Editoriale. Audizione ex tribunale, s’inizia daccapo? Manca il coraggio

Corigliano Rossano – Ha vinto la mentalità deteriore di vecchio stampo democristiano, mai affrontare le questioni partendo dal cuore ma rimanere in superficie, forse per incapacità politica o anche per mancanza di coraggio, o chissà per quali poteri occulti. Fatto sta che sulla questione dell’ex tribunale di Rossano è come se si dovesse partire daccapo, come se nulla fosse stato fatto, mettendo la testa sotto la sabbia. Ho letto in queste ore di una convocazione di un intergruppo parlamentare sulla geografia giudiziaria che si riunirà in audizione  in Parlamento, voluta dal deputato On. Elisa Scutellà, la quale dimostra attenzione sulla tematica e lo fa da oltre un anno in maniera piuttosto diciamo timida. Ed è questa una delle ragioni, lo dico in generale, per cui  questo territorio viene trattato a pesci in faccia, ma non da oggi, da sempre! Il dramma è che purtroppo si persevera. Il termine sarà forte ma è quel che penso. Il problema è che non ci rispettano perché non sappiamo farci rispettare. A cosa servono queste audizioni? Vediamo un po’: saranno sentiti il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi; il presidente del Comitato “Sei da Salvare”, Maurizio Minnicelli; il cancelliere Cesare Rossi, quale delegato dei dipendenti dell’ex presidio rossanese, e Dora Mauro, componente del Comitato di coordinamento per la difesa della giustizia di prossimità nel territorio della Repubblica italiana. Tutte persone che conosco e che si sono battute in prima linea in questa battaglia di civiltà che ha visto le grandi masse assenti anche davanti ad illeciti denunciati a tempo dovuto. Sarà – afferma la Scutellà – una giornata di confronto ed ascolto in cui verrà fatta luce sulle criticità ed i disservizi che tale riforma ha cagionato al nostro territorio tanto da definire questa pregiudizievole decisione il cosiddetto “caso Rossano”.

Le persone che saranno sentite non potranno che confermare ciò che nel tempo hanno sempre detto e sostenuto. In particolare la rappresentante del GAV, organismo dal quale mi sono dimesso per la reticenza di Stato, consegnava in mia presenza n.2 dossier all’On. Scutellà, tra l’altro  già depositati presso tutti i più alti organi dello Stato ( Presidente della Repubblica, Csm, Presidente del consiglio, Corte costituzionale, Etc etc) ed ai quali mai nessuno ha fornito risposte. Allora se questo deve essere un modo per dire “mi sto adoperando sull’ex tribunale” in chiave elettoralistica ok, ci può stare, altrimenti si sappia che è la solita perdita di tempo che non porterà a nulla se non al solito sistema di promozione mediatica. Un più ampio senso di responsabilità dovrebbe suggerire agli organizzatori di aprire il versante etico e morale che circonda questa incresciosa vicenda. In audizione si potrebbe sentire per esempio il Sen. Enrico Buemi tra i pochi coraggiosi parlamentari a parlare di carte false, di favoritismi, di relazioni alterate. E’ da qui che bisogna ripartire, dall’accertamento della verità. Le criticità sono solo gli effetti del nefasto provvedimento assunto. Occorre scavare e far emergere il marcio che c’è sotto. E una volta acclarata l’ingiustizia subita, riaprire l’ex tribunale oggi di Corigliano Rossano sulla base di un atto illecito posto in essere. Si potrebbe sentire il dottor Luigi Birritteri, attualmente sostituto procuratore generale presso la suprema corte e ai tempi della chiusura dell’ex tribunale di Rossano a capo del dipartimento dell’organizzazione giudiziaria o l’ex Ministro Severino, i quali entrambi   in sede di commissione, a giustificazione della soppressione dell’allora tribunale di Rossano sostenevano la tesi che nella terza città della Calabria non vi era una problematica attinente la criminalità organizzata. E che grazie all’accorpamento a Castrovillari lo Stato avrebbe assicurato maggiori  tutele al territorio mediante un recupero netto di efficienza operativa, raggiungendo le dimensioni ideali per l’efficienza di un tribunale.  Bene, nel solo anno 2018 sono stati rinvenuti ben 4 morti ammazzati a botta di kalashnikov e due ipotesi di lupara bianca, oltre a un giovane ucciso nel rossanese.

Si potrebbero acquisire  le dichiarazioni rese dal procuratore capo Eugenio Facciolla, opportune e allarmanti di un tribunale, quello di Castrovillari, che rischia la paralisi per inadeguatezza della dotazione organica e di spazi strutturali, a fronte di una vasta area ritenuta tra le più grandi d’Italia per giurisdizione. Assumere informazioni sui ricorsi presentati dall’avvocato Pasquale Catalano riguardo l’agibilità dell’attuale presidio di giustizia di Castrovillari  o sull’assenza di mobilità pubblica da e per Castrovillari, altro che nuovo tribunale come affermava l’ex Ministro Severino. Ascoltare il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Castrovillari circa il perché diede incarico a un professionista al fine di reperire nuovi spazi per incapienza all’interno dell’attuale presidio.

Le audizioni, quelle vere, con fare ispettivo, sono utili a svelare i misteri dei perché dei quattro tribunali in lizza (Lamezia, Castrovillari, Paola e Corigliano Rossano) si decise di chiudere il presidio di giustizia che oggi sarebbe ospitato nella prima città della provincia di Cosenza. L’unico tribunale, quello di Rossano, mal collegato con il capoluogo di provincia (era lo spirito originario della riforma), a differenza di Paola (appena 16mila abitanti) e Castrovillari (appena 21mila abitanti) che invece da Cosenza distano pressoché 15/20 minuti d’auto, supportati da collegamenti pubblici e viari decisamente superiori rispetto all’isolato jonio.

Oggi abbiamo una città di 80mila abitanti, la prima della provincia di Cosenza, con il giudice di pace e piccoli centri sedi di tribunali, un paradosso enorme. A Torino in 20 km ben 17 tribunali.

Matteo Lauria – Direttore della testata I&C ed ex componente del GAV

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