Cassano, rigettato ricorso al TAR. Papasso: Una grande ingiustizia



Gianni Papasso

Cassano allo Jonio – Come era assolutamente prevedibile il Consiglio di Stato ha rigettato il nostro ricorso avverso la sentenza del TAR Lazio, che confermava lo scioglimento del Consiglio Comunale.
Dopo i pronunciamenti dello stesso Organo Giudiziario riguardanti i comuni di Lamezia Terme e di Marina di Gioiosa Jonica, era difficilissimo ottenere un pronunciamento positivo.
Si trattava, quindi, di un’impresa assai difficile anche in considerazione del fatto che i comuni reintegrati a seguito di sentenze del Consiglio di Stato sono stati pochissimi.
La sentenza valorizza in maniera estrema la relazione di accesso e la conseguente relazione del Prefetto.
Anche il Consiglio di Stato si è rifugiato, quindi, nel “principio della prevenzione”.
A nulla sono valse le nostre dettagliate spiegazioni, che rappresentano assolute verità sui punti individuati dalla commissione di accesso.
Punti estremamente e volutamente gonfiati, alcuni dei quali contengono vistosi e macroscopici falsi, per rappresentare una situazione amministrativa particolare e per pervenire allo scioglimento del consiglio.
Continuiamo a ribadire, quindi, che si è trattato e si tratta di una grande e grave ingiustizia!
Oltretutto, il clima di assoluto giustizialismo che imperversa nel Paese, certamente, non ci ha aiutati nella difficile impresa.
Abbiamo presentato ricorso avverso la sentenza del Tar per spiegare le nostre ragioni e le nostre verità, per difendere la nostra azione amministrativa.
L’abbiamo fatto, soprattutto, per difendere sino in fondo Cassano e la sua cittadinanza da un eccesso di criminalizzazione.
Oltretutto, i risultati dello scioglimento sono sotto gli occhi di tutti e testimoniano la morte civica e civile della nostra amata comunità.
Lo scioglimento del consiglio ha prodotto un effetto devastante che sconteremo per moltissimi anni.
Al di là del risultato, un forte e sentito ringraziamento al prof. Franco Gaetano Scoca e agli Avvocati Vittorio Cavalcanti e Antonio Senatore per l’impegno e la professionalità profusi.
Prendo atto della sentenza, che assolutamente non condivido e che rispetterò, per il senso di dovere e di rispetto che ho sempre dimostrato nei confronti delle istituzioni democratiche.
Naturalmente, andrò avanti per la mia strada a testa alta, convinto di avere fatto, pienamente e nel rispetto delle leggi e delle norme, il mio dovere e di avere la coscienza estremamente pulita.
La battaglia contro l’ingiustizia andrà avanti, nei modi e nelle forme opportune, non solo per difendere me stesso, ma per l’affermazione del principio che una amministrazione democraticamente eletta va combattuta e sconfitta nelle urne e non con trappole, tranelli, infamie, calunnie e ingiustizie (Comunicato stampa).

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