Corigliano Rossano: gli ultimi istanti prima della morte di Cataldo Romeo, toccante lettera della collaboratrice



Riceviamo e pubblichiamo una lettera ricevuta in redazione da una delle collaboratrici del dott. Cataldo Romeo, responsabile dell’hub regionale vaccinale di Corigliano-Rossano, deceduto nelle ultime ore.

Caro dottor Romeo,

non avrei mai pensato di dover raccogliere i pensieri, filtrandoli dalle lacrime che copiose scendono dagli occhi, dopo averci lasciati improvvisamente e prematuramente.

Prima di quell’ultimo momento fatale, stavamo parlando di lavoro al telefono, ti davo il report di una delle tante giornate infinite e senza orari, convenivamo di non dover passare dall’ufficio, era tutto in ordine, potevi rientrare a casa e raggiungere la tua amata Venere e la tua adorata figlia Francesca. Poi mi hai detto: “Aspetta che parcheggio”. Ho sentito il tuo affanno, un respiro che implorava aiuto (cosa non da te), poi l’eco del telefono caduto per terra… un silenzio inspiegabile, terribile. Dentro di me stava prendendo forma il terrore. Riprovai a telefonare ma gli squilli andavano a vuoto. Da quel cellulare nessuna risposta, mai più…

Sì, caro Dottore, non ci daremo pace per la tua perdita, non dimenticherò il medico, l’uomo, il capo, l’amico. La squadra perde un capo amico, un coach che ci ha abituati al gioco di squadra, che ci ha condotti per mano a governare le emergenze di gente impaurita, di persone fragili, anche psicologicamente di fronte a un virus insidioso, a un nemico nascosto ovunque.

I tuoi inviti alla calma quando si poteva perderla, i tuoi stimoli quando venivamo sopraffatti dalla stanchezza, dal nervosismo da una pressione incredibile che aveva come fulcro te, sempre in prima fila, sempre al timone di una imbarcazione spesso troppo piccola per la mole di soggetti da trattare. Hai assorbito tutto, hai fatto da cuscinetto fra noi e chi puntava il dito senza avere contezza di quel che volesse dire stare dalla mattina alla sera, giorno dopo giorno, a gestire la pandemia.

Sei anche tu una vittima del Covid, pur avendolo combattuto, i primi tempi, senza le armi necessarie, avendo cercato risposte che non esistevano e dovendo rispondere a mille pressioni, spesso pretestuose e ingiustificate.

Che tristezza rientrare al lavoro e non trovarti, non avere più chiamate in entrata con il tuo nome sul telefono, muoverci tra le tue cose, maneggiarle (la tua adorata spillatrice arancione, giusto oggi l’ho ripresa in mano…) il tuo modo di coccolarci con le più gustose prelibatezze e i caffè ristretti.

Il tuo compleanno, purtroppo l’ultimo, che gioia aver visto la tua felicità mista a gratitudine per averlo festeggiato insieme a noi, la tua squadra.

Ringrazio Dio per averti conosciuto e aver condiviso un percorso, ahimè, troppo breve. Credo anche però che un giorno ci rincontreremo; è stato bello avere a che fare con un professionista la cui umanità ha sempre prevalso su ogni sciocca gerarchia.

Addio Do’, mancherai a tutti noi che eravamo parte della tua famiglia e serberemo il tuo ricordo per sempre nel nostro cuore.

Sonia Parise

 

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