Editoriale. Assise telematica, delegittimata la Commissione Affari istituzionali

Tra non poche difficoltà di ordine tecnico, si è dato vita al primo Consiglio comunale telematico della città in epoca Coronavirus. Se consideriamo l’Assise di ieri un momento tecnicamente sperimentale forse i disagi possono anche starci, altrimenti forse è bene rivedere la piattaforma utilizzata e l’organizzazione che sta a monte, se non altro per poter rendere un servizio qualitativamente accessibile al cittadino. La politica fornisce gli indirizzi, all’esecutività dell’idea devono pensarci i tecnici.  In questo editoriale mi soffermerei su un pizzico di approssimazione dei lavori consiliari in ordine alla questione della istituzione di una commissione per la redazione dello Statuto. Sono due i punti di interesse: il primo sul ruolo del sindaco e il secondo sulla commissione affari istituzionali.  Francamente credo che un sindaco (in generale) proprio in ossequio al mandato popolare, a differenza di altri che agirebbero senza alcun mandato se non per conoscenze tecniche, debba avere un ruolo importante nella stesura di quella che si prefigura come vera e propria carta costituzionale di un ente. Sarebbe il primo Statuto della città di Corigliano Rossano, ed è anche giusto che il primo cittadino ci metta del suo, assumendosene per una quota parte onere e onori, come è giusto che sia. Credo anche che i contenuti di uno Statuto  siano ispirati da una filosofia di pensiero e, in quanto tale, si connota come atto politico. E vogliamo escludere proprio chi ha preso più voti? Detto ciò, passiamo alla seconda osservazione. Ieri è stata sostanzialmente delegittimata la commissione affari istituzionali che aveva approvato un percorso da intraprendere istituendo per l’appunto una commissione “straordinaria” (anche su questo sono state eccepiti rilievi formali) i cui risultati sono praticamente bocciati dal Consiglio. Eppure, in commissione ci sono componenti di maggioranza e di minoranza. Tutto lavoro inutile ? Le commissioni di sottogoverno producono un costo all’ente, così facendo si prefigura una sorta di sperpero di denaro pubblico. Talvolta non è importante l’entità della spesa (se irrisoria o onerosa) ma il principio. Anche da piccoli elementi si può cogliere se si ha rispetto o meno del denaro pubblico. Siamo in una fase difficile, in verità lo siamo sempre stati, abbiamo l’obbligo morale di efficientare i tempi, dare spazio al pragmatismo mediante giusti e opportuni momenti di riflessione, di partecipazione, di trasparenza, di inclusione e di approfondimento.  Ma tutto questo  non si può confondere con l’inutilità o con il tempo sprecato.

Matteo Lauria – Direttore I&C

 

 

 

 

 

 

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