Corigliano, il “Buon Governo” difende il sindaco Geraci



CORIGLIANO Raffaele Corrado, presidente del Circolo del Buon Governo della Sibaritide, difende a spada tratta l’operato del sindaco, Giuseppe Geraci, aldilà di quello che potrà trovare la commissione d’accesso prefettizia una volta terminato il proprio lavoro. “Noi non sappiamo cosa cerchi realmente, al comune di Corigliano, la commissione d’accesso, così, come – afferma Corrado – non sappiamo quali grossi illeciti o quali infiltrazioni mafiose possano ancora esserci in un municipio rivoltato come un calzino prima dall’inchiesta Santa Tecla (con annessi e connessi), poi dal sindaco Geraci (con le sue denunce contro il malaffare in alcuni settori comunali) infine dalla procura di Castrovillari, che hanno fatto, o stanno cercando di fare, pulizia e chiarezza sia sui passati rapporti tra la criminalità organizzata e il comune sia sulle “mascalzonate” che pezzi importanti della burocrazia comunale organizzavano (o avrebbero organizzato) in un ambiente corrotto, in cui di denaro ne correva e se ne maneggiava a fiumi, soprattutto nei settori dell’edilizia, dei lavori pubblici e della manutenzione.
Dove controlli e provvedimenti esemplari, che di recente ci sono stati (grazie soprattutto ai numerosi interventi di Geraci in tema di concessioni edilizie, appalti sospesi e lavori pubblici rigidamente gestiti con la prefettura), in passato hanno scarseggiato, considerando che anche in tempi di commissariamento le spese folli non sono state contenute (vedi stipendi) e alcuni funzionari, indicati come soggetti inaffidabili sul piano morale, né sono stati rimossi né sono stati licenziati né sono stati declassati nelle loro qualifiche o mansioni. Sappiamo, però, – aggiunge Corrado – che pezzi importanti della nostra classe dirigente, invece di prendere le distanze da queste spiacevoli vicende, magari informandosi su come stanno le cose, in modo da cancellare la lettera scarlatta della mafiosità che abbiamo ancora tutti addosso e che non può e non deve essere indelebile, grazie alla loro “lungimirante” visione dei problemi della città e alla loro propensione al chiacchiericcio e alla politica-pettegolezzo, se ne stanno servendo, forse non del tutto lecitamente e inconsapevolmente, per affossare ancora di più questa sfortunata città, sostenendo la gogna mediatica cui è stato appeso il sindaco. Certo, non vorremmo essere nei panni del sindaco: per un uomo perbene come lui la sola ipotesi di dover resistere a veleni, pressioni e maldicenze così forti, tra l’altro su questioni di mafia, è già in sé una condanna terribile. Semmai questa vicenda è l’occasione che, ancora una volta, si potrebbe dare alla nostra miserabile classe dirigente per redimersi, per uscir fuori dalla sua mediocrità e dalla sua inconsistenza politica e culturale e per mettersi definitivamente alle spalle un passato d’ipocrisia”.

(fonte: La Provincia di Cosenza)

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