Dorsale jonica tagliata fuori dagli investimenti, intervista all’ex presidente di Basta Vittime Fabio Pugliese

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Giovedì 3 dicembre, ha avuto luogo la videoconferenza fortemente voluta dalla Ministra alle Infrastrutture Paola De Micheli e dal Viceministro Giancarlo Cancelleri per ascoltare le proposte e le osservazioni dei rappresentanti delle Regioni Sicilia e Calabria e dei Comuni di Messina e Reggio Calabria, e per illustrare lo stato di avanzamento dell’elaborazione del gruppo di lavoro incaricato di valutare le proposte progettuali per la realizzazione di un attraversamento stabile dello Stretto di Messina, chiamato a concludere il proprio compito entro il 31 dicembre 2020.

Le argomentazioni oggettive che usciranno dalle conclusioni del gruppo di lavoro – ha sottolineato il Ministro Paola De Micheli – dovranno confluire nel dibattito pubblico e politico intorno all’opera”.

L’attraversamento dello Stretto di Messina è l’appuntamento con il futuro del Mezzogiorno che non possiamo assolutamente mancare – conclude il Viceministro Giancarlo Cancelleri – adesso è fondamentale raccogliere tutti gli elementi per fare la scelta migliore“.

Venerdì 4 dicembre, invece, il Governo ha inviato alle Camere l’elenco di circa 50 opere che intende commissariare in base a quanto previsto dal Decreto Semplificazioni per metterle su una “corsia veloce” con regole snelle come quelle utilizzate per la ricostruzione del ponte di Genova. Nelle suddette opere è incluso il Megalotto 3 della Strada Statale 106 Jonica che collegherà Sibari a Roseto Capo Spulico mediante un tracciato ex novo a quattro corsie con spartitraffico centrale.

I commissari che verranno assegnati alle circa 50 opere sono ovviamente ancora da individuare per cui, nei fatti, ad oggi, nessuno “sblocco” è ancora avvenuto. Sul tema, il Ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli, a quanti hanno stigmatizzato la surreale situazione che riguarda il mancato avvio di queste opere già finanziate, ha rivendicato che negli ultimi 14 mesi, durante il suo ministero «sono ripartiti 17 miliardi di cantieri».

Nelle ultime ore colpiscono le dichiarazioni dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili i quali hanno affermato senza mezzi termini che «sia il decreto semplificazioni prodotto dal governo giallo-verde che il decreto sblocca cantieri non hanno portato da nessuna parte, ma hanno vieppiù ingarbugliato ulteriormente la matassa e non c’è possibilità di uscirne con provvedimenti straordinari. È possibile un paese di commissari?» – hanno concluso.

Altra bocciatura è avvenuta dall’Autorità Nazionale Anticorruzione «Serve una normativa semplice che possa esistere e permanere per qualche periodo». Una richiesta condivisa dal presidente dell’Anac Giuseppe Busia, che ha spiegato: «Avere a che fare con continue modifiche normative non facilita il lavoro delle stazioni appaltanti. Quello che crediamo sarebbe più opportuno è cercare di stabilizzare il sistema perché anche sulla stabilizzazione normativa del sistema si può costruire una programmazione sia dalla parte pubblica che da quella privata».

Su questi temi abbiamo voluto sentire l’Ing. Fabio Pugliese, ex presidente dell’Associazione “Basta Vittime Sulla Strada Statale 106” e profondo conoscitore delle vicende specifiche legate alla strada Statale 106

Cosa pensa di ciò che è accaduto lo scorso giovedì?

Ovviamente, tutto il male possibile.

Perché?

Le affermazioni del Ministro e del Viceministro, ci consentono di comprendere quanto sia ormai evidente la scelta del Governo di finanziare il Ponte sullo Stretto che, per il Viceministro, è addirittura “l’appuntamento con il futuro del Mezzogiorno”. Eppure bisognerebbe spiegare a questi signori che l’opera che intendono realizzare costerà 4 miliardi di euro e consiste in 3,5 chilometri di ponte. Mentre, invece, con le stesse risorse si potrebbe ammodernare la Statale 106 a quattro corsie per 200 chilometri. Questa scelta, ovviamente, diventa la fine di ogni possibilità di ammodernamento della Statale 106.

Eppure, sulla Statale 106, il Governo ha assunto diversi impegni. Come è possibile che quello che dice possa esser vero?

Ma quali impegni? Qui ci sono solo chiacchiere: su quella che oggi è la Sibari – Corigliano Rossano e domani è la Sibari – Mandatoriccio; sulla Variante al Megalotto 6 che, evidentemente non collegherà Crotone a Catanzaro e sugli interventi che prevedono il prolungamento a sud verso Ardore ed a nord verso Caulonia dell’attuale S.S.106 ammodernata tra Locri e Roccella Jonica.

Quindi, lei ritiene che da mesi stiamo assistendo solo alle solite promesse?

Noi dobbiamo stare ai fatti, non alle chiacchiere. A febbraio di quest’anno il Premier Conte a Gioia Tauro ha presentato il “Piano per il Sud”: tutti gli investimenti infrastrutturali previsti al Sud nei prossimi 10 anni. Sulla Statale 106, nelle 87 pagine del Piano, c’è solo il 3° Megalotto della Statale 106 (Sibari – Roseto Capo Spulico). A seguito del Covid-19 e della pioggia di miliardi che arriveranno dall’Europa si sperava che venisse finanziata finalmente la restante parte della Statale 106. I fatti, però, parlano chiaro e ci dicono che la scelta è ricaduta sul Ponte sullo Stretto.

In pratica non ci sono speranze…?

Considerato che i soldi che arriveranno dall’Europa sono a debito e che con i soldi dello Stato è stata avviata un’opera di 40 chilometri sulla S.S.106 a nord di Sibari per un importo di 1,3 miliardi di euro, lei è davvero certo che nell’immediato futuro potranno esserci ulteriori investimenti importanti sulla famigerata “strada della morte”? Direi che per almeno i prossimi 50 anni sarà impossibile vedere dei finanziamenti importanti sulla Statale 106…

Qual è il suo giudizio, invece, sul Megalotto 3?

«Lo stesso ed identico di quello che avevo lo scorso 19 maggio quando, da presidente dell’Associazione “Basta Vittime Sulla Strada Statale 106”, dissi chiaramente che l’inaugurazione del Ministro era semplicemente una passerella disgustosa ed offensiva della memoria di tutte le vittime della Statale 106. Oggi abbiamo finalmente degli elementi chiari che ci consentono di capire che l’avvio dell’Opera non è assolutamente avvenuto, che l’opera sarà commissariata e che, ad oggi, non è ancora stato nominato un commissario. Vergognoso!».

Come giudica il commissariamento?

«Un’autentica follia. Se lei considera che stiamo parlando di un’opera totalmente finanziata. Progettata ed approvata dopo un iter procedurale lungo 20 anni. Bastava poco per far partire questi lavori: sarebbe semplicemente servito che il Ministro Paola De Micheli e, ancor prima di lei l’ex Ministro Toninelli, avessero adoperato per il Megalotto 3 le stesse ed identiche scelte adottate per tutte quelle opere del Nord che sono già partite e che fanno parte di quei “17 miliardi di cantieri” già avviati dal Governo negli ultimi 14 mesi. Però questo non è accaduto ed è un fatto certamente spiacevole e senza dubbio negativo per la nostra Calabria».

Ha letto le dichiarazioni dell’Ance e dell’Anac? Cosa ne pensa?

«Guardi, in Italia ed in Calabria ancora di più, vi è una schizofrenia normativa spesso aggravata dalla nomina di figure totalmente incapaci di gestire i processi legati all’avvio dei lavori pubblici. Queste, ovviamente, sono le ragioni per cui ormai è bloccata ogni cosa. A questo occorre ricordare una deleteria volontà politica che, dal Ministro delle Infrastrutture del governo Lega-M5S Toninelli all’attuale Ministro PD-M5S De Micheli, vede sempre e solo premiato il Nord e mai il Sud.

Può farci un esempio che possa convincerci di quello che afferma?

Per farle un esempio molto semplice capace di rappresentare bene ciò che dico posso ricordarle che il modello Genova ha visto un Ponte, molto complesso ed importante, ricostruito in meno di due anni. Il Ponte Allaro, a Caulonia sulla Statale 106, a confronto è un giocattolo, un’opera quasi insignificante rispetto al viadotto Morandi, eppure è crollato nel 2015 ed oggi ancora non è stato riaperto…».

Queste scelte cosa provocheranno in futuro?

Noi siamo destinati a morire. Secondo l’Istat ed il Rapporto Svimez, nel 2040 (tra 20 anni), non avremo più famiglie in 150 comunità dell’area jonica calabrese che diventeranno “Comuni fantasma”. Questo fenomeno aumenterà esponenzialmente dopo il Covid-19 se non ci saranno grossi investimenti infrastrutturali in quest’area. I pochi giovani rimasti continueranno ad andar via per non ritornare mai più e questo, purtroppo, sarà l’inesorabile destino che ci attende…

 

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