Corigliano Rossano: dimessa in ospedale non ha dove andare

Stretta dalla morsa della solitudine, in un Paese che non è il suo. Lei, 65 anni, di origine bulgara, dopo un malore decide di recarsi da Trebisacce in pronto soccorso a Corigliano per le prime cure del caso. La storia si presenta controversa sin dalle prime dichiarazioni rese ai sanitari, a partire da una presunta violenza sessuale subita dal suo datore di lavoro. Ha una figlia in Italia che lavora saltuariamente. La donna si è recata in ospedale il 6 aprile scorso e dopo accurate visite è stata dimessa, il punto è che non sa dove andare. E dal 6 aprile scorso fino a qualche giorno fa, è stata nel nosocomio in pronto soccorso del “Guido Compagna” di Corigliano grazie alla dose umana dei sanitari che l’hanno trattenuta “abusivamente” come gesto di solidarietà nei confronti di una persona che non ha riferimenti, se non l’unica figlia che però non è nelle condizioni di supportarla. I sanitari si sono fatti carico della donna, le è stato garantito un pasto e una stanza per dormire nel presidio ospedaliero. I vertici del nosocomio hanno contattato i servizi sociali ma si è innescato il solito meccanismo dello scaricabarile. La rete sociale nel territorio è presente, svolge un ruolo importante e si occupa di tanti casi di povertà unita alla solitudine.

Spesso, però, manca un momento di coordinamento delle attività soprattutto nella vita quotidiana. Si tratta di garantire assistenza a persone sole, senza riferimenti o sostegni, abbandonate a sé stesse. Mancano percorsi di recupero della persona, di assistenza e di inclusione sociale. Si progetta, si programma, si preannunziano finanziamenti, ma poi quando si richiedono interventi nel quotidiano, tutto ciò che si annuncia si disperde in una bolla. Mai come in questi casi sarebbe necessaria la costituzione di un servizio di prossimità a cui le persone necessitate e le stesse istituzioni possano rivolgersi in casi di emergenza attraverso il coinvolgimento dei servizi sociali il cui personale deve agire a supporto di persone vulnerabili con problematiche varie che richiedono percorsi specifici. Si registra, di giorno in giorno, un incremento delle povertà e il disagio sociale si tocca con mano. La Caritas a tal riguardo fa tanto, ma il fenomeno è talmente diffuso che non riesce a soddisfare la forte domanda di aiuto. Mancano i dormitori comunali che potrebbero rappresentare un punto di riferimento per chi non ha riferimenti. La situazione riguardante la 65enne si è sbloccata nelle ultime ore quando sono state esercitate pressioni sulla figlia che, seppure impossibilitata, ha fatto di tutto per farsene carico.

 

 

 

 

 

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