Abbracci al tempo del Coronavirus di Domenico Mazzullo

Abbracci al Tempo del Coronavirus – Questo maledetto Coronavirus, pur elargendoci, come abbiamo visto, qualcosa in cambio, in realtà ci ha tolto, progressivamente, ma anche piuttosto velocemente tanto, tantissimo, cui tenevamo ardentemente e che faceva parte integrante del nostro stile di vita, della nostra esistenza, spesso legata indissolubilmente a questi accessori assolutamente indispensabili alla nostra sopravvivenza.
Ci ha tolto in primis lo sport, sia , anzi soprattutto, come spettacolo, e in questa versione il primo posto spetta d’onore al calcio, che ci ha lasciati orfani delle giornate, anche feriali e non più solo le domeniche, in cui si era in ansiosa attesa dell’inizio delle partite e poi, rapiti come  in trance, nella attentissima visione di queste, in assoluto religioso silenzio, rotto solo dalle grida di giubilo, o viceversa di dolore, accompagnate, queste ultime, da indicibili imprecazioni a seconda dell’andamento del gioco.
Partite cui facevano seguito, inevitabilmente, accese dispute al bar davanti all’immancabile cappuccino e cornetto, con gli amici, anche essi esperti di gioco del calcio a tavolino, sugli errori dei giocatori e dell’allenatore, o le colpevoli sviste dell’arbitro.
Niente più calcio…e ora, anche i bar sono chiusi.
Ma non possiamo certo dimenticare altri sport seguitissimi dal nostro sportivissimo pubblico nazionale da sofà, come il Golf, sui verdi prati all’inglese, in rigorosa tenuta britannica, o la Corsa ad ostacoli e il seguitissimo Lancio del giavellotto, che tanti appassionati conta nel nostro Paese, o l’altrettanto amato Tiro con l’arco.
Anche i Teatri, sempre così affollati e le multisale cinematografiche sono drammaticamente chiuse, per non parlare della desolazione delle librerie, prive di clienti da tempo, con i libri in bella mostra, esposti negli scaffali, in attesa di essere ardentemente sfogliati, accarezzati, annusati per sentirne il tipico ed amato odore, da frotte di lettori ansiosi di acquistarli, per poi, in tutta fretta, rinchiudersi in casa, in splendido isolamento acustico, e assaporarli, gustarli, inebriandosi con le parole nelle loro pagine impresse.
Libri che poi , una volta letti, vengono deposti in bella forma nelle librerie domestiche, a riprova e testimonianza del livello culturale vigente in quella casa.
Per buona sorte è prevista la riapertura di queste librerie, ma non in tutte le Regioni d’Italia, per cui sono previsti spostamenti, con inevitabili ingorghi stradali, dalle Regioni meno solerti nella riapertura a quelle più osservanti.
Nella recentissima Pasqua e Pasquetta abbiamo dovuto, a malincuore rinunciare alla classica e irrinunciabile gita fuoriporta, con la famiglia intera al completo, ma ahimè con l’unica assenza giustificata della nonna anziana ricoverata e al sicuro nella casa di riposo.
Ma le privazioni più evidenti e più dolorose, più inique e più ingiuste provocate alla nostra vita dal Coronavirus, sono certamente quelle che riguardano i nostri rapporti sociali ed umani e che colpiscono duramente, alla radice i nostri valori e le nostre consuetudini civili, frutto del lavoro di secoli, nel lento cammino che l’Umanità faticosamente ha percorso.
Non possiamo più stringerci la mano, nel saluto che ci è più congeniale e caro, frutto di consuetudini risalenti al Medioevo e che simboleggiava la fiducia dell’uno nell’altro.
Altri tipi di saluto, più lontani e anche più vicini nel tempo,  risalenti originariamente alla Antica Roma, ci sono proibiti per Leggi, promulgate nell’immediato ultimo dopoguerra.
Anche i Fedeli hanno dovuto rinunciare alla stretta di mano, durante la Messa, per scambiarsi un segno di Pace. Ma ora anche le Chiese sono chiuse.
Per non parlare poi dei baci, nella duplice forma di saluto pudico, affettuoso tra parenti o amici, e di scambio di effusioni affettive, a volte prologo di altre intimità, che ci sono rigidamente e draconianamente proibiti,  in quanto fonte pericolosissima e validissima di contagio interumano, con tutte le conseguenze che questo comporta.
Ma ciò che sinceramente, in tutte queste sottrazioni provocate dal Coronavirus, mi manca maggiormente, oserei dire supremamente, se mi fosse consentito dalla grammatica, sono gli abbracci, in tutte le loro forme e materializzazioni, di tutte le specie e categorie.
Gli abbracci materni e paterni non li ho più da tempo e li rimpiango, ma gli abbracci delle persone a me care, degli Amici, nei quali sento la stretta forte dell’affetto sincero, dei ”Fratelli”, ci chiamiamo così, nei quali sono racchiusi tanti significati e valori, quelli sì mi mancano acutamente e tremendamente e devo essere sincero, è forse l’unica cosa  che dolorosissimamente e crudelmente il Coronavirus mi ha tolto e di cui sento fortissima la mancanza.
Un abbraccio forte forte a Tutti  (virtuale naturalmente).

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