Caputo-Rapani, botta e risposta al vetriolo

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Giuseppe Caputo

ROSSANO “Proverò a restare paziente nei riguardi di un ex alunno”, che se “avesse ascoltato colui che definisce il suo “maestrucolo” oggi parlerebbe da Primo Cittadino e non dai banchi dell’opposizione”. Non si placa la querelle tra i consiglieri comunali Ernesto Rapani e Giuseppe Caputo, con quest’ultimo che non esita a definirlo “il bullo della politica” il quale “dimostra di non aver ancora capito che tra le ragioni della sua sonora sconfitta vi è anche e soprattutto la preferenza per un linguaggio scurrile, arrogante, distruttivo e che è servito e serve soltanto ad alimentare odio sociale. Un linguaggio ed un clima che è l’esatto contrario di ciò di cui vi sarebbe bisogno oggi nel dibattito politico e sociale cittadino e territoriale in vista dell’importante e storica opportunità del referendum popolare consultivo sulla fusione con Corigliano”. Si aggiunge anche l’appellativo di “smemorato”, poiché “continua a dimenticare – va avanti Caputo – un dato oggettivo: mentre la lista del sottoscritto, costruita in appena due mesi, ha raccolto 1835 voti di preferenze, piazzandosi come la terza migliore tra quelle in competizione, la sua lista Fratelli D’Italia, più volte definita una corazzata, alla quale egli lavorava da oltre 3 anni, è riuscita ad ottenere soltanto 1899 preferenze!”.
Quanto ai contenuti ed ai metodi del fare opposizione “non sfugge a nessuno – incalza Caputo – il carattere esclusivamente strumentale e coniugato ad interessi personali con il quale Rapani interpreta il proprio ruolo di consigliere di minoranza. Cerchi se ci riesce, di attuare una politica sana e costruttiva. Il valore della mia azione di consigliere di opposizione, che motivo e difendo in ogni occasione, continuerà ad essere improntato alla ricerca ed alla tutela, caso per caso, dei soli interessi generali della Città e nel rispetto delle diverse grandi questioni che ci vedono co-protagonisti, fusione in primis, non avendo alcuna malcelata intenzione di essere complice in modo subdolo – conclude – così come accaduto con gli esecutivi Longo e Antoniotti, della caduta anticipata di un governo cittadino democraticamente scelto dagli elettori”.

(fonte: La Provincia di Cosenza)

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