Corigliano. 1000 ettari di terreni comunali agrumeti dall’alta borghesia

Alfonso Caravetta

La delibera di Giunta n. 7  del 09.0. 2017 relativa ai terreni civici in affitto e livellari o illegittimamente detenuti è documento pubblico.

La stessa delibera contiene diversi allegati tra cui, uno in particolare, gli elenchi delle proprietà comunali.

Essendo questo un elenco nominativo si possono riscontrare le generalità degli occupanti, nella maggior parte dei casi, così recita il titolo, presumibilmente illegittimi, delle centinaia di ettari di  terreno agricolo di cui una buona parte agrumetati.

Per farne una metafora calcistica, i circa 1000 ettari di terreni agrumeti  sono equivalenti a ben 1300 campi di calcio di serie A. 

Tra i possessori dei terreni, detti livellari, vi sono certamente persone note, tanti della borghesia terriera, amministratori comunali in posizioni apicali, intere dinastie e famiglie, imprenditori edili, cooperative, società.

Trattandosi del patrimonio comunale e dei nostri concittadini la buona fede è d’obbligo.  Tuttavia è singolare che la terra di proprietà comunale, decine e decine di ettari, sia stata rivenduta dai livellari, contro legge, con veri e propri atti notarili ed è grave che nessuno amministratore finora si sia preoccupato di riordinarne questo  patrimonio, di chiedere conto agli affittuari morosi o presumibili tali. 

Di certo la questione che si pone è legale, politica, sociale, etica e morale.

Nel caso di specie l’equivoco più comune per  una società che si ritiene aperta, democratica, è quello di  ritenersi spettatore distante da quel che accade nel proprio territorio, o peggio porre pregiudizialmente la questione come esclusivamente politica, strumentale.

La questione dei terreni civici non può, per questo, rimanere relegata ad un partito,un movimento, un’associazione o il singolo consigliere. E’ questa una priorità reale che deve interessare l’intero consesso civico per poter addivenire ad una pacificazione di giustizia sociale, ma soprattutto per porre in bilancio quelle risorse necessarie al fine di dare alla nuova amministrazione quella liquidità sufficiente per affermare il principio “etico” e condivisibile di Città normale, di cittadini consapevoli dei loro diritti e doveri, di responsabilità che includano l’aspetto amministrativo del patrimonio comune.

Per questo si richiede alla cittadinanza di farsi partecipe in questo preciso momento storico che vede la Città unica per la prima volta impegnata in una questione importante, epocale. Non vi è alcun dubbio che un patrimonio comunale di siffatta consistenza, si presume di duemila ettari di terreno di cui censiti dal catasto solo 1350 ha, rappresenti una voce importante di introiti da portare in sede di Bilancio, per future politiche di defiscalizzazione o anche per attivare un welfare, delle politiche giovanili. Certamente è questo un punto di partenza per rimediare alle tante aberrazioni di un territorio tanto ricco di risorse e, per converso, di profonde magagne. 

(comunicato stampa – Presidente M.A.C. Dr. Alfonso Pietro Caravetta)

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