Dopo pandemia sarà mobilitazione. Troppe storture ai danni della Magna Graecia



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Lo scenario delle due città più importanti di tutto l’arco jonico è davvero sconcertante. E l’aspetto ancora più inquietante è la mancata indignazione di chi rappresenta questi territori: classe politica, organizzazioni sindacali, movimenti civici, associazioni, etc etc.  Terminata, si auspica al più presto, la pandemia è tempo di dare vita a una forte mobilitazione che risvegli le coscienze delle comunità.  Non si può continuare a sottacere delle verità incontrovertibili sol perché gran parte della classe dirigente jonica è legata mani e piedi alle classi dirigenti riconducibili ai capoluoghi storici. Tale andazzo non è più sopportabile tanto meno tollerabile.

Come si può immaginare che province come quella di Catanzaro abbia 2 ospedali HUB e la confinante Crotone uno spoke? Come si può accettare il dato che una città di 80mila abitanti come Corigliano Rossano abbia il solo ufficio  del Giudice di Pace mentre centri come Paola e Castrovillari sono sedi di Tribunali? Come si può subire il dato che Catanzaro abbia tre emodinamiche, altrettante sono spalmate tra Cosenza, Castrovillari, Paola e Belvedere mentre Corigliano Rossano e Crotone ne sono sprovviste? Sulla sanità i capoluoghi storici fanno man bassa di tutto, salvo poi riscoprire Corigliano Rossano e Crotone quando si tratta si posizionarci dei lazzaretti per infettati! Nessuno giustifica lo squilibrio demografico tra le province di Cosenza e Crotone, 700mila abitanti l’una contro i 170mila dell’altra. Storture su storture denunciate dal Comitato e verso cui, come solo i codardi e i vili sanno fare, si risponde con i silenzi, con la compiacenza della classe dirigente jonica. E trascuriamo, in questa nota, il filone dei trasporti, della mobilità pubblica e dell’industria di Stato verso cui abbiamo ampiamente illustrato nel tempo le disparità di trattamento e le ingiustizie subite dall’area magnograeca.

L’ultima chicca, ovviamente per volontà dei poteri centralisti, riguarda i dati relativamente alle assunzioni nella pubblica amministrazione. Anche in questo contesto, Corigliano Rossano e Crotone sono surclassate dai capoluoghi storici e dai centri ritenuti dirette succursali per numero di dipendenti. È quanto emerge dall’analisi dei dati relativi alle prime 9 città più abitate della Regione.   A Catanzaro circa 27mila dipendenti negli enti pubblici a fronte di una popolazione di poco più di 85mila abitanti, mentre a Crotone lavorano nell’indotto statale poco poi di 3500 persone a fronte di oltre 65mila abitanti, ed un ancor più drammatico il dato di Corigliano Rossano che occupa meno di 4mila cittadini negli apparati amministrativi dello Stato a fronte dei suoi circa 80mila abitanti. Flussi agghiaccianti se consideriamo che le succitate città joniche rivestono rispettivamente il sesto ed il terzo posto in demografia regionale per numero d’abitanti. Uno spaccato che restituisce una realtà jonica disperata ed ancor più incancrenita oggi dal lockdown causa coronavirus. Ciò che colpisce maggiormente è la sperequazione tra centri come Cosenza in cui oltre 14mila dei suoi abitanti a fronte dei 67mila totali, risultano assunti nelle amministrazioni ed ancor più paradossale il caso di Castrovillari, dove quasi 5mila dei suoi 21mila abitanti sono alle dipendenze degli apparati statali. Laddove maggiore è la presenza amministrativa totale, aumenta gradualmente il dato degli assunti nelle categorie servizi (terzo settore) e talvolta diminuisce l’incidenza degli assunti nel secondo settore (industria). La situazione preoccupa ancor di più se si considera che nel caso Jonico, una fra le principali fonti di reddito è rappresentata dal settore turistico, che salvo adeguate politiche da intraprendere a brevissimo termine, probabilmente sarà irreversibilmente impattato per la prossima stagione, causa le restrizioni che giocoforza saranno adottate per il regime restrittivo e di distanziamento sociale che andrà mantenuto per i prossimi mesi. Se a tutto ciò aggiungiamo una totale assenza della mobilità pubblica ed un diritto ai trasporti che si limita prevalentemente all’utilizzo delle automobili, ben si comprende come il costo della vita degli abitanti della Magna Graecia sia maggiore rispetto a quello dei capoluoghi storici e relativi hinterland in un rapporto di assoluta disparità di servizi, talvolta finanche impercettibili.

Riteniamo che tale situazione necessiti di correttivi! Non è possibile continuare ad imperversare con logiche centraliste che hanno portato lo Stato ad abbandonare le città joniche accentrando il tutto sui capoluoghi storici e comunque lungo l’asse urbano tracciato ad ovest della Regione creando nei fatti uno scriteriato squilibrio strutturale che ha marginalizzato le città di Corigliano Rossano e Crotone rendendole un avamposto dell’Africa piuttosto che l’appendice d’Europa.

Bisogna invertire la tendenza. Se lo Stato non ritornerà ad investire nei nostri territori, anche quel poco di privato che è rimasto, prima o poi salperà verso altri lidi. Sarà necessario investire sul sistema bancario, creando magari un istituto Jonico, fatto da gente jonica che conosca perfettamente il territorio e la società. Si dovrà pretendere il ritorno di tutto ciò che è stato scippato e barbaramente trasbordato in altri luoghi, nel più totale silenzio di una classe dirigente, spesso connivente a logiche di natura centralista che continua a perpetrare il classico comportamento da mendicante col cappello in mano, in barba ad ogni principio d’amore ed attaccamento alla propria terra ed ai propri concittadini, fedele ad un deviato ed effimero concetto d’amor proprio.

Intanto si inizi a programmare il rilancio infrastrutturale Jonico, che permetterebbe una boccata d’ossigeno alla crisi che stiamo per affrontare, poi si concretizzi la messa in funzione della due aree Zes nei Retroporti di Crotone e Corigliano Rossano, che potrebbe rappresentare un’occasione unica ed irripetibile di rilancio occupazionale ed incentivo ai privati invogliati ad investire per i benefici derivanti da un vantaggioso credito d’imposta.

 COMITATO “MAGNA GRAECIA”

 

 

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