Antonio Toscano, il Pietro Micca coriglianese; racconto di Martino A. Rizzo



Tutti hanno studiato sui libri di storia le gesta di Pietro Micca (1677-1706), il soldato minatore nell’esercito piemontese che morì durante l’assedio di Torino. La capitale del regno sabalpino era stata assediata dai francesi e nella notte tra il 29 e il 30 agosto 1706 una squadra di granatieri era riuscita a penetrare in una galleria sotterranea con l’intento di arrivare alla Cittadella per farla saltare e indebolire così la difesa sabauda. Pietro Micca, che era di guardia, considerato che non c’era altro modo per fermare con immediatezza gli assalitori, che ormai erano sul punto di sfondare la porta e quindi di entrare in città, allontanò il compagno che era con lui e diede fuoco alla miccia dell’esplosivo che lì si trovava, provocando il crollo dell’accesso e bloccando il passaggio dei nemici. Non essendoci tempo da perdere, Micca utilizzò una miccia molto corta, con la consapevolezza che in tal modo sarebbe crollato tutto e subito, provocando anche la sua morte oltre a quella degli assalitori.

Non molto diversa è la storia di Antonio Toscano, rivoluzionario coriglianese. Era nato il 22 gennaio del 1774 da Pasquale e Geltrude Passavanti in una famiglia facoltosa e illustre. Spirito libertario, quando da Cosenza partì una squadra di volontari per difendere la sfortunata Repubblica Partenopea, Toscano si aggregò e gli venne affidato il comando dei centocinquanta legionari calabresi messi a presidio del fortino di Vigliena, alle porte di Napoli.

Atto Vannucci nel suo libro “I Martiri della Libertà Italiana” del 1872, racconta: «A poca distanza da Napoli nelle vicinanze di Portici era il piccolo forte di Vigliena a difender la costa. Ivi avvenne caso stupendo e degno di andare insieme coi fatti immortali di cui favellano le storie degli antichi popoli liberi. Era difeso da centocinquanta calabresi, preti, laici, nobili, plebei, tutti uomini amantissimi di libertà, e fermamente risoluti a morire per essa. Il prete Antonio Toscano li comandava, e per grandezza di animo era degno di presedere a gente che diceva: Noi cerchiam morte: darla o riceverla è per noi tutt’uno: solo vogliamo che la patria sia libera, e noi vendicati».

La sera del 13 giugno 1799 le truppe del Cardinale Ruffo, fedeli ai Borbone, assediarono il forte e i difensori, inferiori nel numero e pur combattendo senza risparmiarsi, non ebbero scampo. Pertanto, continua il Vannucci, «tutti si accorsero essere impossibile resistenza più lunga, tutti aborrivano di darsi in mano a uno scellerato nemico. Perciò il comandante Antonio Toscano interpretando il volere dei suoi prodi compatriotti, trascinandosi ferito com’era al magazzino della polvere vi messe fuoco invocando Dio e la libertà, e fece di sé e de’ suoi solenne vendetta. Con scoppio terribilissimo saltarono all’aria i vinti coi vincitori: più centinaia morirono oppressi dall’immensa rovina che agli abitanti della vicina città parve scoppio di tuono o di vulcano». Vannucci nel suo testo sui martiri della libertà italiana accomuna il Toscano a Luisa Sanfelice, ai fratelli Bandiera, a Pasquale Baffi, a Filippo Buonarrotti e a tanti altri nomi famosi del Risorgimento.

Giuseppe Arcangeli, poeta ottocentesco, gli dedicò un’ode: «All’armi all’armi; il porporato mostro / Ministro iniquo di più iniquo Re, / Su noi si avventa e sopra il sangue nostro / Colle masnade della Santa Fe. / All’armi all’armi: e disse e co’ suoi cento, / Toscano come folgore piombò / Sui mille regi sgherri, e in un momento / Gli respinse, gli ruppe, gli fugò. / Che pro? L’orda crudel cresce, raddoppia, / Vigliena assale: inutile è il valor. / Consiglio orrendo! arde la polve e scoppia, / Balzano in aria i vinti e i vincitor. / Salve, o Toscano, o Martiri salvete; / Un grande esempio a noi deste quaggiù, / Negli italiani cantici vivrete / Finché in terra si onori la virtù». Ma Antonio Toscano, oltre che da Vannucci e da Arcangeli, è stato ricordato anche da Carlo Botta, da Pietro Colletta e da tanti altri.

A Napoli, nel Castello del Maschio Angioino, la statua del coriglianese Antonio Toscano, eroe della Repubblica napoletana, realizzata da Francesco Jerace, accoglie simbolicamente il visitatore e precede l’esposizione delle cinquantotto sculture della collezione Jerace presenti nel maniero.

Il Museo Civico Pietro Micca di Torino realizza un importante progetto scolastico dal titolo «Il museo Pietro Micca di Torino. Sulle orme della storia. Proposta di approfondimenti storici e visite culturali». In merito, viene spontaneo porsi la domanda se nelle scuole di Corigliano-Rossano, quando si parla di Pietro Micca o della Repubblica Napoletana, ci si soffermi anche sulla storia di Antonio Toscano, questo concittadino che non può non essere vanto della Comunità.

Martino A. Rizzo

I racconti di Martino A. Rizzo. Ogni mercoledì su I&C

Martino Antonio Rizzo, rossanese, vive da una vita a

Firenze. Per passione si occupa di ricerca storica

sul Risorgimento in Calabria. Nel 2012 ha pubblicato

il romanzo Le tentazioni della

politica e nel 2016 il saggio Il Brigante Palma e i misteri

del sequestro de Rosis. Nel 2017 ha fondato il sito

anticabibliotecacoriglianorossano.it. Nel 2019 ha curato la pubblicazione

dei volumetti Passo dopo passo nella Cattedrale di Rossano,

Passo dopo passo nella Chiesa di San Nilo a Rossano,

Le miniature del Codice Purpureo di Rossano.

Da fotografo dilettante cerca di cogliere

con gli scatti le mille sfaccettature del paese natio

e le sue foto sono state pubblicate nel volume di poesie

su Rossano Se chiudo gli occhi.

 

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