manifestazioni che permettano di gestire il flusso di massa nella maniera in cui la natura dei luoghi può consentirlo. Quindi quando ci sono aree sentieristiche o percorsi naturalistici  difficili, vanno regolamentati gli accessi e previste visite con numeri ristretti di gruppi visita ognuno gestito da guide ufficiali( che oggi sono poche perché i parchi non incentivano la politica turistica e questo favorisce il proliferare di guide esterne al Parco). Tutte queste carenze evidenziano la mancanza di qualunque programmazione di politica turistica negli Enti Parco. Per questo motivo io penso che il governo nazionale debba rivedere l’attuale assetto dei Parchi nazionali in Calabria.

Il ruolo dei comuni . I piccoli comuni calabresi che sono nel perimetro o nelle vicinanze dei parchi nazionali non hanno spesso ( tranne alcune rare eccezioni come Camigliatello ,ad esempio) strutture sufficienti per gestire afflussi turistici consistenti. Ci sono le feste di paese spesso molto seguite dalla popolazione e in parte anche dai flussi turistici esterni, ma sono iniziative locali. Allora sarebbe opportuno invece che le aree ove negli  ultimi anni si sono aperti flussi turistici insistenti si attrezzassero insieme ad altre istituzioni come gli enti Parco, o anche le Province oppure la Regione, perché si potenziassero i servizi di vigilanza( quindi con un aumento delle forze dell’ordine nei periodi considerati) con pro loco che abbiano guide locali attrezzate , con mezzi di intervento adatti quando ci sono situazioni ove i casi di pericolo possono creare esigenze di trasporto eccezionale, come il recupero di persone disperse o episodi simili. Ogni comune che ha beni ambientali esposti al flusso di visite deve avere un gruppo di guide controllate che seguano degli indirizzi precisi di gestione del turismo.

IL ruolo dello Stato e il dilemma dei forestali  Uno dei problemi più seri che la gestione delle montagne negli ultimi anni non solo in Calabria , ma in molte regioni italiane si sta ponendo, è la scarsa copertura degli organici del corpo forestale dello stato ora passato in forze ai carabinieri. Qui si tratta di invertire questa politica errata: O lo stato ricostituisce un servizio adeguato con personale e mezzi con la formazione di forze dell’ordine forestali,  e quindi con un minimo di ripresa degli organici che sono stati invece in Calabria e nella nostra zona pure  drasticamente ridotti, oppure la regione deve sostituirsi con un proprio corpo di polizia forestale. Questo , a mio avviso, dovrebbe essere argomento di discussione nella conferenza Stato-regioni perché il numero degli organici del corpo forestale attualmente è sotto  i livelli minimi per un controllo di base del territorio montano e boschivo. Il nostro comune CoriglianoRossano, per esempio avrebbe bisogno di un corpo organico di polizia forestale di almeno 20-25 unità stabili  contro il numero di cinque o sei attuale( tenuto conto che il territorio da sorvegliare riguarda anche i comuni interni della Sila greca e dei paesi albanesi). Sarebbe compito di un prossimo governo della nuova città risolvere questo problema in qualche modo, in accordo col governo nazionale e regionale.

UNA  nuova POLITICA DEL TURISMO  tutto quanto detto sinora si riassume nell’esigenza che le istituzioni regionali e locali insieme agli enti parco devono avere una politica del turismo integrata che riesca a coordinare  e controllare i flussi turistici orientandoli verso iniziative controllate e organizzate stabilmente. E’ solo la regione  Calabria che può avere una visione d’insieme e che ha il dovere, a mio avviso di costruire finalmente un raccordo corretto con i Parchi Nazionali, e una collaborazione tra comuni locali e comunità montane. è ora di passare dal turismo fai da te che impera nella grande maggioranza delle località turistiche calabresi ( con alcune lodevoli eccezioni come Tropea, Camigliatello e qualche altra realtà) ad una visione moderna dove ci sia raccordo tra istituzioni e programmazione di servizi seri per il turismo che facilitino lo spostamento da un luogo all’altro per la visita nella regione.. Per adesso siamo al fai da te, ma un nuovo governo regionale dovrà porsi con più impegno questo compito. Per un migliore raccordo coi parchi nazionali ho già detto sopra che occorre un raccordo col governo e cioè col Ministero dell’Ambiente. 

prof. FABIO MENIN già pres. WWF CALABRIA

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