Antiche tradizioni, le proprietà benefiche e propiziatorie dell’Acqua di San Giovanni



Stasera è la Notte di S. Giovanni. Fino a qualche decennio fa, era anche il giorno del solstizio. Poi l’astronomia si è evoluta e le date sono cambiate. Ma in estate, il tempo in cui il sole si ferma come se volesse celebrare il suo massimo splendore prima di riprendere il cammino discendente, dura almeno fino a S. Giovanni.

Foto di Sara M. Serafini

È il tempo di riconnettersi con l’arte delle antenate, erboriste guaritrici che raccoglievano e conservavano le piante con cui creavano i loro rimedi. Essere a stretto contatto con le erbe, ancora ora, fa la differenza fra la vita e la morte, ma allora le guaritrici erano le uniche che sapevano occuparsi della salute, soprattutto di quella dei poveri, dei contadini, delle donne; e sono state loro a tessere il filo che ha portato fino a noi la loro profonda conoscenza. Questa notte magica ci dà la possibilità di ritrovare luoghi sacri, di ascoltare vecchi racconti e nuovi ricordi; possiamo imparare a toccare le piante e capirne la struttura, il profumo, il colore. Possiamo ancora replicare i gesti della raccolta che sono il legame con il passato.

Oggi le erbe sono pronte e ovunque si raccolgono. Di mattina, perché piene di miracolose virtù, come la verbena che porta prosperità, mentre l’artemisia sacra ad Artemide, protegge dal malocchio e le altre piante aromatiche come timo, ruta e maggiorana che, come fossero incenso nostrano, verranno bruciate sui falò solstiziali. I fiori più carichi di energia solare sono quelli della calendula e dell’iperico, la miracolosa “erba di San Giovanni” che, se raccolta a mezzogiorno è capace di guarire molte malattie, mentre le radici, che vanno raccolte a mezzanotte cacciano via gli spiriti maligni.

Tutte queste erbe possono essere conservate anche come portafortuna. Appendere un fascio d’iperico sulla porta, ad esempio, serve a proteggere le case dagli spiriti malvagi, non a caso il suo nome greco hyperikon significa appunto “proteggere” o “sconfiggere un’apparizione”. Mentre porre mazzetti di erbe sotto il cuscino favorisce i sogni divinatori. Le virtù terapeutiche e magiche delle piante sono anche all’origine delle leggende che riguardano coloro che più di ogni altro conoscevano le erbe magiche: coloro che sono state chiamate streghe.
Dietro le storie dei raduni di incantatrici e di fattucchiere nella notte di mezza estate, si cela, però, il ricordo dei riti solstiziali celtici o germanici che si svolgevano attorno a un albero; o delle feste in onore di Fortuna, Dea della casualità assoluta, che nell’antica Roma era festeggiata proprio il 24 giugno: ricchi e poveri, liberi e schiavi, tutti accorrevano ai templi, banchettavano e danzavano.

La raccolta dell’erbe per la notte di San Giovanni ha però un senso sacro più vasto: l’unione del sole e della luna, i poteri dei principi maschile e femminile che si esplicano, ora, nella stessa direzione, raggiungendo un equilibrio perfetto. E fra i riti più amati c’è la preparazione dell’Acqua di S. Giovanni.

Si prendono le erbe e i fiori che ci offre questo inizio d’estate: ginestre, papaveri, fiordalisi, petali di rose canine e di rose coltivate, caprifogli, menta, iperico (non a caso chiamato anche erba di san Giovanni), sambuco, garofanetti, trifoglio, ranuncoli, lavanda, camomilla, timo, basilico, salvia, rosmarino, mentuccia, malva e foglie di noce, artemisia, finocchio selvatico, avena, simbolo d’abbondanza… Al tramonto si immergono in un bacile d’acqua e si lasciano fuori per tutta la notte in modo che la rugiada magica vi si depositi sopra.

La mattina del 24 ci si lava il viso e il corpo con questa acqua profumata, in un rito sacro e misterioso tramandato da anni. Quest’acqua ha il potere di rendere luminosa la pelle, far crescere i capelli, favorire la fecondità, curare la pelle, preservare dalle malattie, scacciare il malocchio e la malasorte.

La grande siccità di quest’anno non permetterà di avere una grande varietà di piante, ma l’acqua di S. Giovanni sarà comunque magica e propizia.

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