Altomonte. Impianto Serragiumenta. aggressione ai territori. Rigetto Tar ricorso comumi segnale negativo

fusione

Siamo di fronte ad una vera e propria aggressione alla crescita dei nostri territori. Quel progetto non potrà mai incontrare il favore delle rappresentanze istituzionali territoriali e delle comunità interessate perché è inconciliabile con la visione di sviluppo agro-alimentare storicamente ed unanimemente condivisa da quest’area del Pollino e della Valle dell’Esaro; impegni e prospettive del tutto alternative allo scenario che ora si prospetta. Continuiamo a rivendicare il diritto di scegliere il nostro futuro e ci difenderemo con ogni iniziativa possibile.

 

È quanto dichiara il Sindaco Giampietro Coppola insieme con i colleghi Pino Bosco di Firmo e Renzo Russo di Saracena, definendo un segnale negativo quello che arriva dall’ordinanza del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Calabria che ha rigettato il ricorso proposto dai tre comuni contro la Regione Calabria e nei confronti della società Bi.Ca.Mis Srl di Corigliano-Rossano, per l’annullamento previa sospensione dell’efficacia del decreto del dipartimento regionale ambiente e territorio che autorizza il progetto dell’impianto di rifiuti speciali non pericolosi in contrada Serragiumenta (nella zona PIP del Comune di Altomonte).

Nel ribadire la netta contrarietà di tutto il territorio, il Primo Cittadino coglie anche l’occasione per informare che nei prossimi giorni si terrà un nuovo incontro tra i comuni direttamente interessati per continuare a condividere tutte le ulteriori iniziative da mettere in campo per impedire l’esecuzione dei lavori.

                                                                                                           

Nel frattempo che il TAR Calabria affronterà il tema della legittimità della concessione regionale – proseguono i sindaci – a proprio rischio e pericolo la società incaricata potrà procedere con la costruzione dell’impianto. Qualora lo stesso tribunale amministrativo dovesse poi dichiarare la non legittimità dell’atto, la Bi.Ca.Mis potrà ricorrere al Consiglio di Stato o provvedere al ripristino dello status quo ante, demolendo quanto eventualmente costruito.

comunicato stampa

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