Il Codex Purpureus Rossanensis. Un capolavoro artistico e religioso che dopo 1.500 anni ancora affascina coloro che lo ammirano. In occasione della presentazione della riedizione del libro di Antonio Muñoz “Le Miniature del Codice Purpureo di Rossano” a cura di Martino A. Rizzo avvenuta sabato 8 febbraio, alle ore 17.30, presso il Circolo Culturale Rossanese di Piazza Steri a Corigliano-Rossano, ci siamo soffermati su alcuni punti essenziali. Abbiamo cercato di saperne di più dal curatore del libro Martino A. Rizzo.

Come è nata l’idea di far conoscere il Codex?
Da rossanese non è possibile prescindere dal Codice Purpureo. Questo preziosismo testo è un patrimonio innanzitutto di Rossano e poi dell’UNESCO. Nella mia attività di bibliotecario on line col sito www.AnticaBibliotecaCoriglianoRossano.it sono riuscito a raccogliere più testi possibili sulla storia del mio territorio. In questa attività di ricerca e di catalogazione, ho incontrato il testo di Antonio Muñoz sul Codex Purpureus Rossanensis e, leggendolo, ho capito che questo libro non poteva restare conosciuto solo agli iniziati e sconosciuto a tanti. Così la decisione di ridargli nuova vita.

Chi è Antonio Muñoz?
Antonio Muñoz è stato un grande storico dell’arte ed è stato il primo italiano, nel 1907, a dedicare un libro interamente al Codex Purpureus Rossanensis. Prima di lui se ne erano occupati solo studiosi tedeschi e russi.

Cosa si potrebbe fare per poter dare maggiore importanza a questo preziosissimo testo miniato?
Il 25 gennaio 2020 ho presentato il Codex a Firenze nel Complesso Laurenziano. A parlarne è venuta la professoressa Julia Bolton Holloway che ha affascinato i presenti relazionando sulla codicistica antica in generale, soffermandosi poi a parlare del Rossanensis. In questa occasione ho potuto verificare come il Codex sia alquanto sconosciuto ai più. Da questa constatazione è facile la risposta alla tua domanda. Per far conoscere il Codex necessita parlarne fuori dal comune di Corigliano-Rossano. Insomma, ripetere fino alla nausea, in altre città, l’esperienza fatta a Firenze e sempre con relatori autorevoli che richiamino pubblico.

Il tuo impegno per il Codex è limitato alla rielaborazione del testo di Muñoz?
No, ho creato il sito www.CodicePurpureoRossanese.it ricco di circa 300 libri e articoli sul Rossanese e sull’universo della codicistica. Con l’invio di e-mail ho fatto conoscere questo sito a circa 250 professori universitari, specialisti della storia e dell’arte bizantina, del Medievo, della codicistica e delle miniature. In merito alla notizia della riedizione del libro di Muñoz e del sito, ho ricevuto risposte entusiaste e l’invito a implementare questo progetto, informando degli sviluppi e dei nuovi inserimenti nel sito.

Come gli altri tuoi libri sulla Cattedrale e sulla chiesa di San Nilo, anche il libro di Muñoz è gratuitamente scaricabile e stampabile dal sito www.CodicePurpureoRossanese.it. Perché adotti questa politica editoriale?
Perché se si vuole fare Cultura con la C maiuscola, bisogna per quanto possibile renderla accessibile a tutti, ai ragazzi, alle scuole. Senza frapporre ostacoli. Ti do un’altra notizia: prossimamente il libro di Muñoz sarà tradotto in inglese e inviato a tutte le università nel mondo.

Le istituzioni ti sono vicine in questo percorso?
Diciamo così: non incoraggiano.

In conclusione, a quale miniatura del Rossanensis ti senti più legato?
Quella di Marco mentre scrive. Per l’idea di saggezza che trasmette, per la figura femminile presente, per la dolcezza dei colori. Insomma è un capolavoro che dopo circa 1.500 anni ancora affascina.

Antonio La Banca