Editoriale. 3° Macrolotto: SS 106 su terreni aggrovigliati come serpenti?

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Tracciato della ss. 106 Anas – Come sono i terreni

Il tratto da Rocca Imperiale a Sibari  è uno di quelli più complicati dello Jonio calabrese: perché tutta la collina e la pre montagna pollinica  ad est è fatta di terreni leggeri assestati come  flysch: immaginate un groviglio di serpenti in cui ci sono dieci serpenti uno sopra l’altro: ecco  il flysch è un’accozzaglia di argille, sabbie, marne e conglomerati (permettete la battuta dei serpenti) uniti  insieme in modo caotico: ci sono punti dove il terreno è  inclinato a 80 ° e a dieci  centimetri si inclina a 0° .  Questo significa che sono impostati insieme  aree montane sottoposte a violenti sollevamenti con aree di mare profondo. Le argille vengono dal mare profondo,  mentre altri terreni vengono dalla montagna sollevata  dai terremoti e dalle spinte tettoniche.  Questo strano accoppiamento è dovuto ad episodi geologici molto diversi  che nel tempo si sono succeduti.  Volete capire  in modo semplice?  Mettete in un bicchiere d’acqua sabbia, pietre e argilla  e mescolate: ecco il risultato è un flysch. Naturalmente i terreni , dati i millenni sui quali ha agito la forza di gravità, si sono  in qualche maniera consolidati, ma il problema è un altro: sono terreni che si sbriciolano facilmente: se le acque non sono ben controllate i versanti franano  che è una bellezza! Pensate che sul  lato est del Pollino secondo i sondaggi  ci sono perdite di gas, ma anche rocce che hanno un’acidità con un discreto tasso di corrosione del cemento armato.  Quando ci sono lavori di scavo se si usano strumenti elettrici ci sono rischi di esplosione e vanno prese adeguate precauzioni. In sostanza: terreni leggeri, friabili, assemblati insieme in modo caotico  Citazione di un geografo:  “..Terreni terziari composti da marne, da flysch e soprattutto da argille in stato di pessimo dissesto causato dalle pessime condizioni idrauliche che hanno portato ad una grande diffusione di erosione e frane” da La casa rurale in Calabria  pp.269 Firenze 1987

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Tracciato della ss. 106 ANAS  : L’ECOSISTEMA  E IL PAESAGGIO   solo una pianta assai rustica, una rarità, per la Calabria, si è adattata: il Pino d’Aleppo( Pinus Halepensis) , albero raro, unico caso in Calabria.  Quando si fanno interventi per infrastrutture si tagliano alberi, quindi si deve in qualche modo riparare il danno fatto alla natura. Qui l’Anas per compensare il taglio di pini d’aleppo per le gallerie  ha pensato di mettere davanti ad ogni galleria una fila di pini .Ridicolo. Il Pino d’Aleppo a lato della strada deve essere ripiantato a bosco non a filare a mo’di cimitero come ho visto in certe foto dell’Anas!!   iL paesaggio che viene considerato in una lunga serie di elaborati  consiste in sostanza di questi elementi: terreni diciamo di diversa qualità e impostatati in modo strano e caotico. Bosco di pino d’aleppo, case rurali  semplici, fiumare a letti ampi con spesso massi e molti ciottoli grossi. Nell’insieme si ha l’impressione di un paesaggio rurale dove la natura da tempo ha preso il sopravvento. Ci sono colture estensive ( quindi poco produttive nell’interno) pochi pascoli sotto i boschi,  ci sono diverse aziende agricole e rimangono alcune case rurali tradizionali. Agricoltura povera e scarsa.  Solo sulla costa la natura sembra cedere alle azioni dell’uomo, ma ci sono le fiumare che  quando vogliono  rimettono  la natura  al comando. In ogni caso la produttività del suolo è buona solo in pianura, dove in ristretti spazi si concentrano agricoltura, strade, ferrovie e paesi.

 

TRACCIATO DI PIANURA CHE RADDOPPIA L’ATTUALE 106 : VANTAGGI E RISCHI DI  DISASTRO AMBIENTALE, interferenza con gli abitati- confronto dei costi 

Proviamo ad analizzare l’ipotesi fatta da comitati e cittadini  di raddoppiare in pianura l’attuale tracciato SS. 106.  Vantaggio i costi diminuiscono  quasi della metà . Passiamo da meno di un milione di euro  a 4-500 mila euro. C’è un piccolo problema: le acque scorrono in modo caotico, la sabbia sulla spiaggia è poca, ci sono solo pietre, a  parte la finissima sabbia del Crati: cosa significa:  la capacità di erosione del suolo da parte dei torrenti e delle acque è molto elevata.   In pratica, i corsi d’acqua sono brevi e molto inclinati le rocce non hanno il tempo per sbriciolarsi finemente e davanti al mare prevalgono  sassi, i ciottoli.  Ci sono diverse conoidi  alluvionali, cioè  depositi alluvionali a forma di cono dove le le fiumare si aprono alla pianura, grosso modo dove finisce il tracciato collinare delle acque.    Se davanti ad un’alluvione che trasporta grandi quantità di  ciottoli e massi ci metti una sbarra succede un disastro. Ce ne sono già due di sbarramenti che il PAI, piano di assetto idrogeologico segnala: e sono ferrovia e 106. Ci aggiungiamo  un’altra diga? Con le altre due corsie dell’autostrada o superstrada?  Se ci sono case vicine il rischio diventa da R3( elevato)  con danni gravi e feriti  a R4 ( molto elevato)  con morti quasi sicuri , credo, e comunque gravissimi  danni alle infrastrutture, con dispendi economici per la riparazione molto impegnativi. Mettere l’altra corsia troppo vicino al mare significa interferire coi paesi. Ecco alcuni motivi che spingono l’ANAS ad un tracciato in collina , la speculazione  potrà anche esserci, ma  i problemi ambientali nella zona sono molto seri. Perché l’Anas ha optato per il tracciato a quota più elevata?  E’ corretto il ragionamento o  ci sono elementi speculativi(  fare gallerie  comporta sborsi di risorse maggiori). Secondo me andarsene  in alto dove  non ci sono paesi e case consente all’Anas maggiore libertà di azione,  questo è vero, ma  i costi aumentano.  Il tracciato in pianura  diventa praticabile se si diminuisce drasticamente  il rischio di disastro in caso di alluvione. La velocità dell’acqua( per la pendenza dei versanti) e il trasporto di materiali diventano  pericolosissimi.

SI POSSONO DIMINUIRE I RISCHI NEL  TRACCIATO COSTIERO DI RADDOPPIO?

Se  la tecnica crea delle soluzioni giuste, allora il discorso può essere considerato. Ripensiamo il tracciato, saremmo al fotofinish, perché l’Anas al momento ha già deciso per il tracciato in collina , anche se  qualche variante in corso d’opera si potrebbe comunque  fare.  Al punto in cui siamo solo un intervento del governo per riaprire la Valutazione di impatto ambientale e proporre una soluzione nuova  è possibile.  In quanti anni? Problema, ce ne sono voluti 20 per il progetto completo, altri dieci anni?  Non per questo bisogna scegliere la soluzione peggiore per il territorio:  L’Anas, ci deve dire semplicemente  se raddoppiando il tracciato esistente  c’è un modo per evitare i rischi gravi in caso di alluvione. Io, da profano, penso a queste ipotesi di soluzione del problema:

  1. nei pressi dei torrenti muovere il tracciato su piloni oltre il letto in modo da lasciare sfogo alle acque anche in caso di inondazione
  2. Costruire tutto il tratto costiero su piloni in modo da interferire il meno possibile sia con le acque  che col territorio che con gli abitati( i costi aumentano)
  3. costruire  casse di sfogo dei torrenti,  che consistono in ampie zone  ai lati del torrente dove quando c’è alluvione le acque defluiscono lentamente ed evitano  danni gravi. Però ci sono colture , bisogna vedere se è praticabile. Ci vogliono studi.
  4. Ipotesi che rafforza e sostiene sia la soluzione a che quella b: investire  bene sulla sicurezza  dei letti , ma soprattutto dei versanti delle  fiumare, in modo da evitare che i terreni molto leggeri si  sbriciolino e finiscano a valle in  ammassi caotici e pericolosissimi.

PREVENZIONE IDROGEOLOGICA: IL VERO INVESTIMENTO PER LA 106 E PER GLI ABITANTI

Secondo me  c’è un segreto semplice :  se spostiamo la 106 vicino alla costa, l’investimento strategico  sta  nella regimazione idraulica e idrogeologica. Lì sta la chiave per la sicurezza della 106 e dei paesi tra  Rocca Imperiale e Sibari! Non solo nella strada, ma nelle fiumare  e nei versanti  delle colline. Cosa vuol dire un letto largo in un piccolo  torrentello come il torrente  Ferro a sud di Roseto( dove c’è una faglia importante) . Significa che quando cade l’acqua su terreni che si sbriciolano, non penetra  bene  in profondità perché ci sono argille o marne( che è pure  poco permeabile) e l’acqua  tira giù tutto come una valanga!  Significa che  dove si allarga il letto del fiume  c’erano colline intere divorate dall’acqua nei secoli! Allora investiamo in sicurezza dei torrenti e dei versanti esposti alle piogge  e facciamo il miglior regalo a questa gente. Considerare  la costruzione dell SS. !06 in modo separato dalla sicurezza idrogeologica è un errore strategico.  Qualunque soluzione si adotti per la strada, va fatta di pari passo con un investimento per la sicurezza di fiumare e versanti  colpiti dalle acque.

Precauzione contro le lungaggini burocratiche del nuovo tracciato

Se si decidesse di cambiare il progetto anas( cosa  oggi molto difficile), allora il governo deve pretendere questo:  chi firma il progetto x l’ANAS, chi dirige il ministero dell’ambiente, chi dirige la o le ditte interessate , tutti questi soggetti  hanno tot di tempo: due anni, tre al massimo. Dopodiché chi ritarda paga di tasca sua! Applichiamo  la legge della responsabilità di chi firma!

Il territorio e la popolazione: la coscienza popolare  del territorio

Allora cari amici dell’Alto Jonio, il vostro è un territorio complicato e le decisioni per le infrastrutture  si prendono con   appropriate valutazioni ambientali evitando gli  slogan ambientali, ambientali o meno che siano.    Il consumo di suolo in una galleria c’è eccome, ma diventa demagogia se si considera solo un tipo di danno ambientale .  La mano destra non può ignorare la sinistra.  Chiamate i più anziani che ricordano le peggiori alluvioni , ecco quelli sono i popolani da ascoltare.  A Roseto sul mare, per esempio non conoscono neppure il nome del torrente che ci sta a fianco: questo significa che almeno una o due generazioni non hanno avuto alluvioni  catastrofiche, ma ciò non significa nulla. Il rimboschimento è stato fatto , ma  sulle  fiumare lì non si scherza!  E ricordate che i geografi chiamano la vostra zona con un nome strano “ penisoletta calabrese” : significa che la montagna scende fino al mare, accanto alla  ristretta  pianura. Ma quella discesa è di terreni che si sbriciolano. Quindi  invito le popolazioni e i tecnici, da ex presidente del WWF ad attenersi  alla prudenza.

HANNO SENSO I RICORSI?

Purtroppo la montagna è assai vicina al mare. Però, il tratto più brutto l’Anas l’ha già fatto, e dobbiamo ringraziarla. Ho visto che ci sono alcune strutture  agrituristiche  e alcune aree semi boschive  i cui proprietari si oppongono al tracciato collinare.  Se un amministratore( sindaco)  di una lunga esperienza  amministrativa familiare, quindi tanto di cappello,  perché ha i terreni suoi in collina deve bloccare un’opera che serve migliaia di  persone, no questo lo facevano i feudatari!  Un amministratore di lungo periodo  penso io dovrebbe astenersi dal mettersi contro lo stato se ha interessi privati da difendere, oppure se li vuole difendere lascia la carica politica. Il valore di un terreno non si misura dal proprietario:  se il suo terreno avesse colture  preziose quanto il bergamotto  o lo zafferano che  solo lì potessero crescere, allora si può deviare una superstrada!  Non mi sembra che su quei terreni piuttosto aciduli e sbriciolati ci siano colture di eccezionale  pregio, ci saranno  al massimo  discreti  oliveti e qualche vigneto . Ci perdoni, qui il colore politico non  importa, per carità. Ho visto prese di posizione anche di nuovi gruppi politici:  Le carte prima leggiamole  e parliamo a ragion veduta.  Anche  a me, è capitato più  volte di andare a parlare fuori da casa mia,, ma non con slogan, o anche  giuste  idee generiche,:  per dire se un tracciato è sostenibile o meglio ancora ecosostenibile come ho visto in certi cartelli,  bisogna conoscere i problemi a fondo.  Scusate se  il 95 % dei locali ignora di avere un albero rarissimo che cresce in Calabria, Pinus halepensis( pino d’Aleppo)  solo lì, unico a superare i terreni difficili  e a resistere a i venti  di salinità  marina di quel posto, è quello il valore naturalistico e paesaggistico più alto, oltre al particolare valore paesaggistico dei terreni mescolati come Arlecchino. Ebbene non si può diventare ambientalisti  perché i propri interessi vengono toccati! Quindi sì alle analisi ambientali serie, no alle semplificazioni di qualunque genere.

LE POSIZIONI AMBIENTALISTE

Anche gli intellettuali concorderanno che la saggezza degli anziani che conoscono le fiumare  vale più di cento slogan , anche se noi ambientalisti siamo quasi sempre bollati inItalia, e invece tirati in ballo  a scopo strumentale dai chi vuole  difendere interessi personali.  Io stesso che ho diretto un’importante associazione ambientalista come il WWF in Calabria  penso questo: ai lati est del Pollino o lasciamo stare tutto così che il tempo si fermi,  dicendo  che nell’area pre parco non si fa nulla  per non toccare la montagna, oppure se la gente ci vive la strada dobbiamo dargliela con un corretto atteggiamento di collaborazione con la natura, mai di sfida.  Tenere  fuori la montagna dagli sventramenti è giusto, ma se a valle ci sono rischi di disastri allora  il discorso cambia.  E ci sono anche molte frane.  In ogni caso si tratta di una arteria stradale di 400 km  e  il ragionamento locale va sempre subordinato all’insieme dell’opera.

Conclusione

io non prendo posizione  per nessuna ipotesi. Queste sono valutazioni che spettano  a chi governa, sentito il parere delle popolazioni. Un unico dubbio: data la fragilità dei terreni le gallerie devono essere sicure  e prevedere i movimenti delle faglie e quindi dei terreni nelle gallerie .  Diciamo che i movimenti del terreno  sono lenti, ma ci sono anche nelle zone di gallerie vecchie e da costruire eventualmente. Occorrerebbe un supplemento di indagine  e di valutazione d’impatto ambientale sulla costa, ma anche studio di fattibilità perché ci sono sia paesi che insediamenti. Quindi la mia idea è: ss. 106 dove si può ed è più sicuro, meglio se si risparmia cioè in pianura: ma  prima sicurezza al 101% sulle fiumare e sui versanti . ( ovviamente sicurezza al 101% è una battuta perché il rischio c’è sempre, voglio dire facciamo il massimo e più del massimo per mettere in sicurezza il territorio). Poi le soluzioni per evitare gli sbarramenti in caso di alluvioni spettano ai tecnici.  In definitiva se c’è la sicurezza è meglio optare per un’opera  meno costosa, ma ci devono essere soluzioni sicure nel tempo. Se questa sicurezza non c’è allora  si accetta  la scelta già fatta dall’Anas, correggendola per migliorarla nelle eventuali carenze.

Fabio Menin

  già presidente WWF Calabria

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