Comune accordo, un “sistema malato” a Corigliano | VIDEO

40 misure cautelari, 11 le società poste sotto sequestro per un valore pari a circa 9 milioni di €. Complessivamente 55 i soggetti indagati. Sono questi i numeri dell’operazione “Comune Accordo” che ha travolto l’ex Comune di Corigliano Calabro, portata a termine dai finanzieri del Comando Provinciale di Cosenza sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Castrovillari.

Tra i reati contestati, a vario titolo, associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta, frode nelle pubbliche forniture, falso ideologico, abuso d’ufficio e corruzione. Tra gli indagati l’ex assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Corigliano Raffaele Granata in quota alla giunta Geraci. Proprio da una missiva inviata dall’ex sindaco Giuseppe Geraci alla Prefettura, poi inviata alla Procura, ha preso il via circa un anno e mezzo fa l’attività di indagine tesa a fare chiarezza sulle segnalate anomalie nell’affidamento e aggiudicazione dei lavori.

I particolari dell’operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa presso il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Cosenza, alla presenza di Otello Lupacchini, Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Catanzaro; Eugenio Facciolla, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Castrovillari; Marco Grazioli, Comandante Provinciale Guardia di Finanza di Cosenza; Valerio Bovenga, Comandante del Gruppo Sibari; Francesco Coppola, Comandante della Compagnia di Rossano; Domenico Allevato, Comandante della Tenenza di Corigliano Calabro.

Un cartello di imprese che si erano accordate per gestire gli appalti anche sul territorio nazionale, con un’unica regia, rappresentata da una società di servizi costituita appositamente tramite la quale partecipavano alle gare.

Un “sistema malato” nel quale ognuno agiva per il proprio tornaconto, senza tutelare l’interesse pubblico. Il che si traduceva, tra l’altro, in costi maggiorati per l’ente, emblematico il caso delle panchine in Piazza Salotto del valore di circa 800 euro pagate oltre tremila euro, lavori realizzati male o non eseguiti. Ricordato, a proposito di buche non riparate, l’episodio relativo al decesso di un bambino in bicicletta.

Le indagini vanno avanti.

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