Arresti a Cosenza, c’era anche il latitante Francesco Strangio quando l’Arma arrestò Natale Ruà

Erano davvero di Natale Ruà quei 180 chili di marijuana sequestrati dai carabinieri della Compagnia di Rende in un terreno nel comune di Lattarico? Probabilmente no. A sostenerlo sono gli stessi investigatori dell’Arma che dal 2018 fino ai giorni nostri, hanno messo insieme tanti tasselli che ancora non formano un vero e proprio puzzle. Ma la linea sembra essere tracciata.

Il lavoro investigativo prima e dopo la scoperta dell’ingente coltivazione di marijuana che, a quanto pare, sarebbe dovuta arrivare nel mercato romano della droga, parte da lontano e si compone di molti passaggi che i carabinieri hanno analizzato nel corso dei mesi. Uno sforzo non di poco conto perché di mezzo c’era anche la latitanza di un narcotrafficante reggino: Francesco Strangio. Dell’irreperibilità di Francesco Strangio, e della successiva cattura, ne abbiamo parlato in altri servizi, ma in realtà c’è ancora tanto da sapere e da scrivere. Un dato investigativo pressoché certo è che l’uomo di San Luca, centro nevralgico della ‘ndrangheta, si trovava in provincia di Cosenza da tanto tempo. Ma c’è di più.

Il 16 settembre 2018 in prossimità del terreno dove era presente l’enorme piantagione di marijuana ci sarebbe stato, secondo l’Arma dei carabinieri, anche Francesco Strangioe suo nipote Giuseppe Trimboli. Entrambi sarebbero sfuggiti alla cattura già in quella fase. All’epoca, però, gli investigatori non avrebbero avuto ben chiaro cosa ci facesse quel soggetto nella zona della Media Valle del Crati, ma lo avrebbero capito in seguito quando Strangio fuggì da Santa Maria Le Grotte, altro comune cosentino in cui avrebbe passato un periodo di latitanza.

Da lì in poi infatti tutte le forze dell’ordine dal Pollino allo Stretto sapevano che Francesco Strangio si nascondeva in provincia di Cosenza e non in Germania, una delle ipotesi vagliate dalla Dda di Reggio Calabria. Era a Rose, circondato da “insospettabili” (sia uomini che donne), che lo assistevano in tutto. Addirittura qualcuno lo vedeva prendere il caffè al bar o mangiare in incognito in alcuni locali della zona. Strangio poteva agire tra Rose, Montalto Uffugo e altri comuni anche grazie all’aiuto della criminalità organizzata, leggasi gruppo Di Puppo, ma aveva instaurato rapporti anche con altri soggetti. Una storia, dunque, ancora tutta da scrivere. (fonte cosenzachannel – Antonio Clausi)

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