Arresti a Cosenza, Nicola Acri rivela: «Qualcuno non era d’accordo ad uccidere Luca Bruni»

Nonostante non sia tra i capi d’imputazione dell’ultima inchiesta sugli arresti a Cosenza, eseguiti il 1 settembre scorso dalla Dda di Catanzaro, l’omicidio di Luca Brunirimane sempre un tema d’attualità. Questa volta ne parla un pentito eccellente: l’ex boss di Rossano Nicola Acri. (LEGGI QUI GLI ALTRI VERBALI DELL’EX BOSS DI ROSSANO)

Nicola Acri

Nicola Acri, com’è noto, è stato un alleato storico del clan degli “zingari” di Cassano Ionio. Parliamo di solidi rapporti con Francesco Abbruzzese alias “Dentuzzo”, ritenuto dai pm antimafia quale il capo della cosca “rom”, e con altri esponenti della ‘ndrangheta calabrese: leggasi Cirò Marina. Nicola Acri, in carcere dal 2010, al termine di una lunga latitanza terminata a Bologna, mentre era insieme alla sua famiglia, di recente ha vuotato il sacco, riempendo centinaia di pagine a scopo collaborativo.

Omicidio Luca Bruni, parla Nicola Acri

Nel caso del delitto di mafia, avvenuto a Castrolibero nel gennaio del 2012, Nicola Acririporta i pensieri di Carlo Lamanna, con il quale aveva trascorso un periodo di detenzione carceraria. Il collaboratore di giustizia, de relato, rivela che «posso riferire che di tale evento, l’ho appreso sempre in carcere da Carlo Lamanna. Questi si mostrava sorpreso di tale omicidio in quanto lo collegava a un contrasto personale insorto tra Luca Bruni e Maurizio Rango che, a parere dello stesso Carlo Lamanna, si sarebbe potuto risolvere con una soluzione meno grave» dichiara Acri ai magistrati di Catanzaro.

Un racconto “de relato”

«Tuttavia egli mi raccontava che questo omicidio era maturato nel gruppo degli zingari, e che nello stesso erano sicuramente coinvolti Franco Bruzzese e Daniele Lamanna. Carlo Lamanna precisava altresì la notizia, “novità”, circa l’esecuzione di questo omicidio, era stata passata anche a Francesco Patitucci quale referente criminale “italiano” in libertà. Francesco Patitucci non si oppose alla realizzazione di questo omicidio, nell’intenzione di rimanere neutrale rispetto a un conflitto che riguardava più da vicino il gruppo degli zingari e quello dei “bella bella”» aggiunge Nicola Acri.

«Patitucci poteva evitare il delitto»

«Ad ogni modo poiché in quel periodo vi era una situazione di pace e di condivisione delle attività criminali tra tutti i gruppi su Cosenza, era necessario partecipare di tale omicidio anche Francesco Patitucci quale principale referente degli “italiani”, il quale doveva conoscere quindi dei principali fatti di sangue, nonché di fatto avallare l’esecuzione di tali omicidi, potendo egli in teoria impedirne l’esecuzione ovvero chiedere spiegazioni affinché si agisse diversamente» riferisce l’ex capo di Rossano.

Nicola Acri conclude il capitolo sull’omicidio di Luca Bruni, affermando che «non ho informazioni in merito alla partecipazione di qualcuno dei “Banana” all’omicidio Luca Bruni». Per la cronaca, ricordiamo che Patitucci è stato assolto in via definitiva per l’assassinio mafioso dell’ultimo boss della famiglia Bruni “Bella bella” di Cosenza. (fonte cosenzachannel.it – Antonio Alizzi)

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