Editoriale. Corigliano Rossano, una task force per le gravi emergenze



I NUMERI 1800 – 611 – 95 E LA POLITICA – Le domande di reddito di cittadinanza nel territorio di competenza della sede INPS di Corigliano/Rossano sono state 2782; tenuto conto che gli abitanti della nuova città nata dalla fusione rappresentano i 2/3 dell’intera popolazione dei comuni di competenza della rispettiva sede dell’istituto, si può rilevare che dovrebbero essere più o meno circa 1800 le domande nel nuovo comune nato dalla fusione.

Quindi, questa è la parte della popolazione residente che ha grossi problemi economici; non entro nel merito della scelta politica che per me è stata giusta, ma la domanda da porsi è se basta soltanto questo intervento per governare dal centro un territorio bistrattato come il nostro.

Di recente vi è da registrare la mancata concessione di contributi finalizzati alla realizzazione di interventi di logistica urbana che prevede la riduzione dell’inquinamento acustico nelle aree urbane e a vocazione turistica (proprio come il nostro) e misure per l’efficientamento nella distribuzione delle merci; insomma la cosiddetta green economy. 

La programmazione e i relativi strumenti da promuovere nei trasporti, nella pianificazione urbanistica, per i rifiuti e la depurazione non vede Corigliano/Rossano tra i comuni aggiudicatari dell’attuale manifestazione d’interesse della Regione Calabria, che erogherà 4,2 milioni di euro, noi pare ne siamo fuori, mentre ad esempio il comune di Rende prenderà quota parte dei fondi messi a disposizione.

In un contesto storico in cui la realtà grave è che il Sud è in recessione, perché cresce anche se di poco soltanto il Nord; che l’Italia è ferma, fanalino di coda in Europa con il Sud che lo è dell’Italia, con impietose previsioni future dell’Unione Europea. A ciò va aggiunto lo scippo quotidiano che subiamo dalle regioni forti del settentrione per quanto concerne gli asili nido, sanità, mense scolastiche, trasporti, della vergogna della spesa storica etc,

Nel frattempo siamo in piena campagna elettorale, nella quale si registra la carica dei candidati ai 24 posti di consigliere comunale.

Se non ho fatto errori di conteggio si tratta di 611 (includendo anche quelli della lista poi esclusa)  aspiranti, che avrebbero a disposizione, tenuto conto dei votanti e della percentuale che storicamente si è recata alle urne, e non conteggiando le eventuali schede bianche o nulle, di non più di 95 voti cadauno potenziali.

Ma perché tanta gente, decide di candidarsi?

Da un lato questo dovrebbe essere un fatto positivo, di democrazia diretta, ossia il mettere tutti i soggetti delle più disparate esperienze e professioni davanti alla scelta dei cittadini, che liberamente possono essere votati; dall’altro governare una Città non è amministrare un condominio.

La falsa retorica dice che chiunque può rivestire dei ruoli politici, anche se attualmente più che mai occorre saper gestire non l’ordinario e l’ovvio, ma la straordinaria amministrazione e soprattutto il cercare di veicolare finanziamenti extra bilancio, che hanno bisogno per essere ottenuti non di consiglieri/riempitivi, ma di molto ma di molto altro.

Guidare una Città, specialmente se nuova e nata da una fusione, ha necessità di capacità, non di pressapochismo anche se organizzato.

L’auspicio è che il sindaco eletto nomini il primo organigramma della nuova città che dovrà farsi carico di grosse responsabilità, utilizzando una task force che richiederà l’apporto e l’aiuto delle migliori intelligenze a disposizione nella nuova realtà territoriale.  

Questa è la prova difficile, comunque nel frattempo, auguri a tutti di una civile e serena campagna elettorale. 

Avv. Luigi Fraia – Già presidente del Consiglio comunale ed ex assessore

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